Nella Calabria del nord-est il reddito medio è più basso della media regionale
Una distribuzione della ricchezza molto diseguale, dove pochi hanno molto e molti hanno poco. Trebisacce e Castrovillari i comuni con i redditi più alti della zona, mentre a Co-Ro sono lontani dagli standard regionali. Sila Greca con i redditi più bassi

CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria del nord-est si conferma una delle aree più fragili dal punto di vista socio-economico dell'intera Regione. Qui non manca la ricchezza, ma è sicuramente distribuita male... A confermare questa tesi ci sono i dati più recenti sul reddito imponibile medio, che restituiscono una fotografia fatta di forti squilibri interni e di un divario netto non solo rispetto alle medie nazionali, ma anche a quelle regionali.
Il reddito imponibile medio pro capite nella Calabria del nord-est, infatti, si attesta attorno a 13.300 euro annui, ben al di sotto della media regionale calabrese, che si aggira sui 17.100 euro. Questo significa che i cittadini di quest’area vivono con circa 4.000 euro in meno all’anno rispetto al resto della Calabria, e con un divario ancora più ampio se si guarda al Centro-Nord del Paese.
È importante, però, sottolineare che esistono delle differenze interne al territorio, inquanto non tutta la Calabria nord-orientale è uguale, ma i dati mostrano un mosaico variegato. Mentre l'area del Pollino–Alto Jonio registra un reddito medio di circa 13.700 euro, l’area jonica (Sibaritide e Sila Greca), con Corigliano-Rossano come capoluogo, si ferma a circa 12.700 euro, mostrando il volto più fragile del territorio. All’interno di queste macro-aree emergono ulteriori differenze: l’area castrovillarese (18 comuni) raggiunge una media di 14.030 euro, mentre la Sila Greca (12 comuni, esclusi Corigliano-Rossano e Crosia) scivola verso il basso con una media di 12.400 euro.
Alcuni centri si distinguono positivamente, come Trebisacce (17.206 euro) e Castrovillari (17.042 euro) che sono i comuni con i redditi più alti della zona. Mentre Corigliano-Rossano, la città più grande dell’area, si attesta a 14.085 euro, poco al di sopra della media locale, ma comunque lontano dagli standard regionali. E in questo caso apriamo una piccola parentesi: Come può una città, che ha fame di investimenti e dove latita il lavoro che assicuri uno stipendio "dignitoso", farsi scappare un'occasione d'oro come il progetto industriale della Baker Hughes? Una domanda che lascia l'amaro in bocca. Soprattutto a quanti sono consapevoli del fatto che un investimento da 60 milioni di euro, che avrebbe portato 200 posti di lavoro, è un evento che capita di rado alle nostre latitudini. Ma forse ora bisogna smettere di piangere sul latte versato e guardare al futuro, con la speranza che occasioni del genere (se mai ci saranno) non sfumino nuovamente. Torniamo ai dati, e ripartiamo da quelli dei comuni della Sila Greca e della Sibaritide interna, dove si concentrano i redditi più bassi, in molti casi inferiori ai 12.500 euro annui, avvicinandosi pericolosamente alle soglie della povertà relativa definite dall’ISTAT.
I dati ISTAT a livello provinciale mostrano una forte forbice interna tra i redditi più bassi e quelli più alti. Nella nostra provincia, il reddito mediano si ferma a 12.700 euro: il 10% più povero dei contribuenti non supera i 4.200 euro annui, mentre il 10% più ricco si colloca oltre i 26.300 euro. Un quadro che riflette una distribuzione della ricchezza molto diseguale, dove pochi hanno molto e molti hanno poco. Il confronto con i dati macroeconomici nazionali evidenzia quanto sia profondo il gap. Nel 2023, il PIL pro capite del Nord-Est Italia si è attestato sui 42.500 euro, mentre nel Mezzogiorno – e quindi anche in Calabria – non ha superato i 23.900 euro. La spesa media delle famiglie calabresi per consumi finali è stata di circa 16.700 euro, contro i quasi 24.000 del Nord-Est.
Possiamo dunque affermare che la Calabria del nord-est è un territorio segnato da una forte fragilità economica e da ampie diseguaglianze sociali. Alcuni comuni, come Castrovillari e Trebisacce, riescono a mantenere redditi in linea con la media regionale, ma vaste aree – soprattutto la Sila Greca e parte della Sibaritide – restano molto indietro. Questi dati evidenziano l’urgenza di politiche mirate allo sviluppo economico e infrastrutturale del territorio, capaci di ridurre il divario interno e col resto del Paese. Senza un’azione incisiva, la Calabria del nord-est rischia di restare intrappolata in una spirale di marginalità economica e sociale.