Autobus Bari-Cosenza in avaria, odissea per i pendolari dell'Alto Jonio: «Abbandonati per strada, rientro a notte fonda»
Trenta passeggeri bloccati per quattro ore senza aria condizionata e senza alternative. In arrivo a Trebisacce oltre la mezzanotte anziché alle 20:26. I limiti del trasporto su gomma e l'assenza di treni tengono aperta la piaga dell'isolamento
TREBISACCE - Un viaggio da incubo che trasforma una normale giornata da pendolare in un’odissea di oltre quattro ore di ritardo, vissuta sul ciglio della strada e nell’incertezza più totale. È la drammatica testimonianza registrata ieri lungo la tratta che collega Bari a Cosenza, una delle arterie principali per gli spostamenti quotidiani di studenti e lavoratori dell'Alto Jonio cosentino.
A tradire i passeggeri è stata un'avaria meccanica al mezzo di linea. Ma il nocciolo della questione, spiegano amaramente i viaggiatori, non sta nell'incidente tecnico in sé: «Le macchine si possono rompere, è qualcosa che può accadere. Il punto inaccettabile è lasciar morire di caldo e abbandonare letteralmente trenta persone in mezzo alla strada per due ore, in attesa che arrivi un'officina mobile solo per attestare ciò che era già evidente: ovvero che non c'era nulla da fare».
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Quattro ore di attesa, il kebabbaro come rifugio e l'autista lasciato solo
Le condizioni a bordo si sono rivelate subito critiche: con il mezzo spento e la totale assenza di aria condizionata, la temperatura all'interno dell'abitacolo è diventata insostenibile. I passeggeri – tra cui diversi utenti diretti verso i centri dell'Alto Jonio e della vicina Basilicata, anch'essi sulla stessa barca – sono stati costretti a scendere e a trovare riparo nell'unica attività aperta nei paraggi, un locale kebab. È stato il titolare dell'esercizio a prestare prima assistenza, mettendo a disposizione la struttura e consentendo ai viaggiatori esausti di ricaricare i telefoni cellulari per avvisare le famiglie.
Nel frattempo, la gestione dell'emergenza si è rivelata disarmante. Ai passeggeri è stato candidamente comunicato che, «se avete un modo alternativo per rientrare diversamente, fatelo, perché la cosa qui sarà lunga». Solo dopo quattro lunghissime ore è giunto sul posto un bus sostitutivo. Nel mezzo del caos, il conducente del mezzo in avaria: «L'autista è stato lasciato completamente solo a se stesso – racconta una viaggiatrice –. Non sapeva che pesci prendere e alla fine faceva pena anche a noi».
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Nessuna alternativa: nel 2026 un trattamento incivile
Il vero nodo che strozza il territorio è la totale assenza di opzioni di trasporto. Per chi deve fare rientro verso centri come Trebisacce, la linea su gomma rappresenta l'unica possibilità. «Il punto è che noi non abbiamo alternative – è lo sfogo amaro –. Nel 2026 riteniamo disumano ed incivile il trattamento che ci viene riservato, senza contare che questi servizi non sono neppure a buon mercato. L'arrivo previsto era per le 20:26; sono arrivata a destinazione oltre la mezzanotte».
Un territorio senza binari: il treno resta una chimera
La vicenda riaccende i riflettori sul dramma dell'isolamento infrastrutturale della fascia jonica. Alle latitudini del nord-est calabrese, infatti, lo spostamento in treno rimane una chimera, nonostante la ferrovia potrebbe e dovrebbe rappresentare il mezzo più comodo, ecologico e veloce per muoversi lungo le tratte a breve e medio raggio.
Invece, la realtà dice altro: non esiste alcun treno che parta da Bari per fare rientro in Calabria dopo le ore 18. Ma soprattutto dopo quest'ora non c'è alcun mezzo pubblico per muoversi su questo territorio (fatti salvi i collegamenti in coincidenza con il frecciarossa Bozano-Sibari). Un vuoto che costringe lavoratori, studenti e pendolari in genere ad affidarsi unicamente alle corse su gomma, rimanendo ostaggio dei guasti e di un sistema di trasporti che continua a considerare il versante ionico come una periferia dimenticata. Una landa desolata, abitata da una riserva indiana!