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Le mura di Cantinella abbandonate nel V secolo. Ma è mistero sulla loro origine (e datazione) | VIDEO & FOTO

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CORIGLIANO-ROSSANO - L’ufficialità ora c’è. E aggiunge metodo, rigore scientifico e un perimetro interpretativo chiaro a una scoperta che aveva già acceso l’attenzione sul sottosuolo di Cantinella. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha diffuso una nota che circoscrive e definisce meglio l’entità del rinvenimento emerso durante i lavori di riqualificazione urbana lungo l’ex SS106 jonica.

Secondo quanto comunicato, oggi come nell’antichità Cantinella si configura come un contesto legato allo sfruttamento agricolo e a un’importante viabilità, un nodo territoriale che continua a raccontarsi proprio grazie agli interventi di rigenerazione della rete stradale moderna. È in questo quadro che si inseriscono le indagini di scavo archeologico in corso, condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, con il lavoro della direttrice Paola Aurino e dell’archeologo Damiano Pisarra, che emergono come figure centrali di un’attività di tutela tanto discreta quanto decisiva.

Cosa dicono davvero le mura di Cantinella

Lo scavo stratigrafico ha messo in luce una serie di strutture murarie il cui abbandono – ed è questo il punto chiave – si colloca preliminarmente tra la fine del IV e gli inizi del V secolo d.C., come attestano i materiali ceramici rinvenuti, in particolare sigillata africana D. Su queste strutture ormai defunzionalizzate sono state individuate almeno due sepolture, una pratica comune in età tardoantica.

Questo dato, però, va letto correttamente: la Soprintendenza non data (ancora) la costruzione delle mura, ma il loro abbandono. Un dettaglio tutt’altro che secondario. Significa che le strutture potrebbero essere molto più antiche, anche di secoli, e perché no, in una congettura logica più che scientifica, che – come si sta cercando di dimostrare nel parco archeologico di Sibari – potrebbero essere anche frutto di una sovrapposizione strutturale di epoche più antiche. Solo ulteriori indagini archeologiche, analisi scientifiche e confronti stratigrafici potranno stabilirne con precisione l’origine cronologica.

Non è Sybaris, ma c'è sicuramente una connessione con Copiae

Altro elemento chiarito in modo netto: quelle mura non vanno attribuite a Sybaris. Il contesto delineato dagli archeologi parla piuttosto di strutture insediative sorte lungo una strada, una via di comunicazione rilevante in connessione con la città romana di Copiae (Thurii). Un dato coerente con il fatto che Copiae Thurii – l’ultima fase della grande Sibari – viene abbandonata nel VII secolo d.C.. Di conseguenza, le strutture di Cantinella non possono essere post-thurine, ma rientrano pienamente in una fase precedente, ancora tutta da indagare.

Resta aperta, come sottolinea la stessa Soprintendenza, la possibilità che si tratti di una villa o di un insediamento più articolato, un vicus, sviluppatosi lungo l’asse viario che collegava la piana alla città.

Il nodo irrisolto di San Nico

Nel quadro delle attese, c’è anche un’altra questione che il territorio aspetta di vedere chiarita: il tratto murario di circa 50 metri emerso oltre un anno fa in località San Nico, sempre nell’area di Cantinella. Anche su questo fronte, come spiegato da Pisarra, saranno necessari ulteriori accertamenti e nuove indagini stratigrafiche per definirne età, funzione e contesto. Un tassello ancora sospeso, che merita di essere ricondotto a una lettura scientifica organica.

La Piana di Sibari, un gigante ancora da esplorare

Quello che emerge, con sempre maggiore evidenza, è un dato di fondo: la Piana di Sibari resta uno dei grandi territori archeologici non ancora esplorati in modo sistematico. La stessa piana che l’archeologo Cavallari indicava come quella compresa tra i due fiumi Crati e Coscile, un tempo separati (quindi più a monte della loro attuale intersezione), e che – parole sue – «non è mai stata fatta oggetto di metodiche esplorazioni».

Oggi, tra archeologia preventiva, cantieri urbani e tutela attiva, quel vuoto conoscitivo inizia lentamente a colmarsi. Senza forzature, senza sensazionalismi. Con il lavoro paziente di chi, come la Soprintendenza e i suoi funzionari, ricuce frammenti di storia laddove per secoli c’è stato solo silenzio.

Cantinella, in questo senso, non è un’eccezione: è un segnale. Un altro. E dice chiaramente che la verità archeologica di questo territorio non è ancora stata scritta fino in fondo.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.