Da Oriolo arriva una presa di posizione sul ritorno delle Province elettive
La richiesta arriva dal consigliere Brancaccio, che pone l’attenzione sulle aree interne, sulla rappresentanza territoriale e sulla necessità di collegi elettorali per garantire equilibrio tra centri e periferie
ORIOLO - Da Oriolo arriva una presa di posizione sul ritorno delle Province elettive: chiesta l’estensione del voto diretto anche alle Regioni a Statuto Ordinario e una revisione della Legge 131/2025 per tutelare le aree interne. A farsi portavoce della richiesta è il Capogruppo di opposizione, Vincenzo Brancaccio.
«Il recente via libera al ritorno delle Province elettive nelle Regioni a Statuto Speciale — con il Friuli-Venezia Giulia a fare da apripista in questo inizio di 2026 — rappresenta una vittoria significativa per la democrazia. Tuttavia, questo traguardo apre contemporaneamente una ferita di inaccettabile disparità nel nostro Paese. Come rappresentante dei cittadini in un Consiglio Comunale, sento il dovere di denunciare una realtà evidente: non possono esistere cittadini di serie A e di serie B. Se il diritto di scegliere i propri rappresentanti provinciali viene finalmente restituito ad alcuni territori, questo stesso diritto deve essere garantito immediatamente anche a chi vive nelle Regioni a Statuto Ordinario» scrive.
«Per troppi anni, gli effetti della riforma Delrio hanno trasformato le Province in "enti fantasma", privandole di risorse e di una guida eletta direttamente dal popolo. Il risultato di questo svuotamento è oggi sotto gli occhi di tutti: strade dissestate, edilizia scolastica superiore in affanno e una pianificazione territoriale frammentata. Abbiamo invece un disperato bisogno di un ente intermedio forte, capace di intercettare le istanze dei Comuni e trasformarle in risposte concrete. Il Comune, da solo, è spesso troppo piccolo per affrontare le grandi sfide infrastrutturali e ambientali, mentre la Regione appare spesso troppo lontana alle esigenze locali».
«La Provincia deve tornare a essere la vera "casa dei territori", legittimata da un pieno mandato popolare, soprattutto per contrastare le storture derivanti dall’applicazione della recente Legge 131/2025. Verso questa normativa esprimiamo un profondo disappunto, auspicando una rapida revisione delle proposte di modifica: nel ridefinire i parametri del riordino territoriale, la legge rischia infatti di cristallizzare un'ingiustizia profonda, escludendo gran parte delle aree interne da una reale "coperta normativa" e dai relativi servizi essenziali. Se i criteri di efficienza e i parametri numerici della 131/2025 vengono applicati senza considerare la morfologia e la bassa densità abitativa delle zone montane, condanniamo territori interi all'abbandono. Solo una Provincia elettiva può imporre un correttivo a questi parametri, garantendo che il riordino delle aree montane non si traduca in un mero taglio lineare di scuole, presidi sanitari e collegamenti».
«La nostra battaglia non riguarda l'occupazione di poltrone, ma la ricerca di una rappresentanza reale e capillare. Per questo chiediamo che il ritorno al voto non sia solo formale, ma avvenga attraverso un sistema di collegi elettorali ben definiti. È l'unico modo per garantire che ogni angolo della nostra provincia possa contare su un proprio portavoce. Senza collegi territoriali, il rischio è che la rappresentanza continui a concentrarsi esclusivamente nei capoluoghi, come del resto avviene oggi con il meccanismo del voto ponderato, che di fatto condanna le periferie a un totale isolamento politico».
«È tempo di azzerare le differenze tra Statuto Speciale e Statuto Ordinario: la democrazia non può essere una questione di geografia o di colore politico. Sollecitiamo il Governo e il Parlamento ad accelerare l’iter per l'elezione diretta entro la fine di quest'anno. Auspichiamo una forte condivisione da parte di tutti i partiti e degli esponenti politici sovracomunali: è necessario condurre unitariamente questa battaglia per riavvicinare le istituzioni alla gente. Restituire la parola ai cittadini e forza ai territori è la chiave per dare finalmente dignità a chi vive lontano dai grandi centri di potere» conclude.