La più scandalosa incompiuta della Calabria? Il rischio c’è
La struttura del nuovo ospedale è quasi pronta. Ma senza sottoservizi, accessi e riorganizzazione sanitaria, il rischio è consegnare alla Sibaritide una scatola nuova, bellissima ma… vuota
Lo avevamo scritto quando sembrava quasi una provocazione. Il nuovo ospedale della Sibaritide rischia di diventare la più grande incompiuta della Calabria. Non perché manchino muri, vetri, reparti disegnati sulle planimetrie o milioni spesi. Ma perché un ospedale non è solo un edificio. È un servizio. Ed ogni servizio comporta una complessa struttura umana, tecnologica, sanitaria e organizzativa che non si può mettere in piedi dall’oggi al domani.
Oggi quello spettro si sta materializzando. In altre forme, certo. La struttura di Insiti è quasi completata. Il cantiere ha camminato. Il colosso esiste. Si vede. È lì. Nuovo, imponente, moderno, costoso. Proprio per questo il rischio diventa ancora più scandaloso.
Non è allarmismo. È constatazione della realtà. Attorno e sotto Insiti e dentro il nuovo nosocomio, fatta eccezione per le strutture e gli arredi sanitari (pensate, quasi l’intero complesso ospedaliero è già stato allestito!), non c’è assolutamente nulla. Eppure il tempo è sostanzialmente scaduto.
L’incompiuta peggiore non è più quella con i ferri arrugginiti e il cemento abbandonato. È quella perfetta fuori e inutile dentro. È l’opera finita che non diventa vita reale. È il contenitore da mezzo miliardo di uero che a breve sarà consegnato alla retorica, mentre il territorio aspetta ancora di capire quando potrà curarsi davvero, mentre continuerà a pagare penali su penali a chi – il concessionario – da quella struttura dovrà ricavarne utili dai servizi collaterali.
Servono i sottoservizi (che ancora ad Insiti non ci sono). Serve la rete di collettamento (che ancora a Insiti non c’è). Servono accessi degni di questo nome (che ancora a Insiti non si vedono). Serve una viabilità che non trasformi l’arrivo in ospedale in una gimkana (e Insiti oggi questo è!). Insomma, serve tutto ciò che nel complesso Insiti ancora non c’è.
Non solo. serve il cuore sanitario dell’operazione: la riorganizzazione vera dei due ospedali di Corigliano e Rossano dentro il nuovo presidio. Non lo spostamento di qualche laboratorio per inaugurare una narrazione. Non il trasferimento a rate. Non un reparto per ogni campagna elettorale. Serve un cronoprogramma chiaro, completo, pubblico, vincolante. E a riguardo, ha fatto bene la consigliera regionale Madeo ha presentare un’interrogazione che quantomeno metta nero su bianco le intenzioni prossime e future della Regione rispetto al destino di questo presidio.
Perché, sia chiaro a tutti, consegnare la struttura – che sicuramente sarà accompagnata da cerimonie, bollicine e cotillon - non significa consegnare l’ospedale.
Ad oggi il pericolo ormai è palese, quasi reale: Insiti può diventare l’incompiuta più moderna, più costosa e più scandalosa di sempre.
Una incompiuta con le luci accese.
Ed è proprio per questo che bisogna dirlo adesso: la struttura è quasi pronta. L’ospedale ancora no.
Tutto il resto è fuffa.