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Calabria flagellata dai cicloni. Ma per i ristori dei danni non c'è più un euro

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CORIGLIANO-ROSSANO – E se la prossima tempesta arrivasse domani? E quella successiva tra un mese? Quante volte ancora la Calabria potrebbe permettersi di contare i danni, dichiarare l'emergenza, stanziare risorse e ricominciare da capo? È questa la domanda che incombe su una regione attraversata, nei primi mesi del 2026, da una successione impressionante di perturbazioni cicloniche. Una terra che continua a difendersi dagli effetti del maltempo. Ma che deve ancora trovare il modo di sottrarsi alla perpetua rincorsa delle sue conseguenze.

Perché c'è un limite oltre il quale l'eccezionalità diventa ricorrenza. E l'emergenza, da circostanza straordinaria, si trasforma in un problema strutturale di governo del territorio.

A riaccendere i riflettori su questa contraddizione è stata la consigliera regionale Elisa Scutellà. Con un'interrogazione presentata il 27 ottobre scorso, ha chiesto alla Giunta di spiegare perché non siano state attivate le procedure di ristoro per cittadini e imprese colpiti dagli eventi meteorologici del 16-18 marzo.

Una rimostranza circostanziata. Che intercetta un disagio reale. E che trova nella risposta ufficiale della Regione un elemento destinato ad ampliare il dibattito ben oltre la vicenda dei risarcimenti.

Marzo, l'emergenza riconosciuta ma senza ristori

La risposta trasmessa il 4 novembre dalla Presidenza della Regione è inequivocabile. I decreti presidenziali 33 e 36 del 2026 hanno dichiarato lo stato di emergenza regionale. La deliberazione di Giunta 449 ha approvato il piano degli interventi di somma urgenza sostenuti dagli enti locali. Ma nessuna misura contributiva è stata prevista, nell'ambito di quella specifica procedura, per i danni direttamente subiti dal patrimonio privato e dalle attività produttive.

Scutellà aveva chiesto anche quali iniziative la Giunta intendesse assumere per sbloccare la situazione. Con quali risorse. Entro quali tempi. Ma nel documento di risposta del Dipartimento di Protezione civile non compaiono né stanziamenti dedicati né un cronoprogramma. La struttura amministrativa, al contrario, chiarisce che eventuali ulteriori interventi richiederebbero una specifica base normativa e finanziaria. Che oggi di fatto non c'è e non è stata nemmeno prevista.

Resta dunque irrisolta la questione sollevata dalla consigliera. Ma sarebbe incompleto fermare l'analisi a questo punto.

Da Harry a Nils: i ristori che la Regione ha attivato

Perché nei mesi precedenti la Calabria non è rimasta immobile. Dopo il ciclone Harry, che a gennaio aveva devastato soprattutto le coste ioniche, la Regione ha attivato una procedura per consentire alle imprese danneggiate di accedere rapidamente ai contributi. Attraverso Fincalabra è stato predisposto un meccanismo di anticipazione dei ristori fino a 20mila euro per beneficiario.

Già il 6 maggio l'amministrazione regionale annunciava oltre 1,27 milioni di euro destinati a 70 imprese. Un intervento concreto. Accompagnato da un più ampio quadro di misure nazionali per i territori colpiti. Anche dopo il ciclone Ulrike-Nils, che a febbraio ha interessato gravemente la Calabria e provocato l'esondazione del Crati nella Piana di Sibari, la Protezione civile regionale ha aperto una piattaforma per la ricognizione dei danni e le richieste di ristoro.

Sul versante agricolo sono state inoltre avviate le procedure per il riconoscimento delle calamità e l'accesso agli strumenti di sostegno previsti.

Esiste, dunque, una differenza sostanziale tra le emergenze di gennaio e febbraio e quella di marzo. Le prime sono state interessate anche da provvedimenti nazionali e da specifici percorsi finanziari. La seconda, secondo la risposta fornita ad Elisa Scutellà, è stata gestita attraverso strumenti regionali che non prevedono analoghi contributi ai privati.

Il denaro pubblico non è inesauribile

Ogni ciclone presenta un conto. Alle famiglie. Alle imprese. Ai Comuni. Alla Regione. E, quindi, allo Stato.

Un conto che non si esaurisce con il ripristino di una strada o con la riapertura di un'attività commerciale. Comprende la perdita di produzione agricola, l'interruzione dei collegamenti, il deterioramento delle infrastrutture, i costi della ricostruzione e quelli, meno immediatamente visibili, della sfiducia economica.

È comprensibile che chi subisce un danno chieda di essere aiutato. Ma è altrettanto necessario riconoscere che le risorse pubbliche non sono infinite. Nessun bilancio può sostenere indefinitamente una sequenza di risarcimenti, ripristini e interventi straordinari senza interrogarsi sulle cause che rendono il territorio così vulnerabile.

E proprio in questo particolare segmento, che molto sfugge, tra la realtà e il populismo, che si colloca il problema autentico. Non nella contrapposizione fra chi invoca ristori e chi deve reperire i finanziamenti. Ma nella necessità di ridurre, prima di tutto, l'entità dei danni futuri. Se ogni perturbazione eccezionale impone di ricostruire quanto distrutto da quella precedente, il sistema rischia di consumare nella riparazione le risorse necessarie alla prevenzione.

E non esiste finanza pubblica capace di compensare all'infinito l'assenza di una difesa territoriale adeguata.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.