Crati, la ferita si riapre: l’argine “debole” torna a cede ancora sotto la piena di queste ore
Otto anni dopo l’alluvione di Thurio il fiume torna a rosicchiare la sponda ricostruita in emergenza. Livello alto, piogge intense e nessuna sorveglianza: la paura torna a crescere attorno allo storico fiume della Piena
CORIGLIANO-ROSSANO - Il Crati è di nuovo gonfio, scuro, carico. E torna a fare ciò che ormai fa da anni: spingere contro l’argine destro, quello più fragile, quello già rotto il 28 novembre 2018 quando l’acqua invase contrada Thurio, Ministalla e l’intera piana coriglianorossanese, lasciando dietro di sé case allagate, aziende in ginocchio e un territorio segnato.
La foto scattata oggi pomeriggio, 10 gennaio, racconta più di mille relazioni tecniche: la corrente mangia la base dell’argine poco a più a valle di quello ricostruito allora con lavori di somma urgenza. Interventi tampone che hanno rimesso in piedi la difesa ma senza risolvere il problema strutturale. Anzi, in qualche modo peggiorandolo. E il fiume, puntuale, torna a cercare il punto debole.
È un déjà-vu che fa rabbia. Perché solo a ottobre scorso era stata annunciata la consegna dei lavori di consolidamento definitivo: 7 milioni e 880 mila euro per mettere in sicurezza un tratto del Crati, quello a ridosso della linea ferroviaria: 800 metri di sponda di fiume, lasciando senza "briglie" quella più a monte altrettanto pericolosa. E che oggi sembra cedere. Insomma, un intervento arrivato otto anni dopo l’evento che aveva già dimostrato tutta la vulnerabilità del sistema ma probabilmente non del tutto efficace.
L’obiettivo necessario, infatti, sarebbe un altro: ri-deviare il corso delle acque verso l’alveo originario, correggendo quello che oggi appare come un vero e proprio “aneurisma” del fiume, una curva innaturale che pende come una spada di Damocle sulle contrade a valle.
Intanto, oggi pomeriggio che il livello di allerta dell fiume è tornato a rialzarsi, i residenti della zona ci segnalano che lungo gli argini non si registra alcuna sorveglianza attiva, né presidi visibili, nonostante l’ondata di maltempo che sta colpendo duramente la Calabria e in particolare la provincia di Cosenza. Il livello del Crati è alto, mancano pochi metri al colmo dell’argine, e ogni ora di pioggia in più diventa un’incognita.