Dopo due mesi Sybaris resta ancora sott’acqua... nel silenzio assordante di tutti
L'Area archeologica di Casa Bianca resta sommersa: il caso riapre il dossier bonifica e interroga istituzioni e territorio. Intanto il Vinitaly and the city è alle porte
CASSANO ALLO JONIO – Due mesi dopo, nulla è cambiato. O meglio: l’acqua del Crati e della falda acquifera sottostante è ancora lì. Una palude, profonda 3 metri. Nell’area archeologica di Casa Bianca, quella porzione del Parco di Sibari meno frequentata ma non meno importante, l’acqua continua a coprire strutture, stratificazioni e storia. Un lago stabile che ormai non è più emergenza ma una condizione permanente. Che suscita non poco imbarazzo
A riaccendere i riflettori è stato il capogruppo di opposizione in Consiglio comunale, Davide Papasso, che ha chiesto chiarimenti al sindaco Gianpaolo Iacobini su una situazione che non può più essere letta come conseguenza immediata dell’esondazione del Crati, ma come un problema irrisolto, statico, stratificato, quasi strutturato.
Perché, dopo due mesi, quell’area è ancora allagata? E soprattutto: cosa si sta facendo per evitarne il degrado?
Il silenzio tombale dopo l’emergenza
L'impressione, però, è che la questione, più che il livello istituzionale locale, riguardi più le alte sfere di gestione del patrimonio. L’ultima comunicazione ufficiale della direzione del Parco archeologico, riferita all'area di Sibari, risale al 18 febbraio scorso, quattro giorni dopo l’esondazione del Crati. Un post social che annunciava l’avvio delle operazioni di svuotamento grazie alla collaborazione con il Consorzio di bonifica e di un’azienda privata.
Poi, il silenzio. Nel frattempo, Casa Bianca è rimasta sott’acqua. E con essa una parte significativa di un sito che custodisce livelli archeologici che - per come ci dice parte del mainstream scientifico - vanno ben oltre la sola Copia romana.
È chiaro, dunque, che la questione supera il livello locale. Non riguarda solo il Comune ma coinvolge la Soprintendenza, la direzione del Parco - appunto, la Regione e, più in generale, la gestione di un patrimonio che non può essere lasciato esposto a condizioni di immersione prolungata.
Un problema che non nasce oggi
Già nel febbraio scorso avevamo raccontato come il Parco archeologico di Sibari viva in equilibrio costante con l’acqua (leggi qui la notizia). Una falda spessa decine di metri, alimentata dal Pollino e dalla Sila, che naturalmente sommergerebbe tutto con circa due metri e mezzo d’acqua.
Le pompe attive 24 ore su 24 rappresentano l’unico argine. Quando si fermano, l’acqua entra. Ed è quello che è accaduto nella notte dell’esondazione, quando il sistema di sollevamento è andato in avaria e Casa Bianca si è trasformata in un bacino. Ma ciò che allora era emergenza oggi è diventato un caso. Perché il ritorno dell’acqua riporta inevitabilmente al progetto presentato nel 2022, il cosiddetto Masterplan Sybaris, pensato per superare definitivamente la logica delle pompe e governare la falda.
Un piano che prevedeva: canali drenanti per intercettare l’acqua; convogliamento verso lo Stombi; impermeabilizzazione profonda fino allo strato di argilla e anche l'utilizzo dei canali anche come vasche di laminazione delle piene. Insomma, un progetto, non solo archeologico ma territoriale, capace di incidere anche sul rischio esondazioni del Crati.
E allora non resta che chiedersi il perché dei silenzi, il perché questo progetto non è stato messo a terra, il perché su Sybaris sembra essere calato il sipario. Quesi tre metri d’acqua che oggi sommergono Casa Bianca erano inevitabili?
Intanto, mancano meno di tre mesi e poi il Parco archeologico di Sibari tornerà a essere vetrina internazionale con Vinitaly and the City, l’evento diffuso collegato alla più importante manifestazione vitivinicola d'Europa. Il battage a Verona è già iniziato in questi giorni, proprio nel contesto della kermesse madre, tra bollicine e brindisi... proprio come se quei tre metri d'acqua che continuano a sommergere Sybaris, fossero vino!