Corigliano-Rossano, il piccolo commercio soffoca. Natozza: «Il Comune apra un tavolo»
L’Associazione Commercianti del territorio ha protocollato una richiesta al sindaco: confronto urgente su costi, consumi e rilancio dei centri storici. Tra le proposte, sostegno agli affitti, parcheggi e incentivi alle nuove aperture
CORIGLIANO-ROSSANO - Una serranda abbassata lascia un vuoto che va oltre la vetrina: porta via lavoro, un servizio di vicinato, un motivo per attraversare una strada e fermarsi in un quartiere. È su questa dimensione economica e sociale della crisi che l’Associazione Commercianti del territorio di Corigliano richiama l’amministrazione comunale: servono un confronto urgente e misure capaci di dare respiro alle attività.
Con una nota firmata dal presidente Vincenzo Natozza, diffusa il 20 ottobre, l’associazione rende nota di aver protocollato il 19 ottobre 2026 una richiesta al sindaco di Corigliano-Rossano per convocare in tempi brevi un tavolo istituzionale sul commercio. L’obiettivo è riunire istituzioni, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria per individuare interventi concretamente attuabili.
La richiesta si inserisce nel clima di mobilitazione richiamato dall’associazione, che esprime sostegno alle proteste di questi giorni e le legge come il segnale di una difficoltà economica e sociale ormai prolungata. Per Natozza, alle rivendicazioni devono seguire rapidamente provvedimenti che possano allentare la pressione su cittadini e imprese.
Il documento parte da un quadro nazionale di desertificazione commerciale. Richiama circa 140mila attività scomparse tra il 2019 e il 2025, tra cui 111mila negozi e 24mila bar, e un rapporto nel 2026 di quasi tre chiusure per ogni nuova apertura. Cita inoltre oltre mille centri senza un negozio alimentare. Sono cifre riportate dall’associazione, senza l’indicazione puntuale delle fonti nella nota, e riferite all’Italia: non costituiscono un censimento delle chiusure a Corigliano-Rossano.
La preoccupazione locale riguarda soprattutto la tenuta delle piccole attività, strette, secondo l’analisi dei commercianti, tra consumi deboli, affitti elevati, concorrenza delle piattaforme online e difficoltà di accesso al credito. Una pressione che, sostiene l’associazione, spinge alcuni operatori a ricorrere ai risparmi personali o ai fidi bancari per continuare a lavorare.
Natozza rivendica di aver segnalato questi problemi già negli anni scorsi, attraverso documenti indirizzati all’esecutivo comunale e interventi pubblici. «Queste sono solo alcune idee che l’Associazione ha messo in campo da tempo, ma non trova, purtroppo, ascolto», si legge nella nota. Una contestazione rivolta all’amministrazione, alla quale viene ora chiesto di aprire una sede stabile di confronto.
Il punto più territoriale della proposta riguarda i due centri storici cittadini. L’associazione chiede di valorizzare le attività ancora presenti come centri commerciali all’aperto, accompagnando questa impostazione con cura dell’arredo urbano, eventi e parcheggi che rendano più agevole l’accesso dei visitatori.
Accanto agli interventi sugli spazi pubblici, propone di valutare incentivi fiscali che favoriscano una riduzione dei canoni di locazione degli immobili nei centri storici. Il tema degli affitti viene indicato come una delle leve su cui lavorare per sostenere chi è già presente e rendere più accessibile l’apertura di nuove attività.
Il documento individua poi tre direzioni generali: rigenerazione urbana, semplificazione amministrativa e ricambio generazionale. Dentro questo schema trovano posto il recupero dei locali vuoti, il sostegno alle nuove aperture, procedure autorizzative più snelle e opportunità di formazione e occupazione per giovani e donne.
Per tradurre le proposte in interventi, l’associazione sollecita un’alleanza tra Comune, Regione, Provincia, parlamentari e rappresentanze del settore. Il tavolo richiesto dovrebbe servire anche a distinguere ciò che può essere affrontato direttamente dall’ente locale dalle misure che richiedono altri livelli istituzionali.
La posta in gioco, nella lettura di Natozza, è la vitalità stessa dei luoghi. Alla perdita di attività l’associazione collega l’impoverimento delle relazioni, la riduzione dei servizi essenziali e una preoccupazione per la sicurezza: una valutazione espressa nella nota, che non presenta dati specifici sull’andamento dei reati.
La richiesta formale è adesso sul tavolo del Comune. Il passaggio atteso è una convocazione che permetta di discutere priorità, risorse e tempi. Perché nei centri storici ogni negozio che resiste tiene aperta anche una possibilità di futuro per la strada che lo ospita.