Corigliano-Rossano, sanità jonica sotto accusa. Mazza: «A rischio i servizi per il nuovo ospedale»
Il Comitato Magna Graecia denuncia il trasferimento di servizi come l’Anatomia Patologica verso Cosenza e il mancato avvio di Emodinamica negli spoke jonici, con possibili ripercussioni sull’operatività del nuovo ospedale della Sibaritide
CORIGLIANO-ROSSANO - «Un filo sottile, ma evidente, collega le scelte della burocrazia sanitaria di Cosenza e Catanzaro alle difficoltà quotidiane dei Cittadini jonici. È il filo della centralizzazione spinta: una strategia che sta indebolendo e, progressivamente, svuotando gli spoke di Corigliano‑Rossano e Crotone. Nel frattempo, il nuovo ospedale della Sibaritide rischia di trasformarsi, ancor prima dell’apertura, in un’opera priva di reale funzionalità. Il paradosso è chiaro: mentre si celebra l’avanzamento dei lavori del nuovo presidio, si assiste al saccheggio sistematico dei servizi essenziali negli ospedali esistenti, con un trasferimento di competenze e attività verso gli hub regionali. Una dinamica che rischia di consegnare ai Cittadini una struttura moderna solo nell’aspetto, ma priva dei servizi necessari a rispondere alla crescente domanda di salute del territorio». Così in una nota Domenico Mazza, presidente del Comitato Magna Graecia che interviene sul «grande inganno della sanità jonica».
Laboratori smantellati e investimenti a rischio: il nodo della tecnologia
«La decisione di centralizzare l’Anatomia Patologica dal Giannettasio all’Annunziata di Cosenza - afferma Mazza - si inserisce in un quadro già critico. Nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, infatti, sono in corso investimenti significativi per la realizzazione di spazi schermati e di un bunker destinato alla Medicina Nucleare. Area, quest'ultima, progettata per ospitare tecnologie avanzate come il ciclotrone. Sorge spontanea una domanda: quale logica giustifica lo smantellamento dei laboratori esistenti se il nuovo presidio dovrebbe, per vocazione e per investimenti già sostenuti, diventare il riferimento diagnostico del nord‑est calabrese? Il rischio è evidente: costruire un’infrastruttura all’avanguardia senza dotarla delle apparecchiature e delle professionalità necessarie. Vieppiù, trasformando un’opera pubblica in un involucro vuoto. Un’ipotesi che rappresenterebbe non solo uno spreco di risorse, ma un ulteriore impoverimento del territorio».
Aree interne e reti tempo‑dipendenti: quando la geografia diventa un fattore di rischio
«La questione - prosegue - assume contorni ancora più critici nell’area interna compresa tra Sila Graeca e Cirotano: una delle zone decentrate più vaste e impervie del Paese. Un contesto che per coordinate geografiche risulta naturalmente gravitante sui presidi sanitari del Crotonese e della Sibaritide. Nel richiamato ambito, la golden hour (ora salvavita), fondamentale per il trattamento delle patologie cardiovascolari, è spesso inosservabile. Le difficoltà di collegamento rendono complesso raggiungere la costa dai Comuni diroccati. Tuttavia, la situazione peggiora quando, una volta arrivati negli ospedali di Corigliano‑Rossano o Crotone, i pazienti scoprono che le unità di Emodinamica - promesse da anni - non esistono. Senza questi servizi, in verità, i presidi sanitari jonici diventano semplici punti di transito. I pazienti devono essere trasferiti nuovamente verso Cosenza, Catanzaro, Castrovillari o Belvedere Marittimo (uniche Località del centro-nord Calabria dotate di Emodinamica), con un inevitabile allungamento dei tempi e un aumento del rischio clinico. In queste condizioni, parlare di reti tempo‑dipendenti appare quasi un esercizio teorico. Il sistema, di fatto, non garantisce equità di accesso alle cure e finisce per penalizzare chi vive lontano dai centri di potere e dai grandi hub sanitari».
«Le criticità evidenziate - osserva ancora - non rappresentano rivendicazioni localistiche, ma questioni di civiltà e di tutela dei diritti fondamentali. Corigliano‑Rossano e Crotone, territori accomunati da dinamiche simili, devono poter contare su una programmazione condivisa e su una voce unitaria. La spoliazione progressiva dei servizi, a vantaggio dei poli hub regionali, rischia di relegare l’intero Arco Jonico-Silano al ruolo di periferia sacrificabile. L’eventuale accentramento dell’Anatomia Patologica dalla Sibaritide a Cosenza, sarebbe solo l’ultimo tassello di un processo che sottrae autonomia gestionale a un’area che rappresenta, congiuntamente al Crotonese, un quarto della popolazione calabrese. Se il nuovo ospedale della Sibaritide e il presidio di Crotone devono davvero segnare una svolta, è indispensabile che dette strutture garantiscano tecnologie. Non servono arredi e dotazioni di facciata. Necessitano personale qualificato e autonomia operativa».
Le domande inevase
«Restano aperti, dunque, interrogativi che la politica regionale è chiamata a chiarire: qual è il destino della Medicina Nucleare prevista a Insiti? Perché le unità di Emodinamica negli Spoke di Corigliano-Rossano e Crotone continuano a essere rinviate, nonostante le esigenze dell’area interna afferente ai presidi jonici? Quale modello di sanità si intende costruire per il nord‑est calabrese? La battaglia della Sibaritide e quella del Crotonese sono, in realtà, un’unica battaglia: quella per l’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Lo stesso articolo che tutela il diritto alla salute senza distinzioni territoriali. La Calabria non può fermarsi a Cosenza, Catanzaro e Reggio. Smettiamola di sezionare la Regione per superati ambienti latitudinali di stampo Borbonico e lascito Sabaudo. La complessa orografia calabrese merita studio e rispetto delle omogeneità territoriali. L'impronta longitudinale dell’Arco Jonico, quella artatamente considerata periferia dei Capoluoghi storici, chiede servizi, competenze e dignità».