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Il bilancio drammatico dell'incendio sul Pollino: almeno 900 ettari in cenere

3 minuti di lettura

CASTROVILLARI - Il fuoco si è fermato. Adesso resta la cenere. E una prima cifra che restituisce soltanto in parte la dimensione della ferita aperta sul versante calabrese del Pollino: almeno 900 ettari di territorio distrutti.

È la stima preliminare attribuita all’Ente Parco dopo il vasto incendio che per giorni ha tenuto sotto assedio l’area compresa tra Morano Calabro, Castrovillari, Frascineto e San Basile. Un dato ancora provvisorio, destinato a essere affinato attraverso ulteriori rilievi, mentre valutazioni successive hanno portato il bilancio complessivo vicino ai mille ettari.

Dopo quasi una settimana trascorsa tra fronti multipli, vento, fumo, mezzi aerei insufficienti e squadre impegnate senza sosta, il Pollino comincia dunque a misurare ciò che ha perso.

Ma proprio mentre si contano i danni, Angelo Prioli, vicesindaco di Frascineto e consigliere nazionale Anci, prova a spostare il confronto dal numero dei Canadair al momento in cui un incendio può ancora essere sconfitto.

«I primi dieci minuti decidono il destino di un incendio. Dopo, molto spesso, si può soltanto limitarne i danni». Non è una considerazione teorica. Prioli opera da oltre quindici anni sul campo nella lotta agli incendi boschivi con il Gruppo Soccorritori Aquile del Pollino, associazione di volontariato di Protezione civile che proprio quest’anno ha rafforzato la sorveglianza delle aree a rischio anche attraverso l’impiego dei droni.

Due fronti, paesi minacciati e l’A2 chiusa dal fumo

L’emergenza si era sviluppata su due fronti distinti. Il primo incendio, partito nell’area della Calcinaia di Morano Calabro, aveva raggiunto i territori di San Basile e Saracena, entrando nel perimetro del Parco. Il secondo, divampato a Castrovillari, aveva superato l’autostrada e si era diretto verso Frascineto e l’area della Manfriana.

Per ore Castrovillari era rimasta circondata dal fuoco, con il Centro operativo comunale attivato e le fiamme nelle zone di Cerasulo, Petrosa e Cornice. A Frascineto il fronte aveva minacciato il territorio comunale e le aree più vicine al centro abitato, mentre il fumo aveva imposto la chiusura temporanea dell’A2 tra Sibari e Morano Calabro.

Vigili del Fuoco, Calabria Verde, Protezione civile, volontari e mezzi aerei hanno lavorato per giorni su versanti difficili da raggiungere. In alcuni momenti un solo Canadair è stato costretto a dividersi tra incendi diversi, allungando inevitabilmente i tempi tra un lancio e l’altro.

È proprio questa esperienza a rafforzare il ragionamento di Prioli: quando il fuoco diventa abbastanza grande da richiedere un massiccio intervento aereo, una parte della battaglia è già stata persa.

«Il fuoco trova territori già pronti a bruciare»

«Gli incendi si combattono con una macchina organizzativa capace di intervenire nei primi minuti», sottolinea il vicesindaco. La velocità della risposta, però, è soltanto una parte del problema. L’altra riguarda le condizioni nelle quali le fiamme riescono a propagarsi.

«Il fuoco trova territori già preparati a bruciare, dove la continuità della vegetazione secca consente alle fiamme di avanzare senza ostacoli e dove spesso le squadre di terra incontrano difficoltà enormi per raggiungere le zone più isolate. È questa la fragilità strutturale che ogni estate riemerge insieme al fumo».

Sottoboschi non puliti, sterpaglie, terreni abbandonati, vegetazione continua e piste difficilmente percorribili trasformano anche un piccolo focolaio in un fronte capace di divorare ettari in poche ore.

Quando arriva l’estate, si torna a discutere della flotta aerea, della rapidità delle richieste e del numero dei mezzi disponibili. Per Prioli, però, il vero fallimento si consuma molto prima, durante i mesi nei quali l’emergenza non è ancora visibile.

«Si interviene quando l’incendio è già esploso, mobilitando uomini, mezzi ed elicotteri, mentre la prevenzione resta il capitolo più debole». Servirebbero pulizia dei sottoboschi, manutenzione delle fasce tagliafuoco, vigilanza delle aree maggiormente esposte e un sostegno concreto ai Comuni che non dispongono di uomini e risorse sufficienti.

«I mezzi aerei sono indispensabili quando le fiamme hanno già raggiunto dimensioni tali da non poter essere affrontate soltanto da terra. Ma un Canadair non può sostituire la gestione ordinaria del territorio, non può compensare anni di incuria né impedire un innesco».

Il danno non finisce con l’ultimo focolaio

Resta poi il tema delle cause. Prioli auspica che gli organi inquirenti facciano piena chiarezza su ciò che accade ogni estate, evitando conclusioni anticipate ma chiedendo che gli eventuali responsabili vengano individuati.

Perché quando un incendio viene spento l’emergenza operativa finisce, ma quella ambientale è appena cominciata. «Resta un danno enorme alla biodiversità e ci vorranno anni per ristabilire questo patrimonio», conclude.

Gli ettari bruciati non sono infatti tutti uguali. Dietro quella cifra ci sono boschi, macchia mediterranea, pascoli, habitat, fauna costretta alla fuga, suolo esposto all’erosione e versanti che con le prime piogge potrebbero diventare più vulnerabili.

Il Pollino è uscito dalle fiamme, ma non dall’emergenza. Ora serviranno verifiche puntuali, monitoraggio delle aree percorse dal fuoco, interventi contro il dissesto e una strategia di recupero capace di non trasformarsi in una nuova improvvisazione.

Soprattutto, servirà ricordarsi di questi giorni quando arriverà l’inverno.

Perché il prossimo incendio non comincerà con la prima colonna di fumo. Comincerà molto prima, se i territori resteranno senza manutenzione, sorveglianza e squadre capaci di intervenire in quei dieci minuti che, come avverte Prioli, possono decidere tutto.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.