Il Polo Magnolia dell’Infanzia mette in scena il Presepe Vivente
Renzo: «È stato un atto educativo pieno, pensato per restituire ai bambini il senso profondo delle origini, del lavoro umano, della comunità e del territorio»
CORIGLIANO-ROSSANO – Non è una rievocazione, non è una messa in scena, non è un esercizio nostalgico. Il presepe vivente realizzato per la prima volta al Polo Infanzia Magnolia, è stato un atto educativo pieno, pensato per restituire ai bambini il senso profondo delle origini, del lavoro umano, della comunità e del territorio. È da qui che prende forma l’iniziativa celebratasi nei giorni scorsi nello spazio all’aperto che la struttura di via Carlo Blasco, allo scalo di Rossano, utilizza per le numerose attività esterne, inserita in un percorso pedagogico che da anni orienta l’azione educativa della Magnolia: la territorialità come chiave di crescita, identità e consapevolezza.
A spiegare il senso dell’iniziativa che ha fatto registrare una partecipazione straordinaria di pubblico, è la direttrice pedagogica Teresa Pia Renzo, che da tempo lavora su un’idea di scuola capace di radicarsi nei luoghi e nella memoria collettiva. Il presepe vivente, nella sua visione – ricorda - non è solo una tradizione religiosa o popolare, ma uno strumento educativo fortissimo, oggi sempre più raro, che rischia di andare disperso insieme al patrimonio culturale che custodisce. Riportarlo dentro una scuola dell’infanzia significa rimettere al centro l’esperienza concreta, il fare, il vedere, il toccare, il riconoscersi.
Il valore simbolico dell’iniziativa si rafforza nel contesto di un anniversario importante: ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, primo artefice del presepe vivente a Greccio. Da quel gesto originario, nel tempo, il presepe si è arricchito grazie soprattutto alla tradizione napoletana, includendo mestieri, scene di vita quotidiana, lavori antichi e culture locali. Ed è proprio questa stratificazione di saperi – spiega la pedagogista - che Magnolia ha scelto di restituire ai bambini, rendendoli protagonisti attivi e non semplici spettatori.
Nel presepe vivente del Polo dell’Infanzia hanno preso vita scene che parlano di fatica, manualità e ingegno: bambini che schiacciano le olive con le pietre, piccoli casari e panettieri intenti a impastare, il calzolaio, il falegname e altri mestieri che raccontano un’Italia del lavoro e della competenza. Sono gesti semplici, ma carichi di significato, che permettono ai bambini di comprendere da dove veniamo e come si è costruita la vita delle comunità prima di noi.
Uno dei messaggi più forti che l’esperienza ha voluto trasmettere è il valore dell’appartenenza. Essere orgogliosi della propria terra non è un atto di chiusura, ma di consapevolezza. L’Italia ha un patrimonio culturale immenso e la Calabria, da sola, custodisce una ricchezza storica, scientifica, pedagogica e artigianale spesso poco raccontata e poco riconosciuta e conosciuta. Ecco perché insegnare ai bambini a conoscere le proprie radici - dice ancora la direttrice - significa renderli più forti, più sicuri, della realtà in cui vivono. Senza complessi né compromessi.
Il presepe vivente è stato anche il frutto di un lavoro sinergico tra scuola e famiglie. Ogni genitore ha contribuito all’allestimento delle postazioni, portando materiali, idee, tempo e presenza. Un’alleanza educativa autentica, in cui la scuola non delega e la famiglia non invade, ma collabora. È in questa dimensione condivisa che l’educazione diventa realmente comunitaria.
Accanto ai mestieri, il presepe ha accolto anche le eccellenze produttive locali: dall’olio del Frantoio Nicoletti ai formaggi e il pecorino dell’Azienda Agricola dei Fonsi per finire al vino della Tenuta Cornovalano. Prodotti che raccontano la Calabria del lavoro, della qualità e della dignità produttiva, e che devono essere conosciuti prima di tutto da chi questa terra la abita. A completare l’esperienza, un gesto semplice e simbolico: i Crustoli fatti a mano dalle educatrici della Magnolia, con farina tipo uno e fritti in olio d’oliva, offerti come segno di accoglienza e condivisione.
Il presepe vivente della Magnolia non è stato un ritorno indietro, ma un passo avanti. Un modo per dire che l’educazione passa anche dalla memoria, dal lavoro, dalla concretezza e dal riconoscersi parte di una storia più grande. È così – conclude Teresa Pia Renzo - che si costruisce il senso di appartenenza: non spiegandolo, ma facendolo vivere.