Corigliano-Rossano, al Polo Magnolia si impara a mangiare facendo la spesa
Un piccolo mercato contadino per avvicinare i bambini a stagionalità e prodotti locali. La pedagogista Teresa Pia Renzo richiama il ruolo di scuola e famiglie, senza dimenticare le difficoltà economiche nell’accesso al cibo di qualità
CORIGLIANO-ROSSANO – In Italia oltre un milione e 136mila minori vive in povertà assoluta. Per il 4,9% dei bambini sotto i 16 anni l'accesso ad un'alimentazione adeguata è ostacolato dalle difficoltà economiche delle famiglie, una percentuale che nel Mezzogiorno raggiunge l'8,9%. E dall'altra parte c'è la diseducazione alimentare: il 19% dei bambini italiani di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità. Numeri che raccontano due aspetti di un'emergenza sanitaria, sociale ed educativa che impone di intervenire già nella prima infanzia. Perché mangiare non significa semplicemente riempire la pancia. Significa fornire all'organismo ciò di cui ha bisogno per crescere, sviluppare il cervello e costruire le difese immunitarie. E significa soprattutto imparare a riconoscere la qualità di ciò che arriva sulla tavola.
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia di Corigliano-Rossano, a richiamare l'attenzione sull'importanza dell'educazione alimentare in occasione della Giornata mondiale dell'Alimentazione. Un appuntamento che i bambini hanno vissuto attraverso un laboratorio esperienziale dedicato alla conoscenza delle materie prime locali e alla stagionalità. Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase straordinaria di sviluppo. È proprio in questo periodo – sottolinea – che l'alimentazione deve diventare una priorità educativa. Non dobbiamo insegnare ai bambini soltanto a mangiare, ma a mangiare bene, aiutandoli a costruire un rapporto consapevole con il cibo.
Per l'occasione gli spazi del Magnolia sono stati trasformati in un piccolo mercato contadino, con banchetti dedicati ai prodotti a chilometro zero. I piccoli, protagonisti di una simbolica esperienza di acquisto, hanno potuto avvicinarsi agli alimenti che caratterizzano la stagione autunnale. Dalle zucche ai cachi, passando per l'uva, le pere e le mele, fino ai legumi e agli ortaggi della tradizione agricola calabrese, come fagioli, broccoli, patate, carote e rafano. Il mercato è diventato così uno spazio di apprendimento nel quale scegliere un prodotto ha significato anzitutto conoscerlo, osservarne le caratteristiche e comprenderne il legame con la terra che lo genera.
Il percorso ha consentito di avvicinare i bambini, con linguaggi adeguati alla loro età, al significato nutrizionale degli alimenti. Il calcio, insieme alla vitamina D e al movimento, contribuisce alla salute delle ossa e dei denti. I grassi insaturi, presenti ad esempio nell'olio extravergine d'oliva, fanno parte di una dieta equilibrata; i legumi apportano proteine vegetali e fibre, mentre frutta e verdura forniscono vitamine e altri nutrienti indispensabili. Una varietà alimentare che non può essere sostituita dal consumo abituale di merendine, bevande zuccherate e prodotti industriali ricchi di zuccheri aggiunti. L'obiettivo non è proibire, ma educare a distinguere ciò di cui il corpo ha bisogno da ciò che viene consumato soltanto per abitudine.
Nella visione pedagogica Magnolia, conoscere la provenienza del cibo significa anche recuperare il rapporto con l'economia agricola e produttiva del territorio. La frutta non nasce sugli scaffali del supermercato e gli ortaggi non sono disponibili indistintamente in ogni momento dell'anno. Dietro ciascun alimento ci sono il lavoro dell'agricoltore, i ritmi della natura e una filiera che merita di essere conosciuta. È una consapevolezza che si costruisce attraverso l'esperienza, facendo familiarizzare i bambini con sapori autentici e materie prime che appartengono alla cultura alimentare calabrese.
La sfida educativa - ricorda la pedagogista da più di vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia - riguarda necessariamente anche le famiglie. È tra le mura domestiche che si consolidano le abitudini alimentari, spesso condizionate dalla fretta, dalla pubblicità e dalla facilità di ricorrere a prodotti già pronti. La scuola può contribuire a orientare queste scelte, ma occorre una responsabilità condivisa, senza dimenticare che – conclude Teresa Pia Renzo - per molte famiglie l'accesso al cibo di qualità rappresenta anche un problema economico.