Crati, Paternostro: «Pulire fossi e canali non basta. Se esonda di nuovo, siamo davvero pronti?»
ArticoloVentuno interviene dopo il piano annunciato da Comune e Consorzio di Bonifica per la zona di Sibari: «Servono interventi strutturali sul fiume, sugli argini e sulla foce»
CASSANO JONIO – Pulire canali, fossi e caditoie è necessario, ma la domanda resta più grande: cosa accadrebbe se il Crati tornasse a esondare? È l’interrogativo che il coordinatore di ArticoloVentuno, Francesco Paternostro, rivolge alle istituzioni dopo gli eventi alluvionali che lo scorso febbraio hanno colpito il territorio di Cassano e, in particolare, alcune aree della Piana di Sibari. L’esondazione e i danni provocati dalle precipitazioni sono documentati anche negli atti successivi del Comune.
L’intervento arriva mentre Palazzo di Città ha annunciato un piano concordato con il Consorzio unico di Bonifica della Calabria per la manutenzione ordinaria e straordinaria di canali e fossi di scolo, con particolare attenzione a Lattughelle e Laghi di Sibari. Il Comune ha previsto inoltre interventi su griglie, caditoie e cunette, mentre è in via di definizione un’intesa con Calabria Verde per il torrente Eiano.
Paternostro accoglie positivamente ogni attività di prevenzione, ma sposta l’attenzione sul corso d’acqua principale. «Il punto vero è che il grande malato resta il fiume Crati», sostiene. Secondo il coordinatore di ArticoloVentuno, intervenire soltanto sulla rete secondaria di deflusso non sarebbe sufficiente a ridurre il rischio. Il movimento chiede quindi interventi sul letto del fiume, sulla vegetazione e sui detriti, verifiche degli argini e attenzione alla foce.
Sono richieste soprattutto risposte su risorse disponibili, progetti finanziati e tempi degli interventi, chiamando in causa i diversi livelli istituzionali competenti. Il giudizio politico di Paternostro è critico anche nei confronti dell’Amministrazione comunale e delle istituzioni sovracomunali. Per il gruppo, dopo l’emergenza non sarebbe ancora sufficientemente chiaro quale strategia strutturale sia stata predisposta per il Crati. Da qui la domanda: «Se succede di nuovo, siamo davvero pronti?».
Una domanda che, al di là dello scontro politico, riporta al centro una questione concreta per la Piana di Sibari: dopo l’acqua e il fango dello scorso inverno, la prevenzione si misurerà soprattutto sulla capacità di arrivare prima della prossima emergenza.