Nuovo ospedale, 30 giorni all’alba: da metà ottobre potrebbero partire i primi trasferimenti
Le indiscrezioni che filtrano dalla Regione indicano gli ambulatori come primo step e la completa migrazione entro primavera 2027. Ma non esiste ancora un cronoprogramma ufficiale. Intanto a Insiti restano aperti i nodi strada, acqua e sottoservizi
CORIGLIANO-ROSSANO – Siamo entrati negli ultimi 30 giorni del countdown che L’Eco dello Jonio accese nel maggio 2024 sul nuovo Ospedale della Sibaritide. E proprio mentre il timer si avvicina allo zero, da Catanzaro cominciano a filtrare le prime date sull’operazione più complicata di tutte: trasferire dentro Insiti gli ospedali Giannettasio e Compagna. Ovviamente nessuno parla per le vie ufficiali. E questo, certamente, non è un buon segnale.
Però, secondo quanto raccogliamo da quella che, senza troppi formalismi, possiamo chiamare “Radio Cittadella”, che è la gloriosa macchina della propaganda regionale, da metà ottobre potrebbero iniziare i primi trasferimenti. Si partirebbe dagli ambulatori, per poi procedere gradualmente con i reparti e arrivare, entro la primavera del 2027, alla migrazione delle attività più complesse: sale operatorie, dialisi e servizi ad alta intensità assistenziale.
Ma, come dicevamo, non c’è, al momento, alcuna comunicazione ufficiale della Regione o dell’Asp che certifichi queste date. Non esiste ancora un cronoprogramma sanitario pubblico sul quale mettere un altro timer. Sono intenzioni e indicazioni che filtrano dalla macchina regionale. Il resto dovrà essere verificato nei fatti.
Eppure il trasferimento non nasce oggi. Già a fine giugno L’Eco aveva raccontato del sopralluogo tecnico con Asp, Regione e concessionario proprio per iniziare a programmare la migrazione dei reparti dagli attuali due presidi.
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Ma se sul fronte sanitario la prudenza rimane la parola d'ordine (anche tra i più ottimisti), sull'altro fronte, quello del cantiere, invece, il quadro sembrerebbe molto più definito.
La grande struttura di Insiti è ormai in dirittura d’arrivo. A quanto ci risulta, la parte principale dell’ospedale è sostanzialmente vicina al completamento, mentre il Corpo C, destinato ai servizi commerciali, appare leggermente più indietro rispetto al resto del complesso.
È il punto di arrivo di quella corsa ripartita l’8 aprile 2024, quando il cantiere riaprì dopo la lunga sospensione legata alla variante tecnico-sanitaria. Fu allora che venne scandito il cronoprogramma dei 911 giorni verso ottobre 2026.
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Da allora abbiamo seguito il cantiere praticamente metro dopo metro: da febbraio 2025 quando partirono i primi collaudi; a marzo dello stesso anno, quando sullo sfondo c'era uno stato di avanzamento indicato nelle carte "fermo" ancora al 68%, e si iniziavano a distingue già due piani della vicenda: la costruzione dell’edificio e la capacità di renderlo realmente operativo.
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Un conto è finire l’ospedale. Un altro è farlo funzionare
Ed è qui che, oggi come allora, continuiamo a mantenere una distinzione netta. Sulla conclusione della struttura siamo molto più ottimisti di quanto lo fossimo due anni fa. Il concessionario D’Agostino, con la struttura tecnica guidata da Domenico Petrone, ha dimostrato di essere in grado di portare avanti un cantiere enorme a ritmi sostenuti.
Sul trasferimento sanitario, invece, la scommessa è molto più difficile. Anzi, diciamo pure che le perplessità aumentano ogni giorno che passa. Il Giannettasio quanto il Compagna non sono mobili da caricare su un camion. Significa trasferire personale, percorsi assistenziali, pazienti, macchinari, diagnostica e servizi che non possono essere semplicemente spenti da una parte e riaccesi dall’altra.
Ed è soprattutto per questo che il calendario che oggi circola – ambulatori da metà ottobre, completamento entro primavera – va registrato, ma non ancora certificato. E sicuramente la prudenza deve rimanere la bussola principale. Perché si rischia di innescare ulteriori illusioni (e indignazione) in un tessuto sociale, quello di Corigliano-Rossano e dell'intera Sibaritide, che ha smesso di credere in questa infrastruttura strategica per la Calabria del nord-est, già da diversi anni.
La strada resta un problema enorme
Poi c’è tutto quello che sta fuori dall’ospedale. A cominciare dalla SP195, l’accesso naturale al presidio. Una strada sulla quale si parla di interventi da anni e che ancora oggi, soprattutto sul versante a monte della ferrovia, è lontanissima dall’essere l’arteria che dovrebbe servire un ospedale destinato a un bacino enorme.
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In realtà, il vero e pieno accesso all'ospedale lo si avrà solo quando verrà realizzata la nuova Statale 106 nel tratto Sibari-Coserie (i cui lavori dovrebbero partire a inizio del 2027) che nel progetto prevede uno svincolo proprio in quella che potremmo definire la depandance ospedaliera. Praticamente un comodissimo accesso diretto. Ma, se tutto andrà bene, quella strada non la vederemo prima di 5 anni a partire dall'inizio dei lavori. Quindi - come direbbe qualcuno - stiamo parlando del nulla.
Depurazione: l’unica cosa che oggi vediamo davvero è l’impianto in house
Anche il dossier dei reflui è tutt’altro che lineare. Per anni l’ipotesi principale è stata il collettamento dell’ospedale al depuratore di Boscarello, con il potenziamento dell’impianto e una nuova rete. Poi, nel 2025, è arrivata la soluzione supplementare affidata direttamente al concessionario: un impianto a membrane realizzato nell’area di Insiti, con un investimento di circa 6,9 milioni di euro.
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A giugno scorso avevamo documentato l’accelerazione del cantiere: lavori partiti il 26 maggio e opere civili già molto avanzate. Caso strano, però, nemmeno 24 ore dopo da quell'annuncio il subcommissario alla depurazione Tonino Daffinà ribadì che anche il progetto di collettamento verso Boscarello sarebbe andato avanti, parlando di un programma da 22 milioni e di tempi compatibili con l’apertura dell’ospedale.
Peccato che ad oggi, l’unica opera concreta e visibile è l’impianto realizzato proprio dal concessionario dentro il perimetro del nuovo ospedale. Mentre sul collettamento a Boscarello aspettiamo di vedere il passaggio dalle dichiarazioni ai lavori.
E l’acqua?
È l’altro grande interrogativo che ci trasciniamo praticamente dall’inizio del dossier. Un ospedale di queste dimensioni ha un fabbisogno idrico enorme. Già nel 2024 avevamo evidenziato come l’approvvigionamento non fosse ancora definito e come nell’area non risultasse una sorgente capace, da sola, di rispondere al fabbisogno del presidio.
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Su questo fronte, rispetto alla rapidità con cui è stato costruito il depuratore interno, il quadro pubblico continua ad apparire molto meno leggibile. E prima di trasferire attività sanitarie vere dentro Insiti servirà sapere, semplicemente, che aprendo ogni rubinetto l’acqua ci sarà. Sempre.
Poi c’è il problema di cosa sarà davvero Insiti
Mentre si parla di trasferimenti, rimane anche aperta la questione della classificazione sanitaria del nuovo presidio. Nelle carte regionali l’ospedale della Sibaritide nasce come Spoke. Ad agosto si è riaperto pubblicamente il dibattito sulla possibilità di farne un Hub.
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Ed è un'altra parte del dossier che non può essere separata dal trasferimento. Perché un contenitore nuovo non basta: bisogna capire quali funzioni, quali reparti, quale personale e quale livello di assistenza avrà realmente dentro.
Insomma, è tutto un divenire condito di fasi incerte. Il cantiere edilizio sembra ormai avviato verso il traguardo. Ed è un risultato che due anni fa non era affatto scontato. Bene.
Ma aver realizzato una bella struttura, moderna, all'avanguardia, la prima in Italia a rispondere ai requisiti del nuovo Piano sanitario nazionale post Covid, non basta. Anzi, forse potrebbe essere un'aggravante se poi, quei soldi, quel know-how, quella tecnologia, quell'impegno non servirà a nulla. Perché l'ospedale di Insiti potrà dirsi finalmente aperto solo quando i primi pazienti entreranno, gli ambulatori funzioneranno, i reparti saranno trasferiti senza interrompere l’assistenza, le sale operatorie saranno operative, arriverà l’acqua, funzioneranno gli scarichi e un’ambulanza potrà raggiungerlo rapidamente da qualunque parte del territorio. Del resto è questa l'essenza di una struttura che è stata sempre auspicata in questo territorio e per la quale ci si è battuti per averla.
“Radio Regione” dice che si comincerà da metà ottobre e che entro la primavera del 2027 Giannettasio e Compagna saranno confluiti a Insiti. Prendiamo nota. E come sempre - pervasi da un'indomabile ottimismo - siamo fiduciosi che sarà così. Ma questa volta il timer sanitario non lo accendiamo ancora. Aspettiamo che qualcuno ci metta la faccia.