La festività delle Palme a Rossano: 1462-2026
La ricostruzione storica di Francesco Filareto: come Matteo Saraceno e i francescani trasformarono la liturgia e le tradizioni religiose della città
La bizantinità e la mediterraneità di Rossano e dell’Arcidiocesi terminano, con la morte dell’ultimo arcivescovo greco, Domenico de’ Lagonessa (1459) e con l’arrivo dell’arcivescovo latino Matteo Saraceno (1460).
Rossano e l’Arcidiocesi, in pochi anni, nel 1460-62, passa dal rito e dalla liturgia bizantino-greci a quelli latino-cattolici.
Matteo Saraceno è un francescano minore osservante, discepolo di S. Bernardino da Siena, noto per il suo intransigente integralismo e la sua attività di inquisitore, con l’incarico da parte di Papa Pio II Piccolomini di latinizzare, a qualsiasi costo, la Chiesa rossanese. Egli impone la liturgia, i testi sacri nella lingua e nella prassi latine in tutte le chiese diocesane, vieta al clero greco-bizantino di celebrare in cattedrale e lo relega nell’antica chiesa di S. Nicola al Vallone nella Grecìa (vero e proprio apartheidreligioso!). Nello stesso tempo, decide di realizzare un Convento, che rappresenti visibilmente la discontinuità con il passato bizantino e l’avvento della religione latino-cattolica. Non fa costruire un nuovo edificio, ma, viceversa, decide di riconvertire una precedente fabbrica, iniziata nel 1428 e programmata come il 5° edificio sacro bizantino-greco urbano della città. Rifondato l’immobile, Matteo Saraceno realizza l’imponente Convento.
Ma, la resistenza della popolazione, della classe dirigente, dei sacerdoti bizantini è forte: l’episodio più eclatante di contrasto è la distruzione di notte di quanto edificato di giorno del costruendo immobile, operato da quelli legati all’identità e alle tradizioni millenarie precedenti. Non si arriva a una guerra civile e di religione, perché prevale il compromesso. Il movimento religioso e laico filo-bizantino rinuncia a ogni azione di resistenza e lascia ultimare l’immobile.
In cambio, Matteo Saraceno impegna l’arcidiocesi, anche per il futuro, a una significativa iniziativa annuale per mantenere i legami ideali con la bizantinità precedente della città, intitolandoli al suo maestro Bernardino da Siena e li affida all’Ordine francescano dei Minori Osservanti. Una volta all’anno, la domenica delle Palme, il Vescovo e il presbiterio, dopo avere iniziata e interrotta la messa in Cattedrale, si dovranno recare, coi paramenti sacri bizantini e in processione solenne, nella Chiesa di “S. Bernardino”, per esprimere la continuità tra la Chiesa latina con la precedente bizantina e l’omaggio della prima resa alla seconda anche attraverso il canto e la lettura in greco, nel corso della celebrazione della messa, dell’epistola e del passo evangelico della ricorrenza.
L’impegno è mantenuto, nei successivi 564, da tutti i 63 successori di Matteo Saraceno, fino all’attuale arcivescovo Maurizio Aloise.
Pacificata la Comunità religiosa e civile, vengono ultimati i lavori della Chiesa e del Convento, intitolati a S. Bernardino da Siena: essi sono i primi edifici sacri di liturgia latino-cattolica di Rossano(1462).
Finisce un’epoca! Termina l’età per così dire eroica, quella bizantina e mediterranea, pur con le sue ombre e i suoi chiaroscuri, che vede Rossano e la Calabria del Nord-Est al centro di grandi avvenimenti per un periodo lungo della storia, durato 900 anni (dal 549 al 1462).