Il fresco è finito: quinto giorno di fermo dei Tir, la crisi arriva sulla tavola della Sibaritide
Frutta e verdura quasi esaurite, difficoltà per la carne e scorte ridotte in diversi supermercati. Oggi il confronto con Salvini a Milano. Riprendono i rifornimenti di carburante, agricoltori ancora nei presìdi
CORIGLIANO-ROSSANO – Il banco più vuoto è quello della frutta e della verdura. È proprio lì che il quinto giorno di fermo degli autotrasportatori diventa immediatamente visibile: le scorte sono praticamente azzerate e le consegne mancate non si possono più compensare attingendo al magazzino. Nei supermercati della Sibaritide, soprattutto nei centri maggiori e a Corigliano-Rossano, la crisi della distribuzione è ormai entrata nella spesa quotidiana.
La ricognizione sul territorio restituisce situazioni diverse, ma un problema comune. In alcuni punti vendita con minori riserve sono rimasti sugli scaffali quasi soltanto prodotti a lunga conservazione. Altrove l’offerta tiene ancora, pur mostrando vuoti sempre più evidenti. Qualche difficoltà riguarda anche il rifornimento della carne, soprattutto nelle grandi catene che dipendono dai circuiti centralizzati della distribuzione.
Il fresco è il settore che sta pagando prima e più duramente l’interruzione dei trasporti. Ha bisogno di ricambi frequenti, non può essere accumulato indefinitamente e, una volta terminate le disponibilità, lascia banchi che nessuna riorganizzazione interna riesce a riempire.
Non tutti i supermercati sono nelle stesse condizioni e non manca indistintamente ogni genere alimentare. Ma per le attività che hanno consumato le ultime scorte, il margine per assorbire il fermo si è esaurito.
La mobilitazione degli autotrasportatori del Sud arriva oggi, martedì 20 ottobre, alla quinta giornata. In Calabria il fermo proclamato da Fedralog è previsto fino alla mezzanotte, mentre l’esito del confronto con il Governo orienterà le successive decisioni degli organizzatori.
Una protesta pacifica, civile, non violenta, ma durissima negli effetti. I camion fermi interrompono il passaggio delle merci, anche quando le strade restano percorribili. Il disagio, così, si trasferisce dai luoghi dei presìdi ai magazzini, dai magazzini ai negozi e infine alle famiglie.
Alla base della mobilitazione ci sono il caro gasolio e l’aumento dei costi di gestione: manutenzione, assicurazioni, personale e spese necessarie a tenere i mezzi in viaggio. Gli operatori denunciano margini sempre più ridotti e chiedono interventi che rendano sostenibile il lavoro, insieme alla disponibilità effettiva degli aiuti annunciati.
La richiesta è di poter tornare a trasportare senza lavorare in perdita. Intanto, però, il fermo presenta il conto anche alle altre attività della filiera: chi aspetta un carico, chi deve vendere prodotti freschi, chi vede ridursi la possibilità di scelta davanti a uno scaffale.
Oggi a Milano il confronto con Salvini
L’orizzonte politico della protesta è la giornata di oggi. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà in Prefettura a Milano le rappresentanze dell’autotrasporto: stamani il confronto con le associazioni nazionali e i sindacati, nel pomeriggio quello con i gruppi e i comitati protagonisti delle mobilitazioni territoriali. Per la delegazione calabrese di Fedralog la convocazione comunicata è alle 15. Il coordinatore regionale Mario Pansini ha legato le decisioni sui presìdi al risultato della riunione: «In base all’esito dell’incontro valuteremo sulla conclusione delle manifestazioni».
Il Governo ha indicato tra i temi del confronto lo sblocco di risorse già finanziate ma rallentate dalla burocrazia e il reperimento di ulteriori fondi contro il caro gasolio. Annunci che le imprese attendono di vedere tradotti in disponibilità concrete.
Il carburante torna, il fresco aspetta
Sul territorio arriva intanto un segnale diverso dai distributori. Da ieri sono riprese regolarmente le forniture di benzina e gasolio e la situazione sta progressivamente tornando alla normalità.
Dopo le difficoltà provocate prima dai blocchi agli accessi della raffineria Eni di Taranto, durante la vertenza dei lavoratori dell’ex Ilva, e poi dalle interruzioni della distribuzione, le consegne stanno ricostituendo le scorte degli impianti locali.
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La ripresa del carburante non coincide, però, con quella dell’intera catena degli approvvigionamenti. Le autocisterne tornano a rifornire le pompe; per i banchi alimentari restano da recuperare carichi e consegne saltati. È questa la differenza che oggi si avverte tra una stazione di servizio che riprende a lavorare e un supermercato ancora in attesa del fresco.
Gli agricoltori restano sulle strade
Nel frattempo prosegue a oltranza il presidio degli agricoltori lungo le strade della Calabria del nord-est. Una mobilitazione che ha superato le singole giornate di protesta e che tiene insieme il costo del carburante, la remunerazione delle produzioni e la richiesta di un confronto diretto con le istituzioni.
Nei presìdi si continua ad aspettare una risposta sulla possibilità stessa di mandare avanti le aziende. Nei negozi si aspettano le merci. Oggi quelle attese guardano anche a Milano: dal tavolo con il ministro dipenderanno le prossime mosse degli autotrasportatori. Per riempire di nuovo i banchi, servirà poi che i camion tornino a viaggiare.