Il treno per Taranto c’è, ma arriva alle 8: per docenti e ATA è già fuori orario
Dal 13 settembre è operativo il nuovo collegamento lungo l’asse Sibari-Metaponto-Taranto. Ma la prima corsa utile arriva nel capoluogo pugliese alle 8 in punto: troppo tardi per i pendolari della scuola. E al ritorno resta un’altra forbice
ALTO JONIO – Il treno finalmente c’è. Il problema è che l’orologio non coincide con quello di chi dovrebbe usarlo ogni giorno. Dal 13 settembre l’offerta ferroviaria tra Cosenza, Sibari, l’Alto Jonio, la costa lucana e Taranto è stata potenziata. Era uno dei collegamenti più attesi: un asse capace di riavvicinare tre regioni e di offrire finalmente un’alternativa all’automobile a studenti e lavoratori.
Poi si guarda l’orario. Il nuovo Regionale 7712 parte da Cosenza alle 5.15, passa da Sibari alle 6.05, Trebisacce alle 6.21, Amendolara alle 6.28, Roseto Capo Spulico alle 6.33, Montegiordano alle 6.45, Rocca Imperiale alle 6.57, Nova Siri alle 7.04 e Policoro alle 7.11. Arrivo a Taranto: ore 8.00. Sono gli orari ufficiali pubblicati da RFI e Trenitalia.
Ed è qui che il nuovo servizio rischia di mancare una delle sue utenze naturali: docenti e personale ATA che dalla Calabria e dalla Basilicata lavorano nelle scuole di Taranto.
Per chi deve prendere servizio alle 7.30 il problema è evidente. Ma anche per chi entra alle 8, arrivare alla stazione di Taranto esattamente alle 8 significa essere già in ritardo prima ancora di raggiungere l’istituto.
Il treno, insomma, passa. Ma passa fuori tempo.
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La fotografia dell’orario spiega tutto
La Regione Calabria aveva presentato a luglio il potenziamento della Sibari-Metaponto-Taranto come un passaggio importante per uscire dall’isolamento ferroviario dell’Alto Ionio. Dal 13 settembre erano state annunciate due coppie di treni della “Magna Graecia”, con fermate nelle stazioni calabresi e lucane e collegamenti verso Taranto.
Il principio resta valido. Anzi, il ritorno di un’offerta regionale su questa direttrice rappresenta un’infrastruttura di mobilità che il territorio chiedeva da anni.
Ma tra avere un treno e avere un treno utilizzabile c’è di mezzo l’orario.

È sufficiente questa tabella per capire il nodo. E il bacino potenziale non si limita ai centri dotati di stazione: anche lavoratori provenienti dai paesi dell’interno, come Oriolo, gravitano inevitabilmente sugli scali costieri per raggiungere la Puglia.
A sollevare il problema è Vincenzo Franchino, che richiama l’attenzione proprio sui lavoratori della scuola costretti quotidianamente a muoversi tra Alto Jonio, Metapontino e Taranto.
Secondo la sua segnalazione, si tratta di un numero consistente di docenti e personale ATA che continua a utilizzare l’automobile non perché il treno non esista, ma perché non permette di timbrare il cartellino in tempo.
Il ritorno? Alle 14.08 oppure alle 18.09
Il problema si ripresenta, con caratteristiche diverse, a fine giornata. Tra i nuovi Regionali verso sud c’è il 7722, che lascia Taranto alle 14.08 e raggiunge Rocca Imperiale alle 15.14, Montegiordano alle 15.21, Roseto alle 15.31, Amendolara alle 15.36 e Trebisacce alle 15.44.
La corsa può essere utile a chi termina con sufficiente anticipo per raggiungere la stazione. Diventa però molto più difficile da utilizzare per chi conclude il proprio turno scolastico intorno alle 14.
L’alternativa regionale successiva indicata nel nuovo quadro è il 7720 delle 18.09, diretto fino a Cosenza. È qui che si forma un’altra forbice: uscire da scuola nel primo pomeriggio e dover attendere fino a sera, oppure tornare nuovamente all’automobile.
E la questione degli orari scolastici non nasce oggi. Già a febbraio, quando il collegamento Sibari-Taranto era ancora al centro delle richieste del territorio, era stata avanzata una proposta molto precisa: strutturare le corse in tre fasce, mattina, uscita dalle scuole e sera.
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A distanza di sette mesi, dunque, il treno è arrivato. Ma uno dei problemi indicati allora resta sul tavolo.
Il rischio più grande: scambiare un cattivo orario per mancanza di domanda
C’è poi un secondo aspetto sollevato da Franchino, forse ancora più importante in prospettiva. Se docenti e personale ATA continueranno a usare l’automobile, i numeri dei passeggeri potrebbero risultare inferiori al potenziale reale della tratta.
Questo non dimostrerebbe automaticamente che il servizio non interessa al territorio. Potrebbe dimostrare, molto più semplicemente, che una parte della domanda non trova nell’attuale griglia oraria una risposta compatibile con i propri turni.
È una distinzione fondamentale soprattutto quando, nei mesi successivi all’avvio di un servizio, si cominciano inevitabilmente a valutarne frequentazione e sostenibilità.
Il timore espresso da Franchino è proprio questo: che un eventuale scarso utilizzo finisca per essere interpretato come assenza di domanda e possa in futuro diventare un argomento per ridimensionare il collegamento.
Non ci sono oggi elementi che indichino una simile decisione. Ma il modo più semplice per evitare equivoci sarebbe misurare quella domanda prima di giudicare i numeri del treno.
Prima ancora di aggiungere corse, bisognerebbe contare i pendolari
La proposta avanzata è estremamente pratica: coinvolgere le scuole di Taranto e rilevare quanti docenti e ATA provengano dalla Calabria settentrionale e dalla Basilicata, da quali Comuni arrivino e quali siano i loro effettivi orari di ingresso e uscita.
A quel punto il servizio potrebbe essere calibrato sui flussi reali. La prima soluzione sarebbe intervenire sugli orari ferroviari, anticipando l’arrivo a Taranto abbastanza da consentire al personale di raggiungere le scuole prima dell’inizio del servizio e costruendo una corsa di rientro realmente compatibile con la fine delle lezioni.
Qualora modificare immediatamente la traccia ferroviaria non fosse possibile, Franchino propone anche l’utilizzo di uno o due autobus integrativi, organizzati attorno agli effettivi turni scolastici e con raccolta dei pendolari nei principali centri della fascia ionica.
Non per sostituire il treno appena riconquistato, ma per renderlo parte di un sistema che funzioni davvero.
Sulla Jonica il problema non è soltanto quanti mezzi ci sono, ma quando passano
È un tema che in questi giorni emerge anche dall’altro lato della Sibaritide. Dal 13 settembre la tratta Sibari-Crotone è nuovamente interessata dai lavori di potenziamento e dalla sostituzione di numerosi collegamenti ferroviari con autobus. Analizzando gli orari avevamo evidenziato un vuoto di oltre cinque ore tra il tardo pomeriggio e la sera per chi deve spostarsi da Corigliano-Rossano verso sud.
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Due situazioni diverse, ma che raccontano lo stesso problema: un servizio di trasporto pubblico non si misura soltanto nel numero delle corse. Si misura nella possibilità concreta di usarle per andare a lavorare, studiare, curarsi e tornare a casa.
Il nuovo collegamento con Taranto resta quindi un risultato importante per una direttrice che per anni ha chiesto più treni. Adesso viene la parte più difficile: far coincidere l’orario ferroviario con l’orario della vita reale. Perché un treno che arriva a Taranto alle 8 può essere perfettamente puntuale. E, per chi deve entrare a scuola alle 8, essere comunque troppo tardi.