I MID alla Consulta dei Calabresi nel mondo: l’identità come una mappa per raccontare la Calabria
Lenin Montesanto presenta i Marcatori Identitari Distintivi alla rete internazionale dei calabresi. Con Annalisa Insardà il messaggio è chiaro: conoscere ciò che rende unica la regione per trasformare appartenenza e diaspora in promozione e sviluppo
CATANZARO – Non basta sentirsi calabresi. Bisogna anche sapere perché la Calabria è diversa, riconoscibile e irripetibile e avere strumenti capaci di raccontarlo fuori dai confini regionali.
È su questa idea che i Marcatori Identitari Distintivi (MID) entrano nel confronto della Consulta regionale dei Calabresi nel mondo, riunita ieri a Catanzaro dopo sette anni dall’ultima seduta in presenza.
Dentro una giornata dedicata soprattutto alla riorganizzazione della rete internazionale e al Piano degli interventi 2027, il passaggio più originale sul terreno della promozione territoriale è stato proprio quello dedicato ai MID: trasformare unicità, primati, patrimoni e segni identitari della Calabria in contenuti riconoscibili anche dalle comunità che vivono fuori regione.
A presentare il progetto è stato Lenin Montesanto, comunicatore strategico e ideatore dei MID, insieme all’attrice Annalisa Insardà, interprete dei cortometraggi Dove Tutto è Cominciato #1 e #2.
Dall’identità al racconto
Il punto di partenza è semplice: una comunità emigrata può conservare fortissimo il legame con la terra d’origine, ma quel sentimento rischia di restare soltanto affettivo se non viene alimentato da contenuti, conoscenza e strumenti di racconto.
È qui che si inseriscono i MID. Il progetto prova infatti a riconoscere, mappare e mettere a sistema quegli elementi materiali e immateriali che distinguono la Calabria, trasformandoli in una sorta di atlante narrativo utilizzabile nella promozione culturale, turistica e territoriale.
Non quindi un elenco di curiosità, ma una base sulla quale costruire una narrazione coerente della regione.
La presenza dei MID dentro il confronto con i Calabresi nel mondo apre ora una prospettiva ulteriore: utilizzare quella mappa identitaria anche attraverso la diaspora, affidando alle comunità estere non soltanto il ricordo della Calabria, ma contenuti concreti da conoscere e trasferire nei Paesi nei quali vivono.
Montesanto: la partita aperta è collegare MID, turismo e comunità all’estero
È proprio su questo passaggio che Montesanto ha concentrato il suo intervento. Secondo l’ideatore dei Marcatori, una delle grandi partite ancora aperte riguarda infatti l’attuazione dei MID in chiave turistica e il loro collegamento con le comunità calabresi fuori regione.
L’obiettivo è rendere riconoscibile ciò che differenzia la Calabria e trasformarlo in contenuto competitivo e spendibile sui mercati.
Il percorso dei MID è stato ricondotto negli ultimi anni sotto il brand ombrello Calabria Straordinaria e ha già trovato una sua traduzione audiovisiva nei cortometraggi Dove Tutto è Cominciato, presentati anche nelle ultime edizioni di Vinitaly and the City a Sibari.
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Prima conoscere la Calabria, poi promuoverla
Il messaggio emerso dalla presentazione è però anche interno alla regione.
Prima di chiedere ai calabresi nel mondo di promuovere la Calabria, bisogna mettere gli stessi calabresi nelle condizioni di conoscerla davvero.
È su questo punto che si è soffermata Annalisa Insardà, sottolineando come l’orgoglio non possa poggiare soltanto sull’appartenenza emotiva, ma debba alimentarsi di elementi storici, culturali e distintivi concreti.
Da qui anche l’invito a portare maggiormente la conoscenza della Calabria nelle scuole e nella formazione delle nuove generazioni, superando quella rappresentazione riduttiva che per troppo tempo ha raccontato la regione soprattutto attraverso le sue fragilità.
I MID, in questa lettura, possono diventare uno strumento di consapevolezza prima ancora che di marketing.
La diaspora come moltiplicatore
C’è poi un dato umano che rende particolarmente naturale l’incontro tra MID e Consulta. Fuori dalla Calabria il senso di appartenenza spesso si rafforza. Due calabresi che non si conoscono, incontrandosi lontano dalla regione, tendono a riconoscersi immediatamente come parte di una stessa comunità.
Insardà ha richiamato proprio questo meccanismo spontaneo. La sfida adesso è trasformare quel riconoscimento emotivo in una rete consapevole, capace di conoscere e raccontare i luoghi, i personaggi, i primati, i saperi e le produzioni che compongono l’identità calabrese.
In altre parole: passare dal semplice «sono calabrese» al «so raccontare cosa rende la Calabria diversa».
MID e Calabresi nel mondo, il possibile salto di scala
Il valore dell’incontro di Catanzaro sta soprattutto qui. Finora i MID sono stati utilizzati come strumento di narrazione territoriale, promozione culturale, audiovisiva e turistica. La loro presentazione alla Consulta apre invece la possibilità di un salto di scala internazionale, facendo delle comunità calabresi nel mondo una rete naturale di diffusione.
Una prospettiva che si lega bene anche alle finalità indicate dalla Consulta per il 2027: rafforzare la conoscenza della lingua, delle tradizioni, del patrimonio e delle produzioni regionali tra figli e discendenti degli emigrati.
In questo quadro, i MID possono offrire esattamente ciò che spesso manca alle politiche identitarie: un contenuto riconoscibile da trasmettere.
Orlandino Greco, presidente delegato della Consulta, ha sintetizzato così il possibile incastro: «Il Piano dà una struttura alle relazioni; i MID danno contenuto e riconoscibilità alla nostra identità».
Ed è probabilmente questo il punto politico e culturale più interessante dell’intera operazione.
Perché una diaspora senza contenuti rischia di vivere soltanto di nostalgia. Una rete che invece conosce ciò che rappresenta può trasformare le radici in reputazione, racconto, turismo, relazioni e occasioni di sviluppo.