Sottopasso di Sibari, scontro in Consiglio: tavolo col Prefetto, ma l’impresa smentisce il sindaco
In aula la consigliera Bianchi ottiene l’impegno del sindaco per aprire un confronto istituzionale. Poi la replica dell'impresa Morfù: «Lo stallo non dipende da noi»
CASSANO JONIO - La vicenda del sottopasso ferroviario di Sibari torna in Consiglio comunale e si trasforma, nelle stesse ore, in un nuovo terreno di scontro pubblico. Da una parte la maggioranza rivendica una possibile svolta istituzionale, con la richiesta di un tavolo alla presenza del Prefetto e degli organi competenti. Dall’altra l’impresa appaltatrice, Morfù srl, smentisce alcune dichiarazioni rese dal sindaco Gianpaolo Iacobini durante la seduta e respinge ogni riferimento a proprie difficoltà nell’esecuzione dell’opera.
Il tema resta quello, ormai annoso, dei sottopassi di Sibari, fermi da oltre tre anni e diventati uno dei nodi più sensibili per la mobilità, la sicurezza e la vivibilità dell’area sibarita. Nella seduta odierna del Consiglio comunale, la consigliera di maggioranza (ma ormai si fa per dire, dato la sua altissima vena critica proprio nei confronti della sua stessa area di governo) Annamaria Bianchi ha sollecitato formalmente il sindaco ad attivare l’iter per l’apertura immediata di un tavolo di concertazione con gli enti competenti e alla presenza del Prefetto.
Secondo la ricostruzione diffusa dalla stessa Bianchi, il primo cittadino avrebbe accolto la proposta assumendo in aula un «impegno solenne» per avviare rapidamente le procedure negoziali. L’obiettivo dichiarato è superare lo stallo e restituire risposte concrete al territorio.
«La situazione è paralizzata da troppo tempo e la comunità esige chiarezza», ha dichiarato la consigliera. «Oggi in aula ho preteso e ottenuto la garanzia di questo tavolo istituzionale. Seguiremo l’iter con rigore: non sono più tollerabili ulteriori rinvii burocratici».
La linea annunciata dalla maggioranza è di forte pressione istituzionale. Nel documento viene chiarito che, se il confronto e le trattative con gli organi competenti non dovessero produrre risultati in tempi brevi, la consigliera Bianchi, sarebbe pronta ad azioni di protesta anche dure, «giungendo, se necessario, fino al blocco fisico dei binari» per tutelare i diritti e la sicurezza dei cittadini di Cassano-Sibari.
A poche ore dal Consiglio, però, è arrivata la presa di posizione della Morfù srl, azienda appaltatrice ed esecutrice dei lavori di realizzazione del sottopasso veicolare RFI nel Comune di Cassano all’Ionio, sulla linea ferroviaria Metaponto-Reggio Calabria, al chilometro 127+056. L’impresa ha diffuso una nota di smentita rispetto alle dichiarazioni pubbliche rese dal sindaco nel corso della seduta.
Morfù ricostruisce che, durante l’intervento, il primo cittadino avrebbe illustrato le ragioni dello stallo facendo riferimento a problematiche progettuali, inerzia della committenza e di Italferr, rallentamenti burocratici. Fin qui, il perimetro del dibattito istituzionale. Ma l’azienda contesta soprattutto il passaggio finale, nel quale il sindaco avrebbe fatto riferimento a presunte «difficoltà» della ditta appaltatrice nell’esecuzione dell’opera e anche su cantieri similari lungo la dorsale ionica.
La replica è netta: «La situazione di stallo del cantiere di Sibari ha motivazioni per nulla ascrivibili all’appaltatrice», scrive Morfù, spiegando di subire «direttamente e quotidianamente gli effetti negativi di una sospensione piovuta dall’alto ormai circa sei mesi fa, senza alcuna motivazione di carattere tecnico-esecutivo».
L’azienda dice di apprezzare il dibattito su una vicenda di interesse pubblico, soprattutto alla vigilia della stagione estiva e alla luce dei disservizi derivanti dall’assenza di viabilità alternativa con il cantiere fermo. Ma chiede che, soprattutto da parte degli organi istituzionali, vengano diffuse informazioni «rispondenti a verità ed onestà intellettuale».
Da qui la smentita più dura: Morfù respinge «fermamente il depistante accenno a difficoltà nell’esecuzione delle opere appaltate», rivendicando la propria presenza su «svariate decine di cantieri in tutta Italia» e sostenendo che l’immagine aziendale non possa essere «arbitrariamente intaccata» nel tentativo di superare «altro tipo di difficoltà nella gestione della cosa pubblica».
Il risultato è che la questione del sottopasso di Sibari si complica ulteriormente. Il Consiglio comunale ha prodotto un impegno politico-istituzionale per aprire un tavolo con Prefettura ed enti competenti, ma la smentita dell’impresa sposta il confronto anche sul terreno delle responsabilità. Chi ha fermato davvero il cantiere? Per quali ragioni? E soprattutto, chi deve assumersi l’onere di sbloccare un’opera che da anni condiziona la mobilità dell’area?