Un summit sull’energia in Calabria, D’Agostino propone: «Partiamo dai Balcani e dall’Arbëria»
L’amministratore delegato di Omnia Energia invita la Regione a promuovere un confronto con Albania, Macedonia del Nord e Kosovo. Al centro cooperazione, ricerca e nuove opportunità per i borghi interni
ZUMPANO - La Calabria non perda altro tempo ad aspettare che siano altri territori a decidere il futuro energetico del Mediterraneo. Si candidi a guidarne una parte decisiva, costruisca alleanze internazionali, convochi governi, imprese e università; diventi sede permanente di confronto e cooperazione. Partendo dai Balcani, con i quali custodisce un patrimonio di relazioni storiche e culturali unico in Europa, può proporsi come piattaforma strategica per la nuova geoeconomia dell'energia. E può farlo trasformando l'Arbëria, troppo spesso confinata alla sola dimensione della conservazione identitaria, in un formidabile valore aggiunto per la diplomazia economica, la transizione energetica e il rilancio produttivo delle aree interne.
È la proposta che lancia Vincenzo D'Agostino, Amministratore Delegato di Omnia Energia Spa, alla luce delle nuove prospettive delineate dalle ricerche del Blue Economy Monitor di Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi e dallo studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche sulla geoeconomia energetica mediterranea. Le analisi – dice - convergono su una trasformazione destinata a ridisegnare gli equilibri economici internazionali: il Mediterraneo sta diventando uno spazio decisivo per reti elettriche, infrastrutture sottomarine, energie rinnovabili, sicurezza degli approvvigionamenti e cooperazione tra Paesi. Una partita nella quale il Mezzogiorno può assumere un ruolo centrale, a condizione di non limitarsi a offrire la propria posizione geografica.
La Regione – suggerisce l’AD della società leader nella produzione energetica da fonti rinnovabili - promuova un Summit mediterraneo per l'energia e la cooperazione, ospitando un primo confronto internazionale con Albania, Macedonia del Nord e Kosovo, da estendere progressivamente agli altri Paesi della regione balcanica e ai partner delle sponde mediterranee. Un appuntamento non celebrativo, ma orientato alla costruzione di relazioni istituzionali ed economiche stabili, allo scambio di competenze, alla ricerca e all'individuazione di progettualità comuni.
L'obiettivo deve essere anche quello di ribaltare il tradizionale rapporto tra aree costiere e territori interni. I borghi dell'Arbëria, dalla Sibaritide al Pollino fino alle comunità del Crotonese, possono diventare luoghi di incontro, formazione, sperimentazione e cooperazione internazionale. La transizione energetica offre opportunità che non richiedono necessariamente grandi concentrazioni industriali: efficienza del patrimonio edilizio, produzione distribuita da fonti rinnovabili, comunità energetiche, tecnologie digitali e nuovi servizi possono contribuire a rafforzare l'economia locale.
Esiste, del resto, un dato che rafforza questa ambizione. Secondo le elaborazioni sui dati Terna, nel 2024 la Calabria ha registrato una produzione elettrica destinata al consumo di oltre 13 mila GWh, a fronte di una richiesta regionale di circa 6.126 GWh. Una capacità produttiva superiore al fabbisogno territoriale che, tuttavia, non coincide automaticamente con una leadership nelle fonti rinnovabili o nella governance energetica. È proprio questo il salto da compiere: passare dalla produzione di energia alla capacità di orientare investimenti, innovazione, cooperazione e sviluppo.
Il recente approfondimento del CNR richiama la necessità di superare le nuove asimmetrie energetiche tra le sponde mediterranee attraverso infrastrutture integrate, investimenti condivisi e governance multilivello. È un'impostazione che Omnia considera particolarmente significativa anche per la Calabria. La sicurezza energetica non può dipendere soltanto dalla disponibilità delle risorse, ma dalla qualità delle relazioni tra Paesi e dalla capacità di condividere conoscenze e opportunità. In quest'ottica, la cooperazione con il mondo balcanico può rappresentare un primo laboratorio di dialogo, sostenibilità e crescita reciproca, da collegare alle più ampie strategie euro-mediterrane.