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Autonomia differenziata, forze politiche a confronto a Corigliano-Rossano

4 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Si è svolto questa mattina nella Sala Rossa di Palazzo San Bernardino, nel centro storico di Rossano, un confronto istituzionale pubblico sul tema “Autonomia differenziata: beffa o vantaggio?” promosso dal movimento Corigliano-Rossano Pulita. 

I saluti introduttivi sono stati a cura della Presidente del Consiglio comunale, Marinella Grillo, e della Consigliera comunale, Liliana Zangaro. Il moderatore e Consigliere comunale Pietro Mingrone, dopo aver favorito l’apertura del dibattito fornendo spunti e sollevando dubbi sul tema, ha dato il via al confronto chiarendo fin da subito gli intenti informativi e chiarificatori dell’incontro.

Il Disegno di Legge in questione, aspramente osteggiato dalle regioni del Sud poiché rischia di acuire il divario con il Nord, prevede il riconoscimento, da parte dello Stato, alle regioni a statuto ordinario dell’autonomia legislativa ed economica sulle materie di competenza concorrente (Art.117, comma 3, Costituzione) e su tre materie di competenza esclusiva dello Stato con la possibilità di trattenere parte del gettito fiscale (leggi qui per saperne di più).

Il primo ad intervenire è stato il parlamentare del partito promotore del DdL, la Lega, Domenico Furgiuele che ha precisato: «Le difficoltà che il Sud vive oggi, e su cui fa leva il dibattito, non dipendono dall’autonomia differenziata giacché non è ancora in vigore. In più, è un’iniziativa legittima poiché è prevista dall’art. 116, comma 3, della Costituzione insieme all’attuazione della modifica del Titolo V che più di vent’anni fa venne approvato proprio dalle sinistre. Tutto quello che l’autonomia prevede si potrà attuare solo quando si raggiungeranno i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni)».

Poi ha aggiunto: «Questa è una proposta di verità e trasparenza; di responsabilità della classe politica che fino ad oggi si è trincerata dietro lo Stato. Il problema delle regioni del Sud sta nell’incapacità di spendere che ci ha consegnato una spesa storica sfavorevole e svantaggiosa».

Ad incalzare Furgiuele sull’opportunità del provvedimento è stata la deputata del Movimento 5 Stelle, Elisa Scutellà, che ha ribadito la sua contrarietà nei confronti del DdL: «In virtù di questa verità e trasparenza mi preme sottolineare che questa operazione è voluta dalle sole regioni del nord. Sulle proposte emendative, di cui si sta fregiando Fratelli d’Italia, bisogna dire che la cabina di regia istituita dalla Lega (in accordo con le forze di maggioranza) non ci consentirà come parlamentari di intervenire, o comunque ci consentirà di fare molto poco. È inutile affermare che ci sarà mediazione e concertazione: è già tutto definito e cristallizzato. In più – ha continuato Scutellà - è evidente che i cittadini del Sud non vogliono questo provvedimento e il governo è chiamato a tenerne conto. I Lep, poi, verranno definiti tra due anni, e definire non vuol dire finanziare. E definire prima di finanziare significa non avere contezza dei soldi necessari affinché questi Lep si realizzino. Si parla di una cifra che si aggira attorno ai 100 miliardi di euro. Non credo che lo Stato possa recuperare una tale cifra da destinare al risanamento del divario tra regioni».

La platea di palazzo San Bernardino

L’intervento successivo è stato affidato al senatore di FdI, Ernesto Rapani, il quale ha difeso la bontà del Disegno di Legge: «Nella cabina di regia che definirà i Lep ci saranno economisti, giuristi e costituzionalisti nominati dal governo. Sono state queste stesse figure ad affermare che, se avessimo portato avanti il testo così come si presentava all’inizio, sarebbero stati pronti a dimettersi. Da allora la nostra preoccupazione ci ha spinto a rivedere e modificare tutto quanto era necessario. Questo per dire che le finalità, il procedimento (che prevede un iter preciso) e gli intenti sono sempre tesi a garantire equità e trasparenza. Per quel che riguarda la voce “spesa storica” sulla quale ci si sarebbe dovuti basare per l’erogazione dei fondi, l’abbiamo modificata (attraverso l’emendamento a cui si faceva riferimento). Al suo posto c’è la voce “spesa standard” che fa riferimento al costo del servizio su base nazionale».

E ancora: «Io non farei mai un torto al territorio in cui vivo, agisco sempre nell’interesse del territorio. Ho votato questo provvedimento solo dopo aver ricevuto determinate garanzie, e non a parole ma per iscritto».

A concludere gli interventi è stata la parlamentare del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, che ha mostrato l’inadeguatezza di tale strumento: «I Lep dovrebbero essere già garantiti in maniera uniforme e ciò, come ben sappiamo, non avviene. La nostra regione non ha bisogno di questo provvedimento, ha bisogno piuttosto di tutti quei servizi e benefici di cui ancora non gode. È una misura che costituzionalizza il divario. E fa seguito ad una legge di bilancio che ha visto beffata la nostra regione anche e soprattutto attraverso la certificazione relativa al Ponte sullo Stretto, il quale verrà finanziato coi soldi di Calabria e Sicilia presi dal Fondo di Sviluppo e Coesione, fondo che sarebbe servito a colmare quei divari. È vero – ha aggiunto - che l’autonomia è prevista dalla Costituzione, ma è anche vero che la Costituzione prevede molto altro che non ci viene riconosciuto. Nel momento in cui questo DdL avvantaggia alcune regioni a scapito di altre è bene capire che è il caso di bloccare l'iter. E poi, è vero solo in parte che i problemi del Sud non sono legati all’autonomia perché non ancora in vigore. Noi sperimentiamo già una forma di autonomia per quel che riguarda la sanità. I Lea (Livelli essenziali di assistenza), ad esempio, vengono davvero stabiliti sulla base del fabbisogno? No, lo Stato li finanzia sulla base dei bilanci nonostante sia previsto il contrario».

Infine, sulla questione del finanziamento dei Lep, ha osservato: «Se è vero che prima del trasferimento delle funzioni dovranno essere stabiliti i costi, e quindi prima dell’entrata in vigore dello stanziamento, allora mi state dicendo che non entrerà mai in vigore. Delle due l’una: o i lep verranno finanziati sulla base della spesa storica (e quindi non verranno garantiti) o la legge non entrerà mai in vigore. Sfido chiunque a pensare che lo Stato, da qui a pochi anni, trovi 100 miliardi da investire per finanziare i Lep e specularmente finanziare le regioni che non chiederanno l’autonomia».

Agli interventi è seguito poi un breve dibattito col pubblico. Ha concluso con i saluti finali il sindaco della città di Corigliano-Rossano Flavio Stasi.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.