Referendum sui sottosegretari. Filomena Greco (IV): «Ora Occhiuto scelga»
Il Tribunale amministrativo non entra nel merito e indica nel giudice ordinario la sede competente. Il voto resta fissato al 29 novembre. La consigliera di Casa Riformista–Italia Viva: «Il presidente ha davanti quattro strade»
CATANZARO – Il ricorso della Regione Calabria contro il via libera al referendum sui sottosegretari si ferma davanti al Tar. Il Tribunale amministrativo regionale lo ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, chiarendo che la controversia appartiene al giudice ordinario. Non è, dunque, una pronuncia sul merito della legittimità della consultazione, ma un passaggio che lascia ancora in piedi il referendum già fissato per domenica 29 novembre 2026.
È su questo nuovo scenario che interviene Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista–Italia Viva, che chiama direttamente in causa il presidente Roberto Occhiuto e gli chiede di decidere quale strada seguire.
«Il Tar dice no alla Regione con parole nettissime. Non si limita a dichiarare inammissibile il ricorso: indica anche la strada del giudice ordinario», afferma Greco.
Quattro possibilità sul tavolo
Secondo la consigliera, a questo punto il presidente della Regione avrebbe davanti quattro opzioni politiche e giudiziarie. «Può lasciar correre verso il voto del 29 novembre, già fissato. Può andare al Consiglio di Stato per provare ancora a bloccare tutto. Può seguire il suggerimento del Tar e rivolgersi al giudice ordinario, allungando ulteriormente i tempi. Oppure può tornare in Aula e chiudere lui stesso la partita sulla modifica statutaria che ha aperto questo contenzioso».
La decisione del Tar conferma che il giudice amministrativo non ritiene di avere giurisdizione sulla controversia e lascia alla Regione la possibilità di riproporre l’azione davanti al giudice ordinario competente. Nel frattempo resta efficace il decreto con cui Occhiuto ha indetto la consultazione popolare per il 29 novembre.
Cosa si voterà il 29 novembre
Il referendum riguarda la legge regionale 9 del 3 marzo 2026, che ha modificato lo Statuto della Calabria introducendo, tra le altre cose, la possibilità per il presidente della Giunta di nominare fino a due sottosegretari alla Presidenza, senza diritto di voto in Giunta, e intervenendo sull’assetto dell’esecutivo regionale.
La richiesta referendaria era stata presentata da sette consiglieri regionali di opposizione. Dopo un primo stop amministrativo, l’Ufficio centrale regionale per il referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro aveva dichiarato ammissibile la consultazione. La Regione aveva quindi impugnato quella decisione davanti al Tar.
Greco: «Le regole fondamentali non si cambiano a colpi di maggioranza»
La consigliera allarga poi il confronto dal singolo contenzioso al metodo con cui vengono modificate le regole istituzionali. «Non è la prima volta che vediamo questo schema. È lo stesso metodo che denunciamo sull'autonomia differenziata: chi vince le elezioni pensa di poter riscrivere da solo le regole del gioco».
E aggiunge: «Le regole fondamentali di una comunità non si toccano a colpi di maggioranza, servono il confronto e il rispetto di chi vota». È una valutazione politica, quella di Greco, che sin dall’avvio della vicenda ha contestato la modifica statutaria e sostenuto la strada referendaria.
«Sette milioni già messi in bilancio»
Nel mirino della consigliera entra anche il costo della consultazione. La Regione ha previsto nell’assestamento di bilancio 7 milioni di euro per consentire l’eventuale svolgimento del referendum. Greco ne fa uno degli argomenti centrali della sua critica: «Ci hanno accusato di ostruzionismo per aver scelto la strada del diritto, ma il tempo ci dà ragione sul metodo».
Poi l’attacco politico al presidente: «Occhiuto deve smettere di trattare la Regione come un affare personale: prima ha imposto i sottosegretari senza un vero confronto in Aula, poi ha speso mesi e risorse pubbliche in tribunale per evitare che i calabresi ne discutessero».
Sono accuse politiche della consigliera, che prosegue sostenendo che «ogni tentativo di aggirare il giudizio dei cittadini gli si è ritorto contro».
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Il referendum resta in calendario
Al netto dello scontro politico, il quadro giudiziario oggi dice una cosa precisa: il Tar non ha annullato il via libera al referendum e non ha deciso se quella consultazione sia o meno legittima nel merito. Ha stabilito che quella controversia non appartiene alla giurisdizione amministrativa.
Il 29 novembre, quindi, resta per ora la data fissata per il voto. Ed è proprio qui che Greco chiude la sua presa di posizione: «La Regione ha già messo in bilancio 7 milioni di euro per questa consultazione: se il presidente crede davvero in quello che ha fatto, deve avere anche il coraggio di difenderlo alle urne».
Poi la previsione politica della consigliera: «I calabresi sapranno rispondere con un no netto a questa imposizione». La partita, insomma, non è chiusa. Il Tar ha tolto dal tavolo una strada giudiziaria, ma non il referendum. Ora toccherà alla Regione decidere se proseguire il contenzioso davanti al giudice competente, tentare un’altra via oppure arrivare al confronto con gli elettori il 29 novembre.