Carcere di Rossano, riapre dopo cinque anni lo spazio per il tempo libero del personale
Il nuovo bar e l’area per il tempo libero saranno a disposizione della Polizia penitenziaria e del personale delle Funzioni centrali. Istituzioni concordi: «Il benessere degli operatori migliora la vita dell’intera comunità penitenziaria»
CORIGLIANO-ROSSANO – Non soltanto un bar, ma uno spazio nel quale recuperare energie, coltivare le relazioni tra colleghi e alleggerire, almeno per qualche momento, il carico emotivo di un lavoro particolarmente complesso. Dopo cinque anni, all’interno della Casa di reclusione di Corigliano-Rossano riapre un’area destinata al personale della Polizia penitenziaria e del comparto Funzioni centrali, con un punto ristoro e ambienti dedicati alla convivialità e al tempo libero.
Un risultato dal forte valore simbolico, oltre che concreto, raggiunto al termine di un percorso non semplice sotto il profilo amministrativo e burocratico. La nuova area nasce infatti con l’obiettivo di migliorare il benessere di quanti, ogni giorno, operano all’interno dell’istituto, affrontando responsabilità, tensioni e un carico di lavoro che inevitabilmente incidono sulla vita professionale e personale.
A sottolinearne l’importanza è stato proprio il direttore dell’istituto, Salvatore Trieste: «Restituiamo al personale un’area nella quale poter alleggerire i momenti di tensione e condividere l’esperienza lavorativa, prima o durante il turno. È uno spazio destinato sia alla Polizia penitenziaria sia al personale delle Funzioni centrali».
Un obiettivo che la direzione aveva posto tra le priorità all’inizio dell’anno. «Abbiamo messo al centro il benessere del personale – ha spiegato Trieste – e, grazie al provveditore Castellano, al comandante del reparto Montuoro e a tutti coloro che hanno contribuito, siamo riusciti a raggiungere questa importante finalità. Dopo cinque anni, riattivare il servizio non è stato semplice dal punto di vista burocratico, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e non possiamo che esserne felici».
Per il comandante del reparto, Montuoro, la riapertura assume un significato che va ben oltre la disponibilità di un punto ristoro: «Il lavoro del poliziotto penitenziario è improntato a un’estrema serietà, per ragioni evidenti e ancora di più nel contesto calabrese. Proprio per questo credo sia fondamentale affiancare alla serietà anche un momento di serenità».
Il comandante ha ricordato, in particolare, la condizione dei numerosi agenti che vivono in caserma e che finora non avevano la possibilità, al mattino, di prendere un caffè o fare colazione all’interno della struttura. «Era una situazione che né io, né il direttore, né il provveditore potevamo continuare a tollerare. Abbiamo lavorato tutti per arrivare a questo momento e ne sono sinceramente orgoglioso».
Il nuovo spazio, dunque, riconosce anche sul piano quotidiano il sacrificio compiuto dalle donne e dagli uomini della Polizia penitenziaria. «Chi sceglie questa professione – ha aggiunto Montuoro – conduce una vita fatta di rinunce e diventa garante delle regole e dei diritti all’interno dell’istituto. È giusto che possa trovare anche un momento di tranquillità e di distensione. In un contesto come il nostro, questa apertura è davvero necessaria».
Sulla stessa linea il provveditore Lucia Castellano, che ha definito «imprescindibile» la presenza di luoghi nei quali il personale possa rifocillarsi e trascorrere momenti di socialità. «I poliziotti penitenziari e tutto il personale svolgono un lavoro complicato, difficile e molto stressante. Il carcere è, per sua natura, un ambiente stressogeno e l’amministrazione ha il compito e il dovere – anche se siamo in ritardo – di offrire occasioni di scambio e condivisione».
Guardare un film o una partita, giocare a biliardo o semplicemente fermarsi a parlare con i colleghi può contribuire, secondo Castellano, a rafforzare il gruppo di lavoro: «È così che si costruisce una squadra ed è così che si lavora meglio. I benefici ricadono sull’intera comunità penitenziaria: detenuti, poliziotti e operatori».
All’inaugurazione ha preso parte anche l'assessore regionale Pasqualina Straface, che ha evidenziato la portata istituzionale dell’iniziativa. «Oggi non inauguriamo soltanto uno spazio fisico, ma un luogo che va nella direzione di migliorare la qualità della vita e il benessere di chi lavora con grande responsabilità e con un forte carico emotivo. Le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria rappresentano lo Stato, la sicurezza e la legalità all’interno di questi luoghi».
In rappresentanza dell'amministrazione è intervenuta l’assessore alle Politiche sociali, Marinella Grillo, che ha posto l’accento sul rapporto tra il carcere e il territorio. «Questo è uno spazio per il tempo libero e la convivialità, ma la giornata ci ricorda anche quanto siano importanti le relazioni con l’esterno. La politica e le istituzioni locali possono e devono collaborare con l’istituto penitenziario».
La presenza dell’Amministrazione comunale, ha spiegato l’assessore, testimonia l’attenzione verso chi lavora nella struttura e la volontà di tradurre la collaborazione in azioni concrete: «Siamo disponibili all’attuazione di protocolli, convenzioni e progetti che possano accompagnare all’esterno le persone detenute e favorirne la riabilitazione, secondo la funzione che la Costituzione assegna alla pena».
Una riflessione sul valore umano del nuovo spazio è giunta infine dal vescovo mons. Maurizio Aloise. «Questo luogo diventa un’occasione di distensione, nella quale riprendere le forze in un clima di serenità. Quando si pensa al carcere si immaginano spazi che limitano la libertà e che possono generare tristezza anche in chi vi svolge il proprio compito con passione e dedizione».
Secondo il presule, offrire agli operatori un ambiente nel quale lasciare momentaneamente fuori stanchezza e preoccupazioni significa aiutarli a vivere in maniera più positiva la relazione con le persone detenute. «Chi lavora qui deve poter ritrovare energie e serenità, per trasmettere speranza a vite segnate da esperienze difficili. Anche una presenza gioiosa e serena può diventare un metodo educativo importante».
La riapertura del bar e dell’area per il tempo libero rappresenta così un tassello di una visione più ampia: prendersi cura di chi lavora nel carcere per rendere più umana ed efficace la vita dell’intero istituto. «Ben vengano questi spazi – ha concluso il vescovo Aloise – e tutti gli interventi capaci di migliorare la vita di chi opera e di chi vive all’interno del carcere, mantenendo come obiettivo una reintegrazione completa e serena».