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Corigliano-Rossano, Renzo: «Il Polo Infanzia è il primo argine contro l’emergenza educativa»

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – L’emergenza educativa non comincia quando un adolescente abbandona la scuola, entra in una baby gang o manifesta un disagio ormai evidente. Secondo la pedagogista Teresa Pia Renzo, le fondamenta della prevenzione si costruiscono molto prima, già nei primi anni di vita, ed è per questo che il Polo Infanzia deve essere considerato non soltanto un servizio per le famiglie, ma un vero presidio pedagogico e sociale.

È la linea che Renzo ha sviluppato nel corso dell’ultimo anno affrontando alcuni dei nodi più delicati del dibattito educativo contemporaneo: autonomia dei bambini, rapporto con le regole, crisi dell’autorevolezza adulta, digitalizzazione, violenza giovanile, dispersione scolastica e rapporto tra scuola e famiglia.

Una lettura che parte da un principio preciso: intervenire quando il disagio è già esploso significa spesso arrivare tardi. «È nei primi anni di vita – sostiene la pedagogista – che si formano linguaggio, autonomia, relazione, fiducia, attesa, rispetto, senso del limite e prime responsabilità».

Il Polo Infanzia non è un luogo di semplice custodia

Da qui la necessità, secondo Renzo, di superare l’idea della prima infanzia come fase soltanto preparatoria alla scuola.

Nido e scuola dell’infanzia diventano invece i luoghi nei quali il bambino comincia a misurarsi con gli altri, con la regola e con la frustrazione, ma anche con il proprio corpo, il linguaggio e l’autonomia.

«Considerare un nido o una scuola dell’infanzia come semplice spazio di custodia significa non comprendere la profondità della sfida», osserva.

Il tema attraversa anche le attività quotidiane apparentemente più semplici: vestirsi, allacciarsi le scarpe, riordinare, collaborare, sbagliare e correggersi. Esperienze che, nella prospettiva indicata dalla pedagogista, contribuiscono a costruire sicurezza personale e responsabilità senza sostituirsi continuamente al bambino.

Lo stesso vale per la noia, che Renzo invita a non trattare automaticamente come un vuoto da riempire con uno smartphone o un altro dispositivo digitale, ma come uno spazio nel quale immaginare, desiderare e creare.

«L’emergenza educativa cresce quando arretrano gli adulti»

Il punto più critico, però, riguarda proprio il ruolo degli adulti.

Renzo individua una fragilità nel sistema educativo quando i genitori giustificano ogni comportamento, gli insegnanti vengono delegittimati, le istituzioni non sostengono chi educa e la comunità rinuncia a stabilire confini riconoscibili.

«L’autorità non è autoritarismo – sottolinea –. È presenza, responsabilità, capacità di dire no, di reggere la protesta, di accompagnare senza sostituirsi e di proteggere senza impedire la crescita».

Da questa impostazione deriva anche la richiesta di ricostruire il rapporto tra scuola e famiglia sulla chiarezza dei rispettivi ruoli: nessuna delega totale alla scuola, ma neppure insegnanti lasciati senza strumenti o autorevolezza.

Smartphone e intelligenza artificiale: «Il problema è l’assenza educativa»

Una delle nuove frontiere della questione riguarda inevitabilmente il digitale.

Smartphone, social, video, registro elettronico e intelligenza artificiale non vengono indicati da Renzo come un problema in sé. La criticità nasce, secondo la pedagogista, quando bambini e adolescenti utilizzano questi strumenti senza la presenza di adulti in grado di spiegare, filtrare e accompagnare.

«Senza adulti capaci di mediare, la tecnologia non educa: amplifica», è il principio con cui sintetizza il rapporto tra innovazione e responsabilità educativa.

Un ragionamento che conduce a una domanda più ampia: quanto può essere davvero innovativa una scuola che introduce strumenti sempre più avanzati senza costruire contemporaneamente competenze pedagogiche per governarli?

Violenza e baby gang, «prima dell’aggressione ci sono segnali»

Nel lavoro dell’ultimo anno Renzo ha affrontato anche la crescita dell’attenzione pubblica verso violenza giovanile, bullismo e baby gang.

La sua tesi è che l’atto violento non debba essere considerato un episodio isolato dal percorso educativo precedente.

«Prima dell’aggressione – osserva – c’è spesso una parola che umilia, un gesto tollerato, una regola aggirata, un adulto che minimizza, un gruppo che applaude, un social che rilancia».

Da qui la necessità, nella sua analisi, di non ridurre l’educazione alla sola comprensione delle cause del comportamento aggressivo. Occorre anche «fermare, proteggere, nominare le responsabilità e restituire forza al limite».

Dispersione scolastica, il problema può cominciare molti anni prima

Anche la dispersione viene letta dalla pedagogista come il punto finale di una fragilità che può essersi costruita molto prima dell’adolescenza.

Ragazzi che arrivano alle scuole superiori con competenze insufficienti, difficoltà mai affrontate e un orientamento debole rischiano di vedere esplodere problemi accumulati per anni.

Per Renzo, far avanzare uno studente senza intervenire realmente sulle lacune non significa necessariamente includerlo, ma può semplicemente rinviare il momento in cui quelle difficoltà emergeranno.

Orientamento e valutazione diventano così, nella sua impostazione, strumenti di prevenzione e non meccanismi di esclusione.

Il pedagogista come funzione di prevenzione

È su questo terreno che Renzo rivendica anche un ruolo più ampio per la figura del pedagogista.

Non un professionista da coinvolgere soltanto quando il disagio è già manifesto, ma una funzione di prevenzione capace di lavorare sulla progettazione educativa, sulla relazione tra scuola e famiglie e sulla lettura dei bisogni della comunità.

Ed è qui che torna il ruolo del Polo Infanzia.

Per Teresa Pia Renzo, infatti, è proprio nei primi anni che può essere costruita quella rete tra bambino, famiglia, scuola e comunità capace di intervenire prima che fragilità e difficoltà diventino emergenze.

«Se vogliamo davvero affrontare l’emergenza educativa – conclude – dobbiamo smettere di guardare alla prima infanzia come a una fase secondaria. È lì che si costruisce l’argine. È lì che scuola, famiglia e comunità devono tornare a incontrarsi».

Il punto, dunque, non è soltanto offrire un servizio alle famiglie. È decidere quanto presto una comunità vuole cominciare a occuparsi del proprio futuro.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.