Da 11 giorni Spezzano albanese è senza acqua potabile: «Dai rubinetti esce liquido oleoso e maleodorante»
Undici giorni senza acqua potabile in cinque contrade. Il sindaco Nociti: “Stiamo tornando alla normalità, ma il divieto resta”. Esposto alle autorità, mentre alcuni cittadini attaccano: “Comunità lasciata senza risposte”
SPEZZANO ALBANESE – Undici giorni dopo, l’acqua resta vietata e le ombre aumentano. Non è più solo un’emergenza sanitaria, ma un caso che apre interrogativi pesanti su cosa sia realmente accaduto alla rete idrica comunale. Perché mentre il divieto di utilizzo dell’acqua potabile resta in vigore, prende corpo anche un sospetto: quello di una possibile manomissione della condotta.
A dirlo, fuori dalle dichiarazioni ufficiali, è una sensazione sempre più diffusa. Ma saranno le indagini a chiarire cosa è accaduto nelle ore e forse nei giorni prima dello scorso Venerdì Santo (3 aprile).
Il sindaco Ferdinando Nociti, intanto, conferma la linea della prudenza: «Dopo giorni difficili - ci dice al telefono - si sta cercando di ritornare alla normalità». Ovviamente, per l'accaduto - ci conferma ancora - è stata immediatamente sporta denuncia alle autorità competenti, che stanno lavorando per capire l’origine della contaminazione.
Tutto parte dall’ordinanza del 3 aprile, con cui il Comune ha vietato l’utilizzo dell’acqua per consumo umano e alimentare nelle contrade San Domenico, Ortobarbato, Vignale, Martalò e Cassiani, dopo il riscontro di tracce oleose e odori anomali nella rete . Un provvedimento drastico, adottato in via precauzionale, ma che a distanza di quasi due settimane non è stato ancora revocato.
Un segnale chiaro: il problema non è rientrato. Nel frattempo, si prova a ripartire almeno dalle scuole che sono rimaste chiuse per tutto il periodo pasquale e post pasquale (in concomitanza, a dire il vero, c'è stata anche la festa patronale!). Ma il sindaco ha annunciato che da domani riapriranno e che il Comune garantirà la fornitura di acqua potabile. Ma il nodo resta tutto il resto. Perché se per gli istituti si trova una soluzione tampone, per le abitazioni e le attività commerciali la situazione è ancora ferma.
Bar, ristoranti, parrucchieri, famiglie: una comunità intera che da giorni non può utilizzare l’acqua del rubinetto e che non sa ancora per quanto tempo dovrà andare avanti così.
Ed è proprio su questo che si innesta l’attacco (politico) di qualche cittadino che dai social parla apertamente di una situazione “grave” e denuncia la mancanza di certezze. Secondo quanto riportato dopo un incontro pubblico tenutosi ieri e convocato dalla stessa Amministrazione comunale per fare il punto della situazione, non si tratterebbe di un semplice inquinamento batterico, ma della possibile presenza di sostanze come idrocarburi nelle condotte. Un rischio che, evidenziano, aveva portato - dicevamo - alla chiusura delle scuole e che oggi rende controversa anche la loro riapertura.
«Se il rischio è davvero minimo, perché le scuole sono rimaste chiuse fino ad oggi? E se invece esiste, perché riaprirle senza garanzie chiare?», è la domanda che si rincorre ancora sui social. Critiche anche sulle soluzioni proposte, giudicate parziali e non eque, e soprattutto su quello che definiscono un “silenzio” rispetto alla gestione delle attività economiche e delle realtà più fragili, come la RSA.
Il punto, però, resta uno solo: cosa è successo davvero? Perché mentre le indagini sono in corso e il Comune prova a gestire l’emergenza, Spezzano Albanese resta sospesa. Senza acqua potabile e, soprattutto, senza una risposta definitiva. Una situazione che, giorno dopo giorno, smette di essere solo tecnica e diventa inevitabilmente politica. E sociale.
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