Mercosur, agricoltori di nuovo in piazza: «Così si condanna l’agricoltura italiana»
L’accordo commerciale tra UE e Sud America riaccende la protesta nelle campagne. Tra timori di concorrenza sleale, fondi solo anticipati e il sì del Governo, cresce lo scontro politico e sociale sul futuro delle piccole imprese agricole
CORIGLIANO-ROSSANO - La protesta torna a farsi sentire, forte e diffusa, dalle campagne alle piazze. Gli agricoltori italiani – in scia con quelli europei – scendono nuovamente in mobilitazione contro una narrazione che, a loro giudizio, non racconta la realtà del settore primario. Nel mirino finiscono le posizioni del Governo e, in particolare, l’apertura all’accordo commerciale UE-Mercosur, giudicato da molti come una minaccia diretta alla sopravvivenza delle piccole e medie imprese agricole.
A determinare la nuova ondata di proteste è proprio il discusso accordo tra Unione Europea e il blocco sudamericano composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Un’intesa che, secondo i critici, rischia di spalancare il mercato europeo all’importazione di grandi quantità di prodotti agricoli e alimentari realizzati secondo standard ambientali, fitosanitari e sanitari molto meno stringenti rispetto a quelli imposti ai produttori europei.
Il timore, fondato secondo gli agricoltori, è duplice: da un lato la concorrenza sleale sul prezzo, dall’altro il possibile indebolimento delle tutele per i consumatori europei. A fronte dell’ingresso di cibo a basso costo, l’Europa – e l’Italia in particolare – esporterebbe prevalentemente macchinari, tecnologie industriali, chimica e farmaceutica, sacrificando ancora una volta l’agricoltura sull’altare degli equilibri commerciali e delle grandi lobby economiche.
Sul piano politico, lo scontro è aperto. Le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, favorevoli alla firma dell’accordo, vengono lette come una presa di distanza dalle istanze del mondo agricolo reale. «Per noi il Mercosur è un’ottima occasione», ha affermato il ministro, una posizione che per molti agricoltori suona come una resa preventiva.
A far discutere è anche il capitolo finanziario. Nessuna nuova risorsa aggiuntiva per il settore, denunciano i promotori della protesta, ma solo un’anticipazione temporale: 45 miliardi di euro destinati al mondo rurale verrebbero spostati dal 2032 al 2028, concedendo maggiore flessibilità ai governi nazionali nella gestione dei fondi. Un “trucchetto contabile”, secondo i critici, che non modifica l’assetto del bilancio europeo, dove Politica Agricola Comune e Coesione restano accorpate sotto un’unica voce, in un equilibrio che vede crescere l’una solo a scapito dell’altra.
In questo scenario, non manca il ruolo delle grandi organizzazioni di rappresentanza. Coldiretti ha espresso apprezzamento per l’azione del Governo, ringraziandolo per le risorse ottenute. Una posizione che però alimenta ulteriori tensioni tra base agricola e vertici associativi, accusati di sostenere scelte destinate a penalizzare proprio le aziende più piccole e radicate nei territori.
Il rischio evocato è chiaro: la progressiva scomparsa di migliaia di imprese agricole familiari, con una concentrazione della produzione di cibo nelle mani di grandi gruppi industriali e finanziari. Un modello che, secondo i manifestanti, svuota di senso il concetto stesso di sovranità alimentare e mette in discussione il legame tra agricoltura, territorio e comunità.
Da qui l’impegno annunciato dall’Associazione Schierarsi, che attraverso la voce di Rosa Silvana Abate dichiara sostegno a ogni manifestazione, incontro e dibattito promosso dagli agricoltori «veri», per difendere lavoro e dignità di un comparto considerato strategico per il Paese.
La battaglia sul Mercosur, dunque, va ben oltre un accordo commerciale. È uno scontro politico e sociale che interroga il modello di sviluppo europeo, il futuro dell’agricoltura italiana e la capacità delle istituzioni di ascoltare chi produce cibo, tutela il paesaggio e presidia le aree rurali. Difendere l’agricoltura – sostengono i manifestanti – significa difendere molto più di un settore economico: significa difendere un pezzo fondamentale dell’identità e della sicurezza del Paese.