BEI e Mezzogiorno, Tridico: «Le regioni del Sud devono fare squadra per intercettare i fondi europei»
A Bari il confronto tra amministratori locali e Banca Europea degli Investimenti. Flavio Stasi: «I Comuni calabresi devono aggregarsi e muoversi da soli su casa, energia, agricoltura e mobilità»
Un Mezzogiorno “federato”, capace di fare rete e di presentarsi unito davanti alle opportunità offerte dall’Europa. È questa la visione lanciata da Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, al termine dell’incontro istituzionale svoltosi ieri nella sala consiliare della Città Metropolitana di Bari. L’iniziativa, promossa insieme ad Asprom – l’Associazione per lo Sviluppo e la Promozione del Mezzogiorno – all’ANCI Puglia e all’Università degli Studi di Bari, ha riunito sindaci e amministratori di Campania, Basilicata, Abruzzo, Puglia, Molise e Calabria con un Senior Loan Officer della Banca Europea degli Investimenti (BEI). Al centro del confronto, strumenti finanziari, accesso al credito e strategie per utilizzare in maniera più efficace i fondi europei destinati al Sud Italia.
«Il Mezzogiorno ha smesso di avere scuse: le risorse europee ci sono, il problema è che non sappiamo come prenderle», ha dichiarato Tridico, rilanciando l’idea di un “Mezzogiorno federato”, già proposta durante la campagna elettorale per la presidenza della Calabria. Secondo l’europarlamentare, le regioni del Sud unite potrebbero costruire una rete comune di sviluppo, infrastrutture e trasporti, superando quella frammentazione che per anni ha frenato la crescita del territorio. Nel suo intervento, Tridico ha sottolineato come il Sud sia stato troppo spesso considerato una periferia del Paese, “una terra da cui partire e non in cui restare”, evidenziando la necessità di un riscatto concreto basato su infrastrutture efficienti, occupazione stabile e servizi adeguati.
Un ruolo decisivo potrebbe essere svolto proprio dalla BEI. Nel 2025, infatti, il gruppo della Banca Europea degli Investimenti ha destinato alle regioni meridionali quasi cinque miliardi di euro, pari al 40% dell’attività complessiva in Italia, segnando un risultato record. Tuttavia, ha osservato Tridico, «quei soldi non si trasformano da soli in infrastrutture, case o reti energetiche»: servono progetti solidi, capacità amministrativa e una rete di collaborazione tra enti locali. Il nodo principale resta infatti quello dell’aggregazione tra Comuni. La BEI concede prestiti diretti soltanto per operazioni superiori ai 25 milioni di euro, una soglia difficilmente raggiungibile da piccoli enti locali che agiscono individualmente.
Sul tema è intervenuto anche Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, che ha evidenziato la necessità per i Comuni calabresi di organizzarsi autonomamente e aggregarsi su settori strategici come casa, energia, agricoltura e mobilità, soprattutto “nel vuoto lasciato dalla Regione e dal Governo”. Per Tridico, questa difficoltà rappresenta il simbolo di un fallimento della programmazione territoriale che ogni anno comporta la perdita o il cattivo utilizzo di milioni di euro destinati allo sviluppo.
L’europarlamentare ha infine richiamato il principio di coesione territoriale previsto dall’articolo 170 del TFUE, ricordando come si tratti di «un obbligo giuridico dell’Unione europea verso tutti i cittadini, inclusi quelli del Sud». Da Bruxelles, ha assicurato, continuerà a vigilare affinché questo principio si traduca in strumenti realmente accessibili ai territori meridionali. «Ieri a Bari abbiamo detto che possono farcela. Ora bisogna dimostrarlo», ha concluso.