Cibi ultraformulati, Coldiretti incalza l’Ue: «La salute viene prima». L’allarme dalla Calabria
Secondo i dati nella regione il 46% degli adulti è in eccesso ponderale e il problema riguarda oltre un bambino su tre. Al Forum di Roma annunciata la valutazione di un’azione collettiva e chieste restrizioni nelle mense scolastiche
CATANZARO - La qualità del cibo servito ai bambini, il reddito degli agricoltori e il costo della prevenzione si incontrano nella battaglia di Coldiretti contro i prodotti ultraformulati. Una questione che interroga anche la Calabria: secondo i dati richiamati dall’organizzazione, il 46% degli adulti è in eccesso ponderale e tra i bambini il problema riguarda oltre uno su tre. Numeri che descrivono una fragilità, senza consentire di attribuirla da soli al consumo di una specifica categoria di alimenti.
Il tema è al centro del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato a Palazzo Rospigliosi, a Roma, da Coldiretti con la collaborazione di The European House – Ambrosetti. Partecipano ai lavori i presidenti Aceto e Parisi e il direttore Cosentini.
In apertura, il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha annunciato che l’organizzazione sta verificando condizioni e tempi per una class action, prospettando anche l’obiettivo di portare la questione davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Un’iniziativa ancora allo studio, con la quale Coldiretti intende contestare le politiche europee che ritiene insufficienti a limitare la diffusione di questi prodotti.
La richiesta politica è mettere la tutela della salute, soprattutto dei più piccoli, davanti agli interessi economici dell’industria alimentare.
«Siamo impegnati a garantire il giusto reddito agli agricoltori che producono quel cibo sano che garantisce il benessere di tutti a partire dalle giovani generazioni», afferma Aceto, presidente di Coldiretti Calabria. «L’Unione non può continuare a sottovalutare i rischi per la salute legati al consumo di cibi ultraformulati, soprattutto quando a pagarne le conseguenze sono i bambini».
Sul piano scientifico, una revisione pubblicata sul British Medical Journal nel 2024 ha individuato associazioni tra un maggiore consumo di alimenti ultra-processati e 32 esiti sfavorevoli per la salute. Il lavoro raccoglie evidenze provenienti da studi osservazionali: le associazioni rilevate non equivalgono, da sole, alla dimostrazione di un rapporto diretto di causa ed effetto, e la solidità delle prove varia tra i diversi esiti.
Coldiretti richiama anche il peso economico delle abitudini alimentari scorrette. Secondo una stima della Fondazione Aletheia citata nella nota, le cure per le malattie croniche legate a questi comportamenti costerebbero al sistema sanitario italiano circa 13 miliardi di euro l’anno. Un dato riferito al quadro complessivo degli stili alimentari, non al solo consumo di ultraformulati.
Il terreno sul quale l’organizzazione chiede interventi immediati è quello della ristorazione collettiva. Coldiretti sollecita un divieto europeo di somministrazione di questi prodotti nelle mense scolastiche e nei luoghi pubblici di cura e assistenza. Come esempio richiama la scelta del Comune di Roma, che, secondo quanto riferito dall’associazione, li ha esclusi dal bando per la ristorazione scolastica, valorizzando stagionalità, prodotti del territorio e filiere agricole.
L’organizzazione contesta invece l’assenza di un analogo divieto nelle regole europee sugli appalti pubblici e lega la propria iniziativa alla difesa delle produzioni agricole.
In questa direzione si inserisce “Campagna Amica per la Salute”, promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia. Il progetto punta a rafforzare il rapporto tra medici e agricoltori, anche attraverso la presenza di mercati contadini negli ospedali.
A sostegno della richiesta di intervento viene infine richiamato il rapporto Coldiretti/Censis realizzato per il Forum: secondo l’indagine, il 79% degli italiani vorrebbe un’azione dell’Unione europea per ridurre il consumo di questi alimenti.
Per la Calabria, il confronto riguarda da vicino le scelte delle mense, l’accessibilità a un’alimentazione di qualità e il rapporto con le produzioni locali. È su questi passaggi concreti che la tutela della salute può diventare una responsabilità condivisa, dalla filiera agricola alla tavola dei più piccoli.