Stasi attacca: “Reparti aperti e chiusi in poche ore, così si gioca sulla pelle dei cittadini”
Dopo il caso del blocco e revoca dei ricoveri nello spoke, il sindaco punta il dito contro la gestione regionale: “Scelte senza logica sanitaria”. Nel mirino anche i 1,6 milioni spesi per il punto nascita mai trasferito
CORIGLIANO-ROSSANO – La sensazione, ormai, è che negli ospedali spoke di Corigliano-Rossano siano saltati tutti gli schemi e che, prima di ogni altra cosa, prima delle esigenze tecniche, prima ancora dei bisogni dei cittadini, ci siano le priorità dettate dalla politica. In realtà, questo, lo sapevamo già. Da tempo. Aspettavamo solo la (ennesima) conferma. Che è arrivata ieri con la grottesca vicenda che, da mesi, ormai sta interessando il trasferimento del Punto nascita di Corigliano e che ieri ha fatto registrare l'ennesimo capitolo di una storia triste, che vede la macchina amministrativa in preda alle paturnie della politica che prima decide, poi ci ripensa, poi torna indietro. Nel giro di poche ore. Come se nulla fosse. (leggi qui la notizia).
Dentro questo cortocircuito – che due giorni fa ha visto prima il blocco dei ricoveri per Pediatria, Ostetricia e Ginecologia e poi la sua immediata revoca – irrompe ora la posizione del sindaco Flavio Stasi. E lo fa senza mezzi termini. «Quanto sta accadendo nella organizzazione ospedaliera in questi mesi - dice il primo cittadino di Corigliano-Rossano dal megafono personale della sua pagina sociale - non ha precedenti ed ha il primato di superare in peggio i peggiori disastri sanitari della Calabria». È un giudizio come sempre impietoso, il suo, perché arriva nel momento esatto in cui quella che poteva sembrare una disfunzione si sta trasformando, giorno dopo giorno, in un metodo.
Per Stasi, infatti, ciò che è successo nelle ultime ore non è un episodio isolato, ma «il volto più vero e fedele» di una gestione sanitaria che sarebbe la cartina di tornasole precisa della gestione del presidente-commissario Roberto Occhiuto e del commissario dell’Asp di Cosenza Vitaliano De Salazar.
Usa come sempre le figure retoriche, Stasi, per far capire dove vuole andare a parare. «Come se si occupassero di mattoncini Lego e non della nostra vita». E questo perché dal 2021 ad oggi, la sanità sarebbe stata utilizzata non come un sistema da rendere più efficiente e sicuro, ma come uno spazio di costruzione del consenso. «Un campo nel quale mietere consenso fino a renderlo sterile». E già, perché questa storia dell'incapacità di riorganizzare gli ospedali spoke di Corigliano-Rossano è difficile che crei consenso.
E a quel punto il ragionamento si allarga. Non è più solo il blocco dei ricoveri disposto e ritirato nello stesso giorno. È tutto ciò che ci sta intorno: le varianti agli ospedali, i modelli di gestione, le assunzioni, le aperture e chiusure dei reparti. «Non c’è una sola scelta – afferma – che abbia una funzione sanitaria». Una frase che, più che una critica, è una sentenza.
Poi arriva il passaggio che più di tutti inchioda la vicenda di ieri alla sua dimensione reale: «In quale pianeta sarebbe possibile che un reparto venga chiuso e poi aperto in poche ore, senza che fosse cambiato nulla?». E nei fatti ci sono anche i milioni spesi (1,6 per l'esattezza) e rimasti sospesi. Strutture adeguate, reparti pronti, investimenti importanti che oggi sembrano galleggiare dentro una riorganizzazione che non arriva mai a compimento. «Che vengano spesi milioni in reparti, servizi e strutture che poi restano chiuse?» insiste Stasi, mettendo il dito nella piaga di una sanità che sembra incapace di trasformare le scelte in risultati.
«Ma davvero pensate che i calabresi siano ciechi, sordi e muti?» chiede. E subito dopo arriva l’affondo: «Sarebbe il momento che anche Occhiuto e De Salazar dimostrino responsabilità».