TFR Consorzi di Bonifica, Scutellà attacca la Regione: «Tre mesi per nulla»
La capogruppo M5S denuncia ritardi e assenza di soluzioni: «Nessun cronoprogramma, lavoratori ancora senza liquidazioni»
REGGIO CALABRIA – Tre mesi di attesa per una risposta che, secondo il Movimento 5 Stelle, non cambia nulla. È durissima la posizione della consigliera regionale Elisa Scutellà sul tema del TFR dei lavoratori dei Consorzi di Bonifica, ancora in attesa delle liquidazioni.
«Dopo quasi tre mesi di silenzio, la risposta della Regione non solo arriva in ritardo, ma non offre alcuna soluzione concreta. Nessun cronoprogramma, nessun impegno politico, nessuna misura straordinaria», afferma la capogruppo M5S.
Dalla documentazione trasmessa emergerebbe un quadro disomogeneo: alcuni Consorzi hanno completato i pagamenti, mentre altri registrano ancora debiti consistenti, in alcuni casi superiori al milione di euro. In diverse situazioni, inoltre, il TFR degli operai forestali non sarebbe mai stato accantonato, con verifiche ancora in corso e senza tempi certi.
«È gravissimo che la Regione si limiti a riportare quanto comunicato dai Commissari, senza assumere decisioni politiche», incalza Scutellà, sottolineando come centinaia di ex dipendenti siano ancora in attesa di somme fondamentali anche per esigenze familiari e sanitarie.
L’interrogazione presentata chiedeva tre punti precisi: aggiornamento sui crediti TFR, iniziative urgenti e istituzione di un fondo regionale di copertura. «Avevamo indicato una soluzione chiara e praticabile – evidenzia – ma su questo la risposta è stata il nulla assoluto».
Nel mirino anche la linea politica della Regione sul Consorzio Unico: «Si pensa ad ampliare l’autonomia senza prima risolvere i debiti esistenti. Una scelta incomprensibile che rischia di aggravare la situazione».
Scutellà richiama inoltre quanto emerso nelle audizioni in Commissione Agricoltura, dove i Commissari avevano già segnalato criticità legate a fondi insufficienti, mancati accantonamenti e contenziosi aperti.
«È evidente che si sta scegliendo di non decidere – conclude – ma il tempo lo stanno pagando i lavoratori». Da qui l’appello finale: «Servono atti concreti, risorse e tempi certi. Il diritto al TFR non può essere una variabile secondaria».