Sanità, la Calabria del nord-est continua a rimanere in perenne codice rosso
Su viale Mediterraneo un incidente autonomo si risolve con il trasporto in ospedale di una donna non grave. Ma sul posto arriva anche l’elisoccorso: non un errore dei soccorsi, bensì il sintomo di un sistema (senza medici) in tilt
CORIGLIANO-ROSSANO – Non è l’elicottero il problema. Non lo sarà mai, soprattutto se serve a salvare una vita. E non lo sono nemmeno gli operatori del 118, chiamati ogni giorno a decidere in pochi secondi con informazioni spesso parziali, confuse, drammatiche. Il problema è ciò che l’episodio avvenuto ieri su viale Mediterraneo, a Corigliano-Rossano, lascia intravedere dietro la cronaca di un incidente: una sanità d’emergenza che, quando non ha il medico a bordo dell’ambulanza, è costretta a cercarlo in cielo, nel vero senso della parola...
Il fatto, in sé, si è risolto senza conseguenze gravi. Un’auto si è ribaltata sul lungomare (leggi qui la notizia). È stato attivato il 118. Sul posto è arrivata l’ambulanza di turno, ma il mezzo non era medicalizzato. La donna coinvolta nell’incidente è stata soccorsa, grazie anche ad un bravo e premuroso medico di base che fortunatamente si trovava in loco e ha subito stabilizzato la donna, e poi è stata trasportata in ospedale senza che le sue condizioni risultassero gravi.
Nel frattempo, però, era stato attivato anche l’elisoccorso, che è arrivato sul posto, è atterrato e poi è ripartito perché, dopo la valutazione del caso, non si è reso necessario il trasporto in elicottero.
Raccontata così, la vicenda potrebbe sembrare il solito caso da polemica facile: l’elicottero che arriva e riparte vuoto, i costi del servizio, l’attivazione ritenuta eccessiva. Ma sarebbe una lettura troppo semplice e persino ingiusta. Perché un’auto ribaltata, al momento della chiamata, è sempre uno scenario potenzialmente grave. Al telefono non si può sapere subito se una persona sia incosciente, incastrata, politraumatizzata, in shock, con un trauma cranico o con lesioni interne.
La Centrale Operativa, davanti a informazioni iniziali incomplete, deve ragionare sul rischio. E il rischio, in emergenza, si valuta sempre sullo scenario peggiore possibile. In questo senso, l’attivazione prudenziale dell’elisoccorso può essere comprensibile.
Il punto, però, è un altro. Se sul territorio fosse disponibile un’ambulanza medicalizzata, oppure un’automedica, sempre e in tempi rapidi, la valutazione sanitaria avanzata potrebbe avvenire direttamente a terra. Invece, quando il primo mezzo disponibile non ha il medico a bordo, il sistema può essere spinto ad affiancare la risorsa più potente, più rapida e più costosa: l’elicottero.
È qui che nasce il cortocircuito.
Il codice rosso telefonico non coincide sempre con il codice rosso clinico. È una classificazione prudenziale, costruita sulla base delle informazioni che arrivano nei primi minuti. Ma quando la prudenza diventa sistematica perché mancano medici sulle ambulanze, allora il costo non è più l’eccezione. Diventa il prezzo ordinario della demedicalizzazione.
L’elisoccorso salva vite e non va banalizzato. È una risorsa decisiva nei casi tempo-dipendenti: traumi gravi, ictus, infarti, emergenze in aree difficili da raggiungere, pazienti che devono arrivare rapidamente in centri specialistici. Ma proprio perché salva vite, dovrebbe essere preservato per i casi in cui è davvero necessario.
Se invece viene attivato anche per compensare l’assenza del medico a bordo delle ambulanze, allora non siamo davanti a un eccesso di zelo. Siamo davanti a un modello territoriale che non regge più.
Ogni missione di elisoccorso mobilita una macchina complessa: mezzo, equipaggio, personale sanitario, base operativa, carburante, manutenzione, procedure di sicurezza. Anche quando il paziente non viene trasportato, il sistema ha comunque attivato una risorsa preziosa. Il costo pieno di una missione può essere stimato, come ordine di grandezza, nell’ordine di migliaia di euro, anche tra 8 e 15 mila euro considerando l’intera struttura organizzativa. In Calabria il servizio pesa complessivamente oltre 13 milioni di euro l’anno.
Ma il costo non è solo economico. È anche organizzativo. Perché ogni attivazione impegna una risorsa che, in quello stesso momento, potrebbe servire altrove. E perché un sistema che utilizza l’elicottero come assicurazione preventiva finisce per dire, senza dirlo apertamente, che la rete di emergenza a terra non è abbastanza forte.
E allora, viene da chiedersi, perché in un territorio come Corigliano-Rossano, con la sua estensione, la sua popolazione, la sua viabilità complessa e il peso dell’intera Sibaritide, il primo soccorso avanzato deve dipendere così spesso dal cielo. Possibile che un presidio sanitario così complesso come il 118, a queste latitudini, debba essere messo alla pari di una periferia nascosta?
È questa la questione. Non l’elicottero che atterra e riparte. Ma l’ambulanza senza medico. Non il singolo episodio. Ma la ripetizione di un modello in cui il territorio resta scoperto e il sistema prova a coprirsi attivando la risorsa più alta, più rapida e più costosa.
In Calabria l’emergenza-urgenza vive da tempo dentro questa contraddizione. Da una parte professionisti che lavorano in condizioni difficili, con turni pesanti, carichi enormi e responsabilità altissime. Dall’altra una rete territoriale impoverita, con postazioni non sempre medicalizzate, personale insufficiente e una geografia che rende ogni minuto decisivo.
In mezzo ci sono i cittadini, che quando chiamano il 118 chiedono una risposta immediata e quanto più possibile esaustiva. E quella risposta deve essere rapida, adeguata, proporzionata e vicina. Perché - è bene ribadirlo - se l’elicottero viene chiamato anche quando poi non serve, il problema non è necessariamente la chiamata. È ciò che manca prima della chiamata: una rete di soccorso a terra abbastanza forte da valutare, stabilizzare e decidere senza dover sempre alzare il livello massimo dell’emergenza.
Finché questa domanda resterà senza risposta, ogni elicottero che atterra e riparte senza paziente non sarà soltanto una missione evitabile. Sarà il rumore, fortissimo, di un sistema che a terra non ha più abbastanza medici.