«Non vogliamo elemosine»: dai presìdi degli agricoltori un documento di accusa e cinque richieste
Reddito, gasolio, lavoro, importazioni e regole della filiera: dopo venti giorni di protesta i manifestanti chiedono risposte al Governo e alla Regione. A Gallo: «Venga ad ascoltarci»
CORIGLIANO-ROSSANO – «Siamo stanchi delle briciole e delle elemosine». Dopo venti giorni di protesta, dai presìdi degli agricoltori calabresi arriva una piattaforma di rivendicazioni che va oltre il prezzo del gasolio. Al centro ci sono il reddito di chi produce, il peso della filiera, i costi del lavoro e la concorrenza delle importazioni. Ma soprattutto una richiesta di confronto diretto: l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo venga nei presìdi ad ascoltare chi sta manifestando.
Il documento, datato 17 ottobre al bivio di contrada Scorciasanti, tra Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, raccoglie le richieste formulate dagli agricoltori e, secondo quanto riportato nel testo, sottoscritte dai responsabili dei presìdi. Il tono è quello di una categoria che denuncia di essere arrivata al limite: «Siamo scesi in strada, abbandonando i lavori nelle nostre aziende poiché non riusciamo più a sostenere economicamente questo disastro».
«Innanzitutto chiediamo dignità, riconoscimento e tutela dei nostri prodotti e dei nostri diritti», scrivono i manifestanti. E avvertono: «Se qualcuno pensa che noi agricoltori, quelli veri che realmente producono, possiamo essere trattati come pezze da piedi e non meritiamo l’attenzione o un confronto con le istituzioni competenti, si sbaglia».
Il Reddito: «Il costo di produzione va riconosciuto per legge»
La prima richiesta riguarda il rapporto tra quanto costa coltivare e quanto viene riconosciuto al momento della vendita. Gli agricoltori chiedono una legge dello Stato che garantisca il riconoscimento e la tutela del costo di produzione.
«Il costo di produzione deve necessariamente essere riconosciuto, con legge dello Stato, all’agricoltore, poiché è il primo e fondamentale anello della filiera, che si assume il rischio imprenditoriale».
Il documento denuncia offerte di acquisto molto inferiori alle spese sostenute dalle aziende. Una condizione nella quale la deperibilità dei prodotti e l’urgenza di venderli, sostengono i promotori, indeboliscono ulteriormente la posizione contrattuale del produttore.
La critica investe anche le Organizzazioni di produttori, alle quali il testo attribuisce una gestione dei fondi comunitari che, secondo i manifestanti, non restituisce benefici adeguati agli agricoltori. Sono contestazioni avanzate dai sottoscrittori, che chiedono interventi capaci di impedire l’espulsione dal mercato delle piccole e medie aziende.
Gasolio e lavoro: «Non riusciamo più a sostenere i costi»
Il carburante resta uno dei nodi centrali della mobilitazione. «L’aumento del gasolio in generale e quello agricolo in particolare incide direttamente sui costi di produzione, aggravando una situazione già insostenibile per tante aziende».
La richiesta rivolta alla Regione Calabria e al Governo è di intervenire con urgenza per contenere le spese e tutelare la competitività delle produzioni. Il rischio denunciato è «quello di essere definitivamente tagliati fuori dal mercato, rendendo sempre più difficile continuare a coltivare la terra e garantire un futuro alle nostre imprese agricole».
Accanto al gasolio, il documento mette sul tavolo la detassazione totale della manodopera agricola e l’azzeramento dell’Iva sui prodotti agricoli, compresa la liquirizia.
La richiesta politica: Fermare l'invio di armi e destinare risorse alle imprese
La piattaforma contiene anche una presa di posizione sulla guerra tra Russia e Ucraina. I manifestanti chiedono al Governo di interrompere l’invio di armi e di destinare quelle risorse alle imprese agricole e ittiche in difficoltà.
Una rivendicazione che i promotori collegano alla propria lettura della crisi economica e alle priorità della spesa pubblica: «Chiediamo a gran voce che tutti i fondi destinati all’invio delle armi devono essere destinati alle tante imprese agricole e ittiche che non riescono più ad andare avanti e sono sull’orlo del disastro e del fallimento».
Importazioni e pratiche sleali: «Le stesse regole per tutti»
Un altro capitolo riguarda gli accordi commerciali con i Paesi extra Ue. Nel documento vengono richiamati il Mercosur e le importazioni di grano dal Canada: gli agricoltori contestano l’ingresso di produzioni ottenute, sostengono, attraverso metodologie e protocolli diversi da quelli richiesti alle aziende europee.
Alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedono di portare questa posizione nelle sedi europee e di opporsi agli accordi ritenuti dannosi per l’agricoltura nazionale.
Sul fronte interno domandano inoltre una revisione della normativa sulle pratiche commerciali sleali, eliminando quelle che considerano deroghe e scappatoie rispetto alla direttiva europea. «A nulla serve il richiamo delle pratiche commerciali sleali, perché nulla è cambiato», sostengono.
L'appello a Gallo e lo strappo con le Associazioni di Categoria
Il passaggio finale torna alla distanza dalle istituzioni e dagli organismi di rappresentanza. I promotori chiedono a Gallo «di venire a raccogliere direttamente dalle nostre voci le motivazioni di questa ennesima e disperata ribellione degli agricoltori calabresi».
«Non ci sentiamo più assolutamente rappresentati dalle associazioni rappresentative del settore», affermano, accusandole di averli abbandonati. Nel documento trova spazio anche la denuncia di un’attenzione nazionale giudicata insufficiente da parte dell’informazione.
La richiesta conclusiva è rivolta a tutti i livelli istituzionali: «Attendiamo riscontri e risposte sulle nostre richieste e soprattutto ci aspettiamo che le istituzioni a vario livello dimostrino rispetto e il giusto riconoscimento della dignità che spetta a tutti noi agricoltori».
Dai presìdi arriva dunque una piattaforma sulla quale misurare il confronto. Il gasolio ha portato la protesta sulle strade. Il documento chiede di affrontare anche tutto ciò che rende sempre più difficile tornare a lavorare nei campi.