Mazza (CMG) su riorganizzazione spoke di Co-Ro: «Campanile e prosopopea politica fanno più danni del centralismo»
«Ingenti somme spese per la funzionalizzazione dello Spoke jonico, ma si continua a sguazzare nel limbo della precarietà»
CORIGLIANO-ROSSANO - La riorganizzazione dello Spoke ospedaliero di Corigliano-Rossano è una questione aperta da oltre un decennio. Come ricordato da Domenico Mazza (Comitato Magna Graecia), «l’ospedale di Corigliano-Rossano è uno solo, seppur articolato su due presidi», una configurazione che risale «già al 2008» e che individua con chiarezza le rispettive funzioni: «il Giannettasio come polo chirurgico-interventistico» e «il Compagna come fulcro delle branche mediche».
Una suddivisione che, sottolinea, «non nasce da capricci o rivendicazioni campanilistiche», ma risponde «a criteri geografici, strutturali e di sicurezza», successivamente ribaditi anche nei documenti regionali di programmazione sanitaria. Nonostante ciò, la piena attuazione di questo assetto è stata più volte rallentata da «resistenze politiche e interessi elettoralistici», con scelte spesso condizionate «dal tornaconto dell’orticello locale».
Emblematico, in tal senso, è il caso del reparto materno-infantile di Rossano. Con una delibera aziendale, «sono stati stanziati oltre un milione e seicento mila euro» per la ristrutturazione del reparto, in attuazione di quanto previsto dal Documento di Riorganizzazione della Rete Ospedaliera. Tuttavia, «nonostante i lavori siano stati completati nei tempi previsti», il trasferimento del punto nascite «è rimasto lettera morta», lasciando il reparto «chiuso e inutilizzato».
Nella nota, Mazza parla apertamente di «un grave fallimento istituzionale», evidenziando come a fronte dell’investimento sostenuto si sia prodotto «uno spreco di risorse pubbliche» e «un potenziale danno erariale». A ciò si aggiunge il permanere di «presidi ospedalieri ibridi», incapaci di garantire «un’erogazione efficiente e sicura dei servizi sanitari».
Viene inoltre stigmatizzato «il silenzio omertoso» che avrebbe accompagnato la mancata attivazione del reparto, segno di quanto «la prosopopea politica e le pressioni di talune maestranze» abbiano finito per «inibire le scelte di un’ASP», nonostante queste fossero «ispirate a logica, buon senso e alle indicazioni regionali».
Sul fronte del nuovo ospedale, il presidente del Comitato Magna Graecia invita a «smettere di ingannare la popolazione» con annunci ritenuti irrealistici. «Tra i proclami politici e lo stato dell’arte dell’infrastruttura c’è un oceano di mezzo», si legge, e questo non può giustificare «l’immobilismo cronico» nella gestione della rete ospedaliera esistente, soprattutto dopo aver già investito ingenti risorse pubbliche.
Particolarmente forte è il richiamo ai rischi concreti per la sicurezza dei pazienti. Viene ricordato come «un reparto ginecologico non possa rimanere distante oltre 12 chilometri da un centro trasfusionale e da una terapia intensiva», richiamando indirettamente precedenti drammatici che dimostrano come «la cattiva organizzazione può avere conseguenze irreversibili».
Mazza respinge infine ogni tentativo di attribuire le responsabilità alla centralizzazione su Cosenza, chiarendo che «Cosenza, in questa vicenda, non c’entra nulla». La causa principale viene individuata invece «nel richiamo dello sterile campanile» e «nelle ingerenze di una politica miope», che continua a trattare la sanità «come una questione privata e non come un servizio pubblico».
Lo Spoke di Corigliano-Rossano, ricorda in conclusione, «serve un bacino di circa 200mila abitanti» e non singole località. Per questo, «impedire il trasferimento di un reparto non può essere considerata buona politica», ma rappresenta piuttosto «un ostacolo alla costruzione di una sanità normale, efficiente e sicura» per l’intera Sibaritide.