Compagna, il nodo del pronto soccorso: verso l’accorpamento a Rossano prima del trasloco a Insiti?
Oncologia potrebbe partire entro novembre, poi l’area medica. Si affaccia l’ipotesi di concentrare temporaneamente le urgenze al Giannettasio. E sul futuro dei due vecchi ospedali serve decidere adesso
CORIGLIANO-ROSSANO – Il primo passaggio più delicato potrebbe essere quello del pronto soccorso del Compagna: chiudere l’attuale servizio a Corigliano e concentrarlo temporaneamente al Giannettasio, mentre i reparti cominceranno a prendere posto nel nuovo ospedale della Sibaritide. È un’ipotesi che affiora nella fase di preparazione dei trasferimenti, non una decisione formalizzata. Ma riguarda uno degli snodi più sensibili dell’intera operazione: dove e come saranno garantite le urgenze durante il passaggio dai due presidi cittadini alla struttura di Insiti.
Il possibile accorpamento accompagnerebbe il trasferimento dell’area medica dal Compagna. Il pronto soccorso del Giannettasio resterebbe invece operativo fino alla fase conclusiva della migrazione, per poi raggiungere il nuovo ospedale insieme alle attività più complesse. Una transizione nella quale ogni passaggio dovrà trovare corrispondenza nell’effettiva capacità di accoglienza del presidio che rimane aperto.
La prospettiva generale l’ha indicata Roberto Occhiuto il 6 ottobre, all’avvio dei primi 22 ambulatori a Insiti: «Oggi trasferiamo i laboratori, subito dopo l’intero blocco di Medicina e dentro primavera, spero già marzo, avremo qui tutto l’ospedale al completo con tutti gli altri reparti, il pronto soccorso e le sale operatorie». L’orizzonte annunciato è dunque la primavera 2027, con l’auspicio di completare l’operazione già a marzo.
LEGGI ANCHE – Insiti apre la prima ala, Occhiuto: «Tutto l’ospedale entro primavera, spero già a marzo»
Oncologia, poi Medicina: la mappa dei trasferimenti
Dopo gli ambulatori, il primo reparto a trasferirsi potrebbe essere Oncologia, forse già entro la fine di novembre. È l’indicazione raccolta in questa fase, ancora da accompagnare con una data ufficiale e con il dettaglio operativo del passaggio.
A seguire toccherebbe all’intera area medica: Medicina generale, Psichiatria, Neurologia, Oncologia e Nefrologia. Il progressivo trasferimento delle attività mediche aprirebbe così la prima vera fase di "svuotamento" del Compagna.
Solo successivamente si sposterebbe il blocco chirurgico, con le sale operatorie e il pronto soccorso del Giannettasio. La sequenza delineata è questa; il calendario puntuale dei singoli reparti resta, invece, il documento decisivo da rendere pubblico. Perché tra l’annuncio di una scadenza generale e il trasferimento di un paziente c'è tutta un'organizzazione - colossale, aggiungiamo - di cui al momento non esiste un cronoprogramma ufficiale, pubblico.
Due ospedali da trasferire, due edifici ai quali dare un futuro
Poi c’è l’altra mappa, quella che rischia di rimanere fuori dal racconto dell’ospedale nuovo: gli spazi che si libereranno nei due stabilimenti attuali. Il Compagna nel centro storico di Corigliano e il Giannettasio nel centro urbano di Rossano scalo sono due grandi strutture pubbliche attorno alle quali, per decenni, si sono organizzati servizi, spostamenti e attività. Il trasferimento dei reparti cambierà anche questi equilibri. Aspettare l’ultima ambulanza diretta a Insiti per cominciare a ragionare sulla loro destinazione significherebbe arrivare tardissimo con il rischio di svuotare in modo irreversibile due zone strategiche della città.
Non è un interrogativo nuovo. L’Eco dello Jonio lo aveva posto già nel dicembre 2023 ad Antonello Graziano, allora alla guida dell’Asp di Cosenza. La risposta conteneva una prospettiva e, insieme, un limite preciso: «Non esiste un vero e proprio progetto definitivo». Graziano assicurava però che i due edifici non sarebbero stati abbandonati e che avrebbero rappresentato «una risorsa importante sia in termini di spazi che di servizi sanitari erogati».
LEGGI ANCHE – Sanità, cosa ne sarà del "Giannettasio" e del "Compagna" dopo l’apertura dell’ospedale della Sibaritide?
L’orizzonte indicato era quello della post-acuzie, della lungodegenza e del rafforzamento della medicina territoriale, con spazi riconoscibili per le attività consultoriali, prestazioni ambulatoriali e diagnostica avanzata. «Ciò che intendiamo fare – spiegava Graziano – è creare delle strutture capaci di accogliere tutto ciò che non è acuto e quindi la post-acuzie e la lungodegenza». Erano indirizzi di lavoro, non destinazioni già approvate per ciascun immobile.
Anche Occhiuto, nell’aprile 2024, aveva escluso che la costruzione dei nuovi ospedali dovesse tradursi automaticamente nella cancellazione di quelli vicini: «Non si può pensare di sopprimere ospedali. Piuttosto si cambiano!». Tra le possibilità prospettate figurava la riconversione in strutture monospecialistiche, presentata allora come un’idea che bisognava approfondire. Ora siamo arrivati al dunque. Ci sono stati i relativi passaggi per "approfondire" i destini dei due presidi?
LEGGI ANCHE – Lo sguardo in avanti di Occhiuto: il nuovo ospedale di Insiti non chiuderà i due di Corigliano-Rossano
Oggi quella discussione deve diventare programmazione: quali servizi resteranno, quali potranno essere insediati, con quali risorse e con quanto personale. E soprattutto quando.
Insiti ha una scadenza annunciata per accogliere tutti i reparti. Anche Compagna e Giannettasio hanno bisogno di una scadenza per conoscere il proprio futuro. La nuova geografia sanitaria della Sibaritide e di Corigliano-Rossano (che insieme fa un terzo degli abitanti dell'intero territorio) si costruisce tenendo insieme entrambe le operazioni: trasferire le cure nel nuovo ospedale e impedire che, nei due centri urbani, rimangano soltanto edifici svuotati e promesse di riconversione.