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I Socialisti di Cassano Sibari chiedono verità sulla gestione della diga di Tarsia: «Chiarezza su alluvione e danni»

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CASSANO JONIO - A settimane dall’alluvione che ha colpito il bacino del Crati provocando danni ingenti a famiglie, imprese e infrastrutture della Sibaritide, i Socialisti di Cassano Sibari chiedono chiarezza su quanto accaduto. Passata la fase dell’emergenza, sostengono, è il momento di fare piena luce sulle responsabilità e sulle scelte compiute nella gestione delle infrastrutture idrauliche del territorio.

«Passata la fase dell’emergenza, delle paure e delle emozioni più forti, è arrivato il momento della verità» si legge nella nota diffusa del partito. «Sono trascorse settimane dalla sciagura del fiume Crati, che ha provocato danni gravissimi a famiglie, imprese e infrastrutture. Proprio ora, lontani dall’emotività e da ogni possibile strumentalizzazione, è necessario avviare una riflessione seria, rigorosa e severa su quanto accaduto e sulle responsabilità che questo disastro porta inevitabilmente con sé».

Uno dei punti principali riguarda la gestione della diga di Tarsia durante i giorni dell’emergenza meteo. «Il primo punto su cui occorre fare piena chiarezza riguarda la gestione della diga di Tarsia. Le numerose dichiarazioni contraddittorie ascoltate in questi giorni non rassicurano affatto: al contrario, alimentano il sospetto che qualcosa non abbia funzionato come avrebbe dovuto».

Secondo quanto riportato nella nota, «oggi appare sempre più evidente che la diga, nel pieno della stagione invernale e mentre si susseguivano ben tre cicloni, fosse chiusa». Da qui una serie di interrogativi: «La domanda è semplice: chi ha deciso di mantenere chiusa la diga in pieno inverno? E soprattutto: chi non ha tenuto conto di ciò che stava accadendo nel bacino del Crati?».

Il partito fa riferimento anche a quanto accaduto nel pomeriggio del 13 febbraio: «Un altro dato appare ormai certo: nel tardo pomeriggio del 13 febbraio, quando il Crati aveva già rotto gli argini a monte della diga invadendo l’area industriale di Santa Sofia d’Epiro e la zona Tarsia–Ferramonti, qualcuno ha disposto l’apertura delle paratoie, riversando verso valle un’enorme massa di acqua e fango, stimata in circa 8 milioni di metri cubi».

Secondo i Socialisti di Cassano Sibari, «quella massa d’acqua ha investito i territori a valle — in particolare Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio, nelle zone di Lattughelle, Piano Scafo e Laghi di Sibari — provocando un disastro di proporzioni enormi e danni economici pesantissimi per cittadini, imprese e infrastrutture».

Altri dubbi riguardano la gestione della diga di Roggiano Gravina: «Un altro interrogativo riguarda la gestione della diga di Roggiano Gravina: perché il livello non è stato mantenuto sotto la capacità massima, come avveniva negli anni passati durante il periodo invernale? Perché non è stata adottata questa elementare misura di precauzione nonostante l’arrivo annunciato di tre cicloni?».

Il movimento sottolinea che «rispondere a queste domande non è un esercizio polemico: è un dovere verso i cittadini che oggi pagano il prezzo di questa tragedia».

Nella nota si sollevano dubbi anche sulla manutenzione del reticolo idraulico.«Molti cittadini si chiedono perché il Consorzio di bonifica non abbia provveduto con la necessaria puntualità alla pulizia dei canali di scolo. La mancata manutenzione ha certamente aggravato gli effetti dell’alluvione». Viene ricordato inoltre che «non è esondato soltanto il Crati: è esondato anche il canale degli Stombi, e così l’area dei Laghi di Sibari si è ritrovata tragicamente sommersa dall’acqua».

Un altro passaggio ha interessato la gestione delle porte vinciane ai Laghi di Sibari. «Diversi cittadini riferiscono che nel pomeriggio del 12 febbraio — quindi il giorno prima del disastro — il presidente dell’Associazione Laghi di Sibari avrebbe chiesto per iscritto al Comune la chiusura delle porte vinciane, temendo un pericolo proveniente dal mare». Secondo la nota, tuttavia, «tutti i bollettini meteorologici indicavano chiaramente che il rischio reale proveniva dalle piene del Crati». «Una scelta incomprensibile. Ancora più incomprensibili risultano alcune successive dichiarazioni pubbliche nelle quali si sosteneva che le porte fossero rimaste aperte».

I Socialisti riferiscono inoltre che «numerose testimonianze affermano il contrario e riferiscono che la sera del 13 febbraio, a disastro ormai avvenuto, si sia tentato di riaprirle con l’ausilio di una barca, non riuscendo pienamente nell’intento».

Tra i punti sollevati anche il funzionamento dell’impianto idrovoro. «Un altro punto oscuro riguarda l’impianto idrovoro del canale dello Stombi: perché non ha funzionato come avrebbe dovuto?». Secondo quanto riportato nella nota, «molti cittadini chiedono di sapere se sia vero che, la sera del 13 febbraio, delle quattro potenti pompe dell’impianto ne funzionasse soltanto una, peraltro la più piccola. Se fosse così, sarebbe un fatto gravissimo». La conseguenza sarebbe stata evidente: «Il risultato è stato paradossale e drammatico allo stesso tempo: al Museo della Sibaritide durante il giorno si lavorava per liberare gli ambienti da acqua e fango, mentre di notte il fango tornava a invadere gli stessi spazi».

Nella nota si ricordano anche altri eventi alluvionali. «Il Crati purtroppo non è nuovo a questi eventi. Si ricorda l’alluvione del 2008 con l’allagamento di Lattughelle, i cui abitanti non ricevettero alcun ristoro nonostante i gravi danni subiti». «Si ricorda anche l’esondazione del 2013, quando circa 200 mila metri cubi di acqua e fango invasero il Parco archeologico di Sibari». Dopo quell’evento «vennero rifatti alcuni tratti di argine lungo il Parco archeologico fino alla zona di Lattughelle» e «quei lavori hanno dimostrato di reggere anche di fronte a questa piena eccezionale».

«Successivamente furono stanziati 8 milioni di euro per il completamento della messa in sicurezza degli argini. Tuttavia, dal 2019 ad oggi, tra progettazioni, procedure e appalti, si sono accumulati ritardi incomprensibili». Da qui la domanda: «Perché l’ufficio del commissario per il rischio idrogeologico ha impiegato anni per completare le procedure?».

Un ulteriore passaggio riguarda la comunicazione ai cittadini. «Anche sulla gestione locale dell’emergenza restano dubbi. Prendiamo atto dell’attivazione del COC, ma molti cittadini si chiedono perché la popolazione non sia stata adeguatamente informata del rischio che stava correndo».

Il partito ricorda inoltre che «con l’ordinanza n. 15 del 13 febbraio 2026 sono state sospese le attività didattiche nella scuola di Lattughelle, ma nello stesso tempo i cittadini sono stati rassicurati e non pienamente allertati del pericolo imminente».

I Socialisti sottolineano anche la solidarietà dimostrata dalla comunità locale. «Accanto a tutto questo, è doveroso riconoscere la straordinaria solidarietà dimostrata dalla comunità. Ancora una volta i cittadini hanno mostrato spirito di fratellanza e vicinanza verso chi è stato colpito dal disastro».

Poi la proposta avanzata nei giorni scorsi: «Proprio per questo abbiamo sostenuto con convinzione la proposta dei consiglieri di minoranza di istituire un fondo di solidarietà di almeno 100 mila euro come primo gesto concreto a favore delle famiglie colpite».

Secondo i membri, però, «purtroppo l’amministrazione comunale non ha ritenuto di condividere né sostenere questa proposta». La situazione resta complessa per molte famiglie della zona. «Oggi la situazione resta drammatica per molte famiglie di Lattughelle e Piano Scafo, così come ai Laghi di Sibari, dove persiste ancora una grave emergenza».

Il movimento politico conclude con un impegno preciso: «Come forza politica ci impegneremo fino in fondo, affinché su questa vicenda non cali il sipario. I cittadini, le famiglie e le aziende devono essere risarciti». E infine un appello alle istituzioni locali: «Chiediamo inoltre all’amministrazione comunale di sostenere concretamente le famiglie colpite dall’alluvione, mettendo a disposizione l’ufficio tecnico comunale per la redazione delle perizie sui danni subiti».

«La vicenda  - ribadiscono - ha dimensioni enormi: non è il momento delle “réclame” personali e dei protagonismi, ma dell’unità e della responsabilità. Dobbiamo fare squadra, perché la battaglia, considerati i precedenti, si annuncia delicata e difficile. Quello che chiediamo è semplice e sacrosanto: verità, giustizia e risarcimenti».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.