Corigliano-Rossano, il dopo Stasi è già iniziato: tantissimi papabili candidati... nessuna coalizione (vera)
Ognuno per sé e Dio per tutti! Se il sindaco dovesse tentare la corsa verso Roma, la terza città della Calabria tornerebbe al voto. Ma, tra centrosinistra, centrodestra, civici e movimentisti, nessuno ha ancora costruito davvero un’alternativa
CORIGLIANO-ROSSANO – Si avvicina l’ora della verità. Non saranno settimane, forse non saranno mesi, ma è probabile – se si vuole avere fede nei tanti rumors che si rincorrono nello sbilenco e frastagliato panorama politico locale – che fra poco più di un anno la terza città della Calabria possa tornare al voto, qualora si attuasse il “piano Stasi” di intercettare un seggio nell’emiciclo parlamentare romano.
Ammesso che sia così, è doveroso porsi una domanda. La stessa che, da questa parte, ci poniamo ormai dall’11 giugno 2024, da quando il giovane primo cittadino di Corigliano-Rossano vinse la seconda sfida delle comunali, mettendosi dietro, per l’ennesima volta, tutte le truppe cammellate del centrodestra cittadino e calabrese: chi sta lavorando al dopo Stasi?
Ebbene, a distanza di due anni, questa domanda rimane ancora senza risposta. O meglio, una risposta c’è ed è particolarmente stravagante. Perché a cercare di costruire un’alternativa al sindaco movimentista ci stanno provando tutti – partiti, movimenti e anche intraprendenti figure anonime, ognuno singolarmente – e nessuno, perché tutti aspettano la mossa dell’altro, cercando di costruirsi sin da ora l’alibi di un’eventuale sconfitta.
Solo una cosa è certa: Stasi non sarà direttamente impegnato nella partita delle comunali, a meno che non venga dimissionato anzitempo per “tradimento”, salti il ticket per Roma e allora possa reinventarsi un istrionico nuovo assalto al Palazzo di Città.
L’assetto politico attuale della città, dicevamo, è piuttosto buffo. Perché in fondo non c’è una forza politica, che sia una, all’interno del perimetro che si estende dal Crati al Trionto, che non abbia un veto, un’obiezione da porre per creare i presupposti di un’alleanza. Da sinistra a destra.
Ognuno flagellato da lacerazioni interne.
Il Partito Democratico continua a rimanere la gloriosa macchina del nulla, capace di esprimere preferenze sulla persona da capogiro, per poi sciogliersi, dileguarsi, annichilirsi quando è chiamato a ragionare da partito. I democrat, a Co-Ro, sono un gruppo politico affetto dalla Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie, quella di stare davanti a uno specchio e vedersi giganteschi, che quasi sempre finisce per subire gli effetti della Sindrome di Stoccolma: innamorarsi oltremisura del proprio aguzzino, pur sapendo di non condividere nulla con lui.
Probabilmente il PD, per risolvere i suoi mali, dovrebbe capire che al suo interno c’è un problema di vertici e leadership, dove chi ha i voti, quelli che realmente contano per vincere, resta volutamente ai margini del partito. Intanto, gli altri lavorano a programmi interessanti ma inutili, a posizioni di valore, con la speranza che qualcuno vada a chiedere loro, quasi a implorarli, di costruire la coalizione di centrosinistra per la città. E questo non avverrà mai.
Poi c’è Alleanza Verdi-Sinistra. Che a Corigliano-Rossano è il partito del “va tutto bene, madama la marchesa”. Per poi ritrovarsi alle riunioni di partito con Mimì, Cocò e… chi rompe le palle. In tre. Con una sola consapevolezza: che, in queste condizioni, senza la forza corroborante di Stasi alle spalle, non vanno da nessuna parte. Nemmeno all’assalto di un condominio.
Il Movimento 5 Stelle? E qui si apre la disamina di una politica-non politica. I pentastellati sono ognuno piccoli astri, ognuno con la propria orbita, ognuno con le sue luci e le sue ombre. Stelline che, quando si mettono insieme, non fanno luce ma fuochi d’artificio. E a testimoniarlo ci sono i rapporti ad altissima tensione che vibrano al loro interno. Rapporti di cui credono – loro, pensando di essere “sperti” – che nessuno si accorga, ma che in realtà sono lapalissiani.
L’unica, tra loro, che probabilmente sta pensando e calcolando la costruzione di un dopo Stasi è Liliana Zangaro che con i 5 Stelle, in verità, non c’entra proprio nulla, “mandata” a farsi le ossa in Regione come capostruttura di Elisa Scutellà. L’ex pasionaria dello stasismo, sostenitrice della prima ora del movimentismo tout-court che portò Stasi alla guida della città, dopo essere fuoriuscita dai ranghi del Consiglio comunale, andando via ma senza sbattere la porta più di tanto, si sta costruendo il suo Cavallo di Troia per ritornare in auge a Corigliano-Rossano e magari mettere sul tavolo una propria candidatura, forte proprio del possibile sostegno pentastellato. Sogno o son desto?
Chi invece sta lavorando con più concretezza, affilando sciabole e lame di baionetta, sono i movimentisti di Stasi: i “vecchi”, quelli che ci sono da sempre, e i “nuovi”, quelli che sono arrivati con le ultime comunali. Ognuno oggi ha ruoli di governo all’interno dell’Amministrazione comunale e, senza negarlo più di tanto, attende da un giorno all’altro l’incoronamento di successione.
C’è Francesco Madeo, da un lato del Cino; Marinella Grillo, invece, lungo l’altra sponda. Entrambi stanno lavorando per capitalizzare più possibile consensi ma, soprattutto, alleanze.
E poi… poi c’è il fantastico, magico, stratosferico mondo del centrodestra. Quello delle truppe cammellate, delle bandierine, dei piedi nel fango ma con le scarpe in pelle di coccodrillo e la giacca di chiffon.
A Corigliano-Rossano, non fosse altro per la storia politico-istituzionale che si porta nel bagaglio, il cosiddetto schieramento conservatore dovrebbe essere una gloriosa armata di potere e consenso. Che di fatto lo è. Ma fuori dai confini della città. Perché il centrodestra a Corigliano-Rossano, da quando è nata la nuova città, non ha mai saputo vincere – tranne che nelle corse solitarie dei suoi candidati – ma soprattutto non ha mai saputo dettare la linea.
È una grande corazzata che si riunisce solo in occasione delle elezioni… e perde. Ecco perché, probabilmente, dopo le due mazzolate potenti del 2019 e del 2024, questa volta la strategia potrebbe essere un’altra. Una strategia indotta, costretta, sia chiaro. Non una scelta. L’impressione, infatti, è che ognuno vada per sé.
Fratelli d’Italia scalpita. Il partito della Meloni, che trova nelle sue radici la vera matrice che ha governato questo territorio per quasi un ventennio prima dell’avvento di Stasi, è di fatto un partito con un capo, il senatore Ernesto Rapani, ma anche con tantissimi soldati dissidenti e disertori. Qualcuno li potrebbe definire anche traditori, ma tutto dipende dalla prospettiva da cui si guardano le cose.
Loro il candidato sindaco ce l’hanno. Non lo dicono chiaramente, ma il cammino intrapreso dall’avvocato Dora Mauro, come coordinatore cittadino del partito, è sicuramente un indizio più che chiaro, che non si può trascurare. È una candidatura che si sta costruendo lentamente, con metodo, anche se poi tutto dipenderà dalle declinazioni che assumerà la prossima campagna elettorale per le Politiche. Che, a meno di scossoni, dovrebbe essere la prima, in ordine di tempo, ad arrivare.
Oggi, però, se si parla di Fratelli d’Italia a Corigliano-Rossano non si può non parlare di Futuro Nazionale. Il partito del generale Roberto Vannacci, se in altre parti del Paese e della Calabria sta dando una spallata forte alla Lega di Salvini, in città i proseliti li sta facendo proprio tra i meloniani, tesserati e non. C’è un motivo: di fatto la Lega, alle nostre latitudini, sostanzialmente conta pochissimo.
C’è un direttivo, da poco costituitosi, ma non è entrato a pieno nell’agone politico cittadino. Quindi, impalpabile e, per la stragrande maggioranza, inesistente. La “pesca” di Futuro Nazionale, dunque, la fa inevitabilmente nella destra sovranista e conservatrice che qui – lo ribadiamo – ha sempre avuto uno zoccolo duro.
E qui ritornano, se vogliamo, i disertori della Meloni. Su tutti c’è Giovanni Dima, che ha scelto con convinzione di indossare le mostrine politiche dell’ufficiale della Folgore e tentare una nuova primavera politica fatta di idee, valori e principi che si rifanno alla destra sociale. Con lui c’è gente come Giovanni Antoniotti e non è da escludere che, a breve, possa unirsi anche qualche ex sindaco.
I loro obiettivi? Molteplici e imprevedibili: da Palazzo Bianchi a Roma. L’onda del generale potrebbe essere lunga e imprevedibile. Soprattutto per come spira il vento in questo strano momento storico. E qui l’esperienza potrebbe giocare un ruolo imprevedibile.
A destra, spostati verso il centro, poi c’è Forza Italia. Sulla carta, a Corigliano-Rossano e nella Sibaritide, non ce ne dovrebbe essere per nessuno. Due assessori regionali di peso, Gianluca Gallo e Pasqualina Straface; un consigliere provinciale, Giuseppe Turano; cinque consiglieri comunali. Eppure nulla è scontato. Anzi.
In un’altra condizione, con un partito diverso, politicamente più strutturato, tutte le premesse fatte finora sul centrodestra non sarebbero esistite. Il dominus politico di Forza Italia, però, è più concentrato a strutturarsi istituzionalmente che politicamente. Ma Forza Italia, per antonomasia, a Corigliano-Rossano è sempre pronta a fare la sua parte.
E questa volta il candidato sindaco di coalizione lo proporranno nuovamente loro. Chi c’è, c’è. E quel nome sarà Giuseppe Turano. Candidato sindaco in pectore da una vita e che alle prossime comunali – anche a costo di bruciarsi – dovrà essere lui il portabandiera di Forza Italia, aiutato e sostenuto da tutto l’apparato di un partito, quello calabrese, che oggi è quello che ha maggiore peso persino sulle dinamiche nazionali. Stiamo parlando di una forza che, in questo momento – domani non si sa – può fare a meno di tutti. Anche delle piccole-grandi fuoriuscite.
Su tutti viene in mente Piero Lucisano, forzista in quota Rosaria Succurro, che con la direzione territoriale del partito è in totale rotta di collisione e che ha già detto, all’indomani della sua uscita dai ranghi dell’opposizione di centrodestra e della costituzione del gruppo misto in Consiglio comunale, di essere pronto a costruire una piccola coalizione civica, pronta a mettere insieme civici, moderati, oltranzisti e tutto il mondo forzista ribelle agli schemi del potere locale, e candidarsi a sindaco.
Dopo il “pino figliastro”, non c’è alcun motivo per non credergli.
Ma di situazioni come quella di Lucisano, nell’area centro-moderata, ce ne sono a iosa. C’è da capire, ad esempio, cosa abbia intenzione di fare Azione, leggasi movimento Corigliano-Rossano Domani di Claudio Malavolta, che ha un consigliere comunale, Demetrio Walter Caputo, e che sicuramente ha in mente di connotarsi in qualche modo alle prossime comunali.
C’è poi l’area democristiana liberale, con Carlo Di Noia che recentemente ha aderito alla nuova realtà partitica di Base Popolare, del senatore Giuseppe De Mita. E lo ha fatto non solo aderendo a un partito che si rifà ai vecchi valori dello scudo crociato, a cui Di Noia è da sempre legato; e nemmeno solo perché la politica locale, quella dei massimi sistemi del centrodestra, ha saputo sabotare un bel progetto politico come Convivium, che nelle premesse sembrava potesse dare davvero un contributo importante al dibattito.
Lo ha fatto per reazione. Perché Carlo Di Noia, anche lui, si sente pronto a dire la sua e costruire un progetto per la città. Ovviamente da candidato sindaco.