Morì per salvare un bambino nel Garda: Bosco chiede una strada per Sorin
Il consigliere di opposizione ha protocollato la proposta al Comune di Corigliano-Rossano: «Il suo gesto non può essere archiviato come un fatto di cronaca»
CORIGLIANO-ROSSANO - Ha visto un bambino di sette anni in difficoltà nelle acque del lago di Garda e si è tuffato senza esitare. Il piccolo è stato salvato. Lui, invece, non è più riemerso. Il corpo senza vita di Alexandru Olaisiu Sorin è stato recuperato soltanto dopo giorni.
Ora Giancarlo Bosco, consigliere comunale di opposizione del Movimento del Territorio, chiede che Corigliano-Rossano restituisca a quel gesto un posto stabile nella propria memoria pubblica, intitolando a Sorin una strada o una piazza della città.
La richiesta è stata formalmente protocollata. Per Bosco non si tratterebbe di un semplice omaggio istituzionale, ma del riconoscimento dovuto a un uomo che, nel momento decisivo, ha scelto di mettere la propria vita tra il pericolo e un bambino.
Sorin, originario della Romania e residente a Corigliano-Rossano, viveva e lavorava nella comunità cittadina. Secondo le prime ricostruzioni, si sarebbe gettato immediatamente nelle acque davanti a Sirmione, mosso dall’istinto di soccorrere il piccolo in difficoltà.
«Qui non c’è retorica, c’è una scelta», osserva Bosco. Una scelta che, secondo il consigliere, racconta il significato più profondo della cittadinanza e dell’integrazione: non il luogo di nascita o il passaporto, ma la responsabilità verso gli altri.
«Sorin viveva nella nostra comunità, lavorava qui e ha portato nel momento decisivo il valore più alto della cittadinanza. È un esempio di altruismo che non ha passaporto, ha solo coraggio».
La proposta di intitolazione punta a trasformare quel sacrificio in un riferimento permanente per la città. Un nome inserito nelle mappe urbane, capace di accompagnare la vita quotidiana delle persone e di ricordare soprattutto ai più giovani che l’eroismo non è spettacolo, ma disponibilità a proteggere chi è più fragile.
Per Bosco, dedicare uno spazio pubblico a Sorin significherebbe riconoscere che il bene comune si costruisce anche attraverso scelte individuali estreme. E affermare che chi sceglie Corigliano-Rossano come luogo in cui vivere e ne condivide i valori merita di entrare nella storia collettiva della comunità.
«Intitolare una strada a Sorin significa fare in modo che il suo nome accompagni i passi quotidiani di chi va a scuola, al lavoro, opera e vive nella nostra città. È il modo più sobrio e durevole per trasformare il dolore in responsabilità collettiva».
Il consigliere invita ora le istituzioni comunali ad accompagnare rapidamente il percorso, nel rispetto delle procedure necessarie, affinché la memoria di Sorin non resti legata soltanto all’emozione prodotta dalla tragedia.
Perché quel gesto, sostiene Bosco, non deve essere ricordato come un’eccezione celebrata una volta e poi dimenticata. Deve diventare una misura civile: il segno di ciò che una comunità può aspettarsi dai propri cittadini e del valore che sceglie di attribuire al coraggio, alla solidarietà e alla vita degli altri.