Un reparto per ogni campagna elettorale
La consegna dell’edificio non basta: ora se si ha coraggio bisogna dare un cronoprogramma vero sul trasferimento di tutti i reparti. Perché Insiti rischia di rimanere l’ennesima fabbrica di annunci, nastri tagliati e promesse a rate
Locale, regionale, nazionale. Cambia il palazzo, non cambia il sintomo. Si annuncia, si promette, si aggiorna, si rimanda, si sposta il traguardo un metro più avanti e si pretende pure che la comunità applauda.
È l’arte sopraffina del “si farà”.
Un mondo magico, quasi perfetto, dove il futuro è sempre imminente, le opere sono sempre strategiche, le scadenze sempre rispettabili, i ritardi sempre fisiologici e la memoria dei cittadini dura giusto il tempo di arrivare alla prossima campagna elettorale.
Il problema è che oltre la barricata qualcuno vede sempre che dall'altra parte c'è gente con l'anello al naso. È probabile, magari non tutti; sono sempre meno. Certo, chi guarda dall'alto il popolo la prima cosa che nota sono i peones, quelli con le braccia tese e osannanti (nonostante tutto) che con le loro braccia, con le loro urla di gioia molto spesso coprono, adombrano la maggioranza che sta in silenzio, sofferente e stanca.
E il nostro compito è proprio quello di fare luce sulle ombre degli osannanti e restituire una visione più omogenea: capire, conoscere, verificare, smontare la narrazione di comodo. Non per gusto della polemica. Non per fare i guastafeste. Ma semplicemente per cercare di raccontare la verità. Sul nuovo ospedale abbiamo sempre detto che il rischio reale, alla fine, sarebbe stato quello di avere una struttura (da mezzo miliardo di euro), nuovissima, iper tecnologica e praticamente inutile.
Oggi siamo alla resa dei conti.
Il cronoprogramma ufficiale, dettato da tecnici e politica, non certo dall’Eco dello Jonio, fissa la consegna della struttura entro la prima settimana di ottobre. Il nostro countdown civico non ha inventato nulla. Ha solo preso una data pubblica e l’ha messa davanti agli occhi di tutti.
Nessuno pretende il rispetto spaccato del minuto. Non siamo mica cinesi, noi. Una settimana prima o una settimana dopo non cambia il senso della storia.
La differenza vera sta altrove.
Sta nel tentativo, sempre possibile, di spacciare la consegna di un edificio per la nascita di un ospedale.
E questa è la mezza verità da stanare subito.
Diamo per acquisito che la struttura fisica sarà completata nei tempi prescritti, arredi compresi, escluso il corpo commerciale. Diamo pure per garantito il depuratore interno, realizzato da zero e in tempi record dal concessionario D’Agostino.
Bene.
Poi però arriva la realtà. Quella difficilmente sconfutabile.
Il depuratore interno c’è, ma manca ancora l’intera rete di collettamento verso l’impianto di Boscarello. E per quanto qualcuno possa risentirsi, quel lavoro non si fa con la bacchetta magica né in sette giorni.
La viabilità resta un rebus. La Provinciale 195 deve essere ampliata, urbanizzata, resa sicura, accessibile anche da monte. Una vicenda partita quindici anni fa e ancora priva di una chiusura vera. Il nodo definitivo, con ogni probabilità, si scioglierà solo con i progetti esecutivi della nuova SS106 Sibari-Coserie, lo svincolo dedicato e la grande arteria a quattro corsie.
Poi c’è Insiti. Nel 2006, quando si decise di costruire lì l’ospedale unico, attorno non c’era nulla. Vent’anni dopo continua a rimanerci il nulla. Mancano servizi, attività di supporto, funzioni minime di contesto. Un grande nosocomio non vive come un capannone piantato nel vuoto. È una cittadella. Ha bisogno di accessi, trasporti, logistica e vita attorno.
Il nodo più delicato, però, è quello sanitario. Dire che da metà ottobre inizierà il trasferimento dei laboratori e poi “tutto il resto” suona bene. Significa tutto ma può anche non significare nulla. Ok i laboratori. Ma i Reparti quando? O meglio l'ultimo Reparto in quale stagione di quale anno sarà trasferito?
La formula "elastica" non basta più. Serve un cronoprogramma serio e strutturato anche per il trasferimento dei reparti (tutti), una data certa da dare ai cittadini per dirgli quando sarà totalmente operativo il nosocomio. Perché se è vero che la sanità è il maggiore capitolo di spesa di una regione (e quindi anche il mare magnum della politica) è anche vero che stiamo parlando del diritto primario, principale, indissolubile dei cittadini.
Il rischio reale è che saranno capaci di fare il trasferimento di un reparto per ogni campagna elettorale.
Un primo pezzo, poi l'inaugurazione parziale della struttura, poi un nuovo annuncio, altre dichiarazioni e così tutto il circuito mortale che abbiamo percorso in questi ultimi venti anni. No. Non va più bene.
Perché la promessa è già diventata anestesia alle nostre latitudini. Abbiamo bisogno di una data certa, vera, e plausibile.
Noi rimaniamo ottimisti, per carità. Registriamo impegni, scadenze, conferme. Ma non dimentichiamo nulla. Perché la memoria è l’unico antidoto contro la promessite.