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Torna la paura della pioggia: in Calabria il dissesto pesa più della media, i fondi vanno soprattutto all’irrigazione

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CORIGLIANO-ROSSANO - L'inverno scorso ciloni e temporali hanno attraversato drammaticamente l'intero territorio calabrese mettendo in ginocchio la Piana di Sibari e molti paesi dell'entroterra. La tempesta aveva colpito la Calabria nordorientale, dalla Sila Greca alla bassa Piana di Sibari, mostrando quanto rapidamente una pioggia intensa possa rendere difficili anche gli spostamenti più urgenti.

Quel precedente torna alla memoria mentre Adam si sposta verso l’Italia. Secondo le previsioni riportate da Geopop, il sistema perturbato che ha provocato le alluvioni in Spagna attraversa la Penisola tra il 20 e il 21 ottobre, coinvolgendo anche la Calabria. In alcune località spagnole sono stati superati i 700 millimetri di pioggia in circa 48 ore: accumuli che descrivono quanto accaduto lì, non quanto sia atteso sul territorio calabrese.

Per chi ha già visto una strada scomparire sotto l’acqua, però, ogni nuovo peggioramento porta con sé una domanda concreta: i fondi stanziati e le opere realizzate nel frattempo saranno sufficienti?

Una parte della risposta va cercata nei dati pubblicati da Openpolis. La Calabria presenta una quota di popolazione residente nelle aree a pericolosità idraulica elevata superiore a quella dell’Emilia-Romagna: 12,76% contro 9,68%. Anche per le frane, considerando le classi di pericolosità elevata e molto elevata, l’incidenza è maggiore: 2,78% contro 1,86%. In proporzione, dunque, la fragilità calabrese coinvolge una parte più ampia dei residenti. In valore assoluto, invece, le persone esposte sono di più in Emilia-Romagna, che ha una popolazione molto maggiore.

Il dato sulla popolazione esposta a pericolosità idraulica elevata (P3) è frutto di un’elaborazione Openpolis sui dati regionali riportati dalla Corte dei conti. La cifra di 3,7 milioni è la somma degli abitanti in aree a pericolosità elevata o molto elevata da frana (1,28 milioni) e di quelli in aree a pericolosità idraulica elevata (2,43 milioni). Poiché alcuni territori sono esposti a entrambi i fenomeni, le stesse persone possono essere conteggiate due volte. Il dato va quindi inteso come un tetto massimo e non come il numero esatto di persone a rischio. Il valore relativo al rischio idraulico potrebbe inoltre essere sottostimato: per alcune regioni, come il Trentino-Alto Adige, la quota di popolazione in classe P3 risulta pari a zero, verosimilmente per l’indisponibilità del dato.

Sul versante dei finanziamenti, il primo confronto sembra inequivocabile. Nel pacchetto di interventi Pnrr esaminato da Openpolis, alla Calabria sono destinati 239,36 milioni di euro, all’Emilia-Romagna 692,36 milioni. Una differenza di circa 453 milioni. Ma fermarsi a queste due cifre significherebbe lasciare fuori una parte essenziale della storia.

Ci sono 48 progetti per cui non è possibile la territorializzazione all’interno di una singola regione. Queste opere sono state aggregate alla voce “Progetti nazionali e interregionali”. L’importo totale è di circa 124 milioni di euro, pari a meno del 3% degli investimenti complessivi.

Dei fondi calabresi, 181,19 milioni riguardano l’agrosistema irriguo: oltre tre quarti del totale. Alla voce “Rischio idrogeologico – Altri interventi” risultano invece 58,17 milioni. Nel grafico regionale non sono rappresentati importi per ricostruzione e infrastrutture idriche primarie. Questo vale per il perimetro analizzato, non significa che la Calabria sia priva di finanziamenti su queste voci attraverso altri programmi.

Il pacchetto emiliano-romagnolo ha una composizione diversa: 180,30 milioni per la ricostruzione, 100,45 milioni per gli altri interventi contro il rischio idrogeologico, 250,68 milioni per le infrastrutture idriche primarie e 160,93 milioni per l’irrigazione. La Calabria, proprio sull’irrigazione, riceve più dell’Emilia-Romagna.

Anche rapportare gli stanziamenti alla popolazione cambia la lettura. Utilizzando i residenti indicati nei grafici Openpolis, il totale equivale a circa 129 euro per abitante in Calabria e 156 in Emilia-Romagna. Escludendo la sola ricostruzione, il valore emiliano scende a circa 116 euro, sotto quello calabrese. È un’elaborazione che non misura da sola l’adeguatezza degli investimenti, ma impedisce di trasformare il divario fra i totali in una prova automatica di penalizzazione.

La domanda da rivolgere alle amministrazioni diventa allora più precisa: quanto dei finanziamenti disponibili risponde ai bisogni dei quartieri che si allagano, dei versanti instabili, delle strade che rischiano di interrompersi? L’efficienza dell’irrigazione ha un valore per l’agricoltura e per la gestione dell’acqua. La protezione delle abitazioni e dei collegamenti richiede però opere e risultati riconoscibili, territorio per territorio.

Quanto ai cantieri, la Calabria presenta un avanzamento superiore alla media nazionale: al 13 giugno 2026 risultava concluso il 73,4% dei suoi 233 progetti, mentre l’Emilia-Romagna restava sotto il 50%. Il dato conta gli interventi, senza misurarne il peso economico o il numero di persone messe al sicuro. E resta una fotografia di giugno, non un aggiornamento a oggi.

Nella Calabria nordorientale, il ricordo del 2025 offre un criterio molto concreto per valutare ciò che è stato fatto. A Piragineti cedette un costone lungo la provinciale del Patire; la nuova statale 106 si allagò all’altezza di Villaggio Fassa. Sono luoghi sui quali verificare gli interventi, chiedere tempi, conoscere le criticità ancora aperte.

Chi abita quei territori deve poter sapere se la strada per andare al lavoro resterà percorribile e se un’ambulanza riuscirà ad arrivare. Prima che ricominci a piovere.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.