«Scempio Villapiana»: Le Fosse (PD) accusa il partito di ambiguità politica
Il membro della direzione provinciale accusa il partito di sostenere una candidata proveniente dalla Lega senza simbolo, denunciando divisioni e rischi per la credibilità politica
VILLAPIANA - A Villapiana esplode il caso politico che scuote il Partito Democratico locale e provinciale. A intervenire con parole dure è Pino Le Fosse, membro della direzione provinciale, che denuncia una situazione di forte incoerenza e mancanza di chiarezza all’interno del partito.
Secondo Le Fosse, «Quello che sta accadendo a Villapiana non è una vicenda locale qualsiasi e non può essere coperto dalla parola ‘civismo’». Il riferimento è alla scelta del Pd di non presentarsi con il proprio simbolo, pur sostenendo, nei fatti, una candidata proveniente dalla Lega.
Una posizione che l’esponente dem giudica inaccettabile: «Qui il Partito Democratico non è semplicemente assente, ma si nasconde dietro il mancato uso del simbolo mentre nei fatti sostiene una candidata che viene dalla Lega. Questo è il punto: non si tratta di una sfumatura o di un’interpretazione, ma di ciò che sta realmente accadendo, e il Pd non può fare una cosa del genere».
Le critiche non si fermano al livello locale. Le Fosse si scaglia anche contro i vertici provinciali e regionali del partito, accusati di aver tollerato la situazione: «Ancora più grave è che tutto questo venga giustificato dal circolo locale, coperto dalla federazione provinciale e di fatto consentito dal livello regionale. Non si può dire di essere alternativi al centrodestra e poi, quando conta davvero, stare da quella parte».
Nella nota emerge anche il tema della confusione interna: «Dentro questo quadro si è prodotta inevitabilmente confusione: candidature diverse, iscritti che si muovono in direzioni opposte, senza una posizione chiara del partito». Una frammentazione che, secondo Le Fosse, poteva essere evitata puntando su una coalizione progressista già presente sul territorio.
«C’erano già in campo più candidature riconducibili a un’area progressista: era lì che il Pd doveva stare, lavorando per costruire una coalizione e rafforzare, anche in una competizione locale, i valori democratici e progressisti», afferma.
«Non è pluralismo - osserva ancora Lefosse - ma una situazione che non si è voluta affrontare o che non si è stati in grado di governare». E aggiunge: «Un partito serve esattamente a questo: a dire da che parte sta. Quando questo viene meno, il partito non guida più nulla e ognuno si regola da sé».
Le conseguenze, sottolinea, ricadono soprattutto sulla base: «A pagare sono sempre gli stessi: iscritti, militanti, amministratori che tengono in piedi il Pd nei territori e che oggi si trovano davanti a scelte che non riescono a spiegare e che non possono difendere».
Il caso Villapiana, però, per Le Fosse non è isolato ma rappresenta l’ultimo episodio di una gestione più ampia: «Arriva dopo mesi in cui si sono accumulate scelte sbagliate, decisioni mai condivise e passaggi politici gestiti senza confronto e senza responsabilità».
Da qui l’appello finale ai vertici del partito, a partire dal segretario regionale Nicola Irto: «Ci sono ancora poche ore, prima della presentazione delle liste, per fare chiarezza ed evitare che tutto questo si compia fino in fondo. Serve una parola chiara, adesso».
E conclude: «Il livello regionale del partito e il segretario Nicola Irto devono dire se tutto questo è accettabile oppure no. E lo stesso vale per il livello nazionale del Partito Democratico. Perché qui non è in discussione una scelta locale, ma la credibilità del Pd».