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Rossano, la lettera di un cittadino: «La mia terra si sta svuotando, non voglio arrendermi»

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CORIGLIANO-ROSSANO - Una lettera aperta alla propria terra. Un testo carico di affetto, preoccupazione e senso di appartenenza, scritto da Antonio De Benedetto e rivolto a Rossano, al suo centro, alle sue botteghe, alla sua comunità.

Non una denuncia politica, ma un appello civile. Lo sguardo di un cittadino che osserva i cambiamenti della propria città e li racconta attraverso immagini semplici: le strade che si svuotano, le luci che si spengono, le saracinesche abbassate, i giovani che partono.

«Cara Terra mia, ti scrivo oggi con il cuore stretto in una morsa», scrive De Benedetto. «Ti guardo e, a volte, faccio fatica a riconoscerti. Dove un tempo c’era vita, oggi ci sono troppi silenzi».

La preoccupazione evidente che emerge dalla lettera è il progressivo impoverimento del tessuto commerciale e sociale. Per Antonio, da sempre impegnato nell'associazionismo sociale, la chiusura delle attività storiche, infatti, non rappresenta soltanto un fatto economico, ma una perdita identitaria.

«Le strade si stanno svuotando - dice - le luci si spengono e, una dopo l’altra, le nostre botteghe storiche stanno abbassando le saracinesche per sempre».

De Benedetto lega il tema delle attività commerciali alla vita quotidiana della comunità, al valore dei rapporti di vicinato, alla memoria dei luoghi che per generazioni hanno rappresentato punti di riferimento.

«Camminare per il centro e vedere i negozi chiusi non significa solo avere meno posti dove comprare qualcosa. Significa perdere la nostra identità».

Poi aggiunge: «Quelle insegne spente erano i luoghi dove ci si fermava a scambiare due chiacchiere, dove i proprietari conoscevano i nostri nomi, dove batteva il cuore pulsante della nostra comunità». «Quando chiude un bar, un’edicola o un piccolo alimentari, non muore solo un’attività commerciale: muore un pezzo del nostro tessuto sociale».

Un altro passaggio riguarda lo spopolamento e la partenza dei giovani. La perdita di memoria e di quel travaso generazionale che è essenziale per la sopravvivenza di una comunità. «Vedere i giovani partire e le famiglie trasferirsi altrove è forse la ferita più grande», scrive ancora De Benedetto. «È difficile accettare che per lavorare o per costruire un futuro si debba per forza andare via, lontano da qui».

Da qui la domanda che attraversa tutta la lettera: cosa si può fare per non lasciare che Rossano perda progressivamente vitalità, presenze e occasioni?

«Ci ritroviamo a chiederci cosa stiamo sbagliando, e se ci sia ancora speranza per chi sceglie di restare». Poi l'invito alla responsabilità collettiva: sostenere chi ancora tiene aperta un’attività, riscoprire il commercio di vicinato, chiedere politiche di rilancio e strumenti utili a evitare lo svuotamento dei borghi e delle città. «Abbiamo bisogno di risvegliarci, di fare quadrato e di sostenere chi ancora resiste e apre la propria attività ogni mattina».

E ancora: «Dobbiamo tornare a fare i nostri acquisti nelle botteghe locali, riscoprendo il valore del commercio di vicinato, e chiedere a gran voce politiche di rilancio e incentivi per non far morire i nostri borghi e le nostre città. Non voglio credere che il nostro destino sia quello di diventare un paese fantasma, uno di quei luoghi in cui la memoria sbiadisce. Abbiamo una storia, una tradizione, un’identità millenaria e una bellezza che meritano di essere vissute, non solo ricordate. Facciamo in modo - si chiude così la lettere di Antonio De Benedetto, con affetto e preoccupazione - che la nostra terra torni a essere un posto accogliente, vivo e pieno di speranza, per noi e per chi verrà dopo».

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.