5 ore fa:Trebisacce, chiude l'Emporio Solidale: sospesa l'attività per la scadenza del comodato d'uso dei locali
4 ore fa:Piano Sociale Regionale fermo dal 2022. Madeo (PD): le fasce fragili non possono più aspettare
2 ore fa:Agrumeti senz'acqua, De Cicco (DPM) porta la crisi in Consiglio regionale
4 ore fa:Dall'assemblea dei Liberaldemocratici Italiani di Cassano un richiamo a responsabilità e merito
2 ore fa:Cropalati, la voce incontra la memoria nella chiesa di Santa Maria ad Gruttam
1 ora fa:Corigliano-Rossano, partecipazione ai gazebo di Futuro Nazionale
3 ore fa:Presentato a Saracena "America", il romanzo d'esordio di Luigi Pandolfi
5 ore fa:Galiano: «Legalità e sviluppo camminano insieme». Ance Cosenza plaude a "Costruttori di Legalità"
6 ore fa:Frascineto, Prioli contro il Piano rifiuti Arrical: «Aumenti sproporzionati scaricati sui Comuni»
2 ore fa:Corigliano Volley, reparto liberi al completo con gli arrivi di Pesare e Graziani

«A quarant’anni, dopo aver investito tanto, perderò la mia attività»

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – «È giusto che i costi di questa crisi e della sua gestione debba pagarli io? Questa la domanda che mi pongo tutti i giorni ormai da un anno, da quando cioè la mia attività è finita in quel tritacarne fatto di zone rosse e arancioni, di ordinanze e Dpcm che ormai da marzo del 2020 sta condizionando la vita e l’esistenza di tutta la popolazione. Ma per noi che abbiamo delle attività la crisi morde ancora di più che per gli altri, va detto anche questo».

Inizia così la lettera aperta di Damiano Cosimo Vedruccio, calzolaio di Corigliano-Rossano.

«Quando ho deciso – continua - ormai più di cinque anni fa di investire tempo e risorse nel laboratorio artigianale di famiglia l’ho fatto consapevole delle difficoltà che avrei potuto incontrare. Vivo in una regione che non compare mai nelle parti alte delle classifiche di qualità della vita, in cui è difficile fare impresa e in cui è un atto di coraggio anche solo alzare una saracinesca ogni mattina».

«Ho scelto però di proseguire l’attività impiantata da mio padre – aggiunge - proveniente da anni di emigrazione in Germania agli inizi degli anni ’70 e di imparare l’arte del calzolaio. Ho fatto il mio apprendistato con lui, ho seguito corsi di pelletteria artigianale fuori regione, venuto a mancare poi mio padre nel 2018 sono diventato a tutti gli effetti titolare della calzoleria. Nel corso dei miei 7 anni di lavoro, ho avuto un aumento di fatturato del 20% annuale, che mi avevano portato ad investire nella mia attività, trasformando la tradizione di famiglia in qualcosa di più grande. Nel 2020 ho comprato il codice ateco per la vendita dei miei articoli. Ero in gara per un finanziamento di 20.000 euro per rinnovare i locali e l’immagine che nel tempo la mia famiglia aveva tracciato con questa attività per la comunità».

«Un lavoro difficile, il mio, in un mondo in cui le scarpe si comprano e si gettano via con facilità, eppure pian piano sono riuscito a cementare la vecchia clientela e a conquistarne di nuova. Certo, non è un lavoro che ti permette di strafare, ma garantisce dignità. O almeno garantiva, fino al marzo del 2020».

«È ormai un anno che l’attività è ferma, o perché chiusa (qui da me a Corigliano-Rossano il peso dei contagi è stato tale da richiedere la zona rossa e il mini lockdown anche nel 2021) o perché quando io ho potuto aprire la gente non poteva uscire di casa. E le scarpe, da sole, non ci arrivano qui in bottega. Qualcosa dal governo è arrivata, in 12 mesi, ma briciole rispetto alle spese e alle tasse da sostenere. Dal novembre 2020 ho iniziato ad andare in difficoltà con l’affitto, e non ho mai ricevuto alcun sostegno o aiuto per questo. Oggi, a maggio 2021, ho ricevuto dal proprietario del garage in cui ha sede la mia attività l’intimazione a saldare gli affitti arretrati con la minaccia di sfratto. E siccome il lavoro è poco, dal governo non arriva più nulla, non vedo in che modo poter saldare tutti gli arretrati in un colpo solo. Dunque, arrivato a quarant’anni e dopo aver investito tanto perderò la mia attività».

«Queste righe sono un appello che rivolgo a voi tutti. È giusto che io debba perdere tutto? È giusto che la gestione della crisi debba pagarla io sulla mia pelle? È giusto che tutti i sacrifici fatti prima da mio padre e poi da me debbano scomparire sotto un’intimazione di sfratto? È giusto che la crisi la paghino i più deboli? Lo chiedo a tutti quelli che sono nella mia stessa situazione. Se lo Stato non ci aiuta, aiutiamoci noi» conclude.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.