8 ore fa:Tribunale di Corigliano-Rossano, Uva chiama a sostegno i comuni della Sibaritide
7 ore fa:Parco della Sila e LIPU sottoscrivono un protocollo per la tutela della biodiversità
11 ore fa:Co-Ro, Schermi presenta "I Goonies": cinema sotto le stelle in Piazza Nino Chefalo
9 ore fa:Co-Ro e viabilità provinciale, completata la bitumazione della SP 188: presto anche l'illuminazione nelle gallerie
10 ore fa:Basso Jonio, telefoni muti e internet a singhiozzo: turisti e residenti nelle zone d’ombra della rete mobile
10 ore fa:Jazz, archeologia e grandi eventi: l'estate dei Parchi di Crotone e Sibari entra nel vivo
9 ore fa:Mormanno inaugura il nuovo campo sportivo "Roberto Domanico": un'opera da 750 mila euro al servizio della comunità
11 ore fa:Trebisacce aderisce a "Sosamare": sabato una giornata dedicata alla pulizia della spiaggia e alla tutela dell'ambiente
7 ore fa:Odissea 2000, weekend con Radio Kiss Kiss e lunedì i bambini protagonisti di "Mani in Pasta"
8 ore fa:Castrovillari Calcio, la sindaca De Gaio scrive alla LND: «Verificare l'esistenza di un presunto clone sportivo»

Molinaro (Lega) firma la petizione Coldiretti "No fake in Italy" in difesa del cibo italiano

1 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - «Aderendo alla campagna, ho firmato la raccolta firme hashtag #'No fake in Italy' lanciata da Coldiretti per la proposta di legge europea di iniziativa popolare sulla trasparenza di quanto portiamo in tavola». Lo rende noto Pietro Molinaro presidente della Commissione Consiliare antindrangheta.

«Condivido in pieno l'iniziativa - precisa – e non vi è alcun dubbio che Coldiretti arriverà al milione di firme necessarie da presentare all'Unione europea per chiedere che l'etichetta con l'indicazione di origine della materia prima sia estesa a tutti i prodotti alimentari e a tutti i 27 Paesi della Ue. La priorità che Coldiretti ha individuato, è la revisione del Codice doganale che consente di spacciare come italiano cibo straniero, sfruttando il concetto di ultima trasformazione sostanziale per gli alimenti, come ad esempio, le patate vendute come italiane e l'olio di semi venduto come extravergine. Con la raccolta firme, nel segno della legalità, che è un obiettivo reale e non uno slogan, si punta anche a un'ulteriore stretta sulle pratiche commerciali sleali. Il massiccio ingresso di materia prima estera favorisce atteggiamenti scorretti anche in quei settori in cui c'è l'etichetta. La concorrenza sleale – conclude Molinaro - danneggia gli agricoltori europei: in gioco non c'è solo la tenuta del settore agricolo e delle filiere alimentari, ma anche la salute degli italiani e dei cittadini comunitari».   

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.