Corigliano-Rossano, tassa di soggiorno tutto l’anno: stop all’esenzione e c'è già polemica
Il Consiglio comunale modifica il regolamento: si pagherà anche da novembre a marzo. Tavernise: «Abolita una decisione ridicola». Ma ci sono operatori critici e nodo turismo ancora irrisolto tra strategie assenti e programmazione debole
CORIGLIANO-ROSSANO – Aula agitata, nervi scoperti fin dalle prime battute. La rottura politica consumata da Piero Lucisano, passato al gruppo misto (leggi qui la notizia), ha fatto da detonatore a una seduta già carica. Poi la rottamazione delle cartelle (leggi qui la notizia), il tema sicurezza, schermaglie, repliche, punzecchiature. Ma il passaggio che più di tutti fotografa la direzione politica dell’amministrazione è arrivato più avanti, quasi in controluce. Ieri sera, infatti, si è consumato un altro passaggio critico o strategico (dipende da come la si guardi): la modifica al regolamento della tassa di soggiorno.
Un punto dove si gioca una partita molto più profonda di quanto possa sembrare. Partiamo dal fatto che i 17 milioni di “buco” che lascerà la rottamazione (a fronte dei 60 che si spera di recuperare!) in qualche modo dovranno essere rimpinguati. E qui entrano in gioco le strategie.
Stop all’esenzione: la tassa si paga tutto l’anno
La modifica approvata è netta: cancellata l’esenzione nei mesi da novembre a marzo prevista nel regolamento approvato nel 2021. In altre parole, l’imposta di soggiorno diventa strutturale, continua, annuale.
Fino a ieri si pagava solo nei mesi turistici “forti”. Da oggi si paga sempre. Insomma, un cambio di paradigma che l’amministrazione legge come coerente con una città che non vuole più essere solo mare e ombrelloni, ma destinazione aperta dodici mesi l’anno.
Quanto si paga: cifre “contenute”, ma il principio cambia
Le tariffe, aggiornate con delibere di Giunta, restano tutto sommato contenute e in linea con altri territori simili: circa 0,50–0,80 euro per campeggi e strutture all’aria aperta; circa 0,80–1 euro per B&B, affittacamere e agriturismi; 1 euro per hotel 3 stelle; 1,50 euro per hotel 4 stelle; fino a 2,50 euro per le strutture di fascia più alta.
Importi che, presi singolarmente, incidono relativamente poco sul turista. Ma che, moltiplicati per i pernottamenti e soprattutto estesi a tutto l’anno, potrebbero diventare una leva economica significativa per il Comune. Ma solo se il Comune facesse del Turismo il vero motore industriale della città e del territorio.
E qui si innesta il nodo vero: non tanto quanto si paga, ma quando e perché si paga.
Tavernise: «Esenzione ridicola, scelta giusta»
A mettere il timbro politico sulla scelta è stato il consigliere di maggioranza Salvatore Tavernise, che ha difeso la modifica con parole che non lasciano spazio a sfumature: «L’idea di una esenzione nei periodi non estivi – ha detto prendendo la parola nell’emiciclo di piazza Santi Anargiri - era ridicola per un’amministrazione che punta sul turismo».
Una posizione netta, quasi tranchant, che rivendica la visione di una città turistica a ciclo continuo. Che al momento, però, resta in una proiezione solo onirica. Perché è bastato uscire proprio dalla Sala consiliare che si trova nel cuore del centro storico per rendersi conto della desolazione totale in cui vive uno di quei luoghi in cui si vorrebbe fare turismo tutto l’anno.
Tavernise ha anche portato un argomento tecnico: molte piattaforme online incassano la tassa già in fase di prenotazione, anche nei mesi invernali, creando – a suo dire – un “paradosso” per gli esercenti che non potevano riversarla al Comune.
E poi il passaggio politico, forse il più interessante: «Anche nel periodo natalizio organizziamo eventi… è giusto che chi viene contribuisca ai servizi». Una frase che però apre più di una crepa.
La contraddizione sui grandi eventi
Perché a pronunciarla è lo stesso consigliere che, non più tardi di due mesi fa, sul concerto di Capodanno, aveva scelto di non votare la variazione di bilancio. Ieri quegli eventi diventano improvvisamente la giustificazione per allargare la tassa.
Un cortocircuito politico evidente: prima si prende distanza da una spesa ritenuta discutibile, poi la si utilizza come grimaldello per legittimare un prelievo più ampio. Segno evidente che dentro la maggioranza, più che una linea definita, c’è tanta confusione e una schizofrenia di posizioni.
Fuori dall’aula il malumore degli operatori
Ma la vera partita non si gioca nei banchi del Consiglio. Si gioca fuori proprio lì, sui quei marciapiedi e nelle piazze appena a ridosso del Municipio, che con la speranza dovrebbero essere piene 365 giorni l’anno. Lì il clima è molto meno entusiasta.
Molti esercenti turistici hanno storto il naso. Non tanto per l’importo – che resta modesto – ma per il contesto. Perché, alle nostre latitudini, la verità è semplice e brutale: la programmazione turistica è ancora all’anno zero.
Una tassa di soggiorno in un territorio con cultura turistica pari a zero
Esistono realtà virtuose, operatori strutturati, esperienze consolidate. Ma manca un sistema. Manca una visione coordinata. Manca una cultura diffusa del turismo.
E che sulle prospettive di un cambio di paradigma rispetto alla programmazione turistica non si possa nutrire molto ottimismo c’è un dato emblematico quanto chiaro: la cosiddetta Rete Turistica dei Comuni. Un’entità di cui non si sono ancora ben capiti finalità e obiettivi, che si riunisce per parlarsi allo specchio e che non si confronta con nessun esperto del settore o con altre esperienze vincente, e che pure ha l’ambizione di costruire un sistema turistico territorio all’interno della Sibaritide. Risultato, ad oggi, a quasi due anni dall’insediamento? Nessuno!
E allora la domanda diventa inevitabile: si può chiedere una tassa tutto l’anno in un territorio dove il turismo tutto l’anno, di fatto, non esiste?
Il rischio è che da strumento strategico diventi leva di cassa
L’amministrazione comunale, quindi, prova a dare una risposta anche sul fronte della spesa. Il nuovo regolamento amplia le destinazioni: promozione, accoglienza, valorizzazione, eventi, servizi collegati, perfino la gestione dei rifiuti durante le manifestazioni.
Una lista ampia, potenzialmente utile. Ma anche molto larga. Non a caso lo stesso Tavernise, nel finale, ha suggerito di installare pannelli e targhe per indicare dove vengono spesi i soldi della tassa di soggiorno. Un suggerimento che suona quasi come una presa d’atto: oggi questa trasparenza non è percepita.
Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi. Ad ogni modo la sensazione “ignorante” è che per creare turismo servano fondamenta culturali fortissime e investimenti mirati e intelligenti. Che al momento non ci sono. In questo momento, al netto dell’estensione temporale della tassa di soggiorno, stiamo chiedendo ai turisti di investire (loro) nelle buone intenzioni di un territorio (il nostro). Ma buonsenso vorrebbe che si facesse il contrario.