Ambulanze in protesta davanti all’Asp di Cosenza: «Così il 118 non regge, pronti a fermarci»
Le associazioni di volontariato denunciano rimborsi insufficienti, costi crescenti e mezzi inviati anche a 70-80 chilometri di distanza. L’ultimatum: senza una revisione degli accordi, pronte a recedere dalle convenzioni
COSENZA – Decine di ambulanze schierate davanti alla sede dell’Asp di Cosenza e un ultimatum che porta direttamente al cuore dell’emergenza-urgenza calabrese: 45 giorni per cambiare le condizioni del servizio, altrimenti le associazioni di volontariato annunciano di essere pronte a recedere dalle convenzioni per il supporto al 118.
La protesta nasce innanzitutto da una questione economica. Secondo quanto denunciato dalle associazioni, l’attuale sistema di rimborso coprirebbe soltanto l’80% dei costi sostenuti, lasciando il restante 20% a carico delle organizzazioni.
Una quota che, sempre secondo i manifestanti, si tradurrebbe in perdite comprese tra 5mila e 8mila euro al mese per ciascuna associazione, alle quali si aggiungono carburante, manutenzione e gestione quotidiana dei mezzi. Le organizzazioni contestano inoltre modifiche alla convenzione che sarebbero state introdotte successivamente da Azienda Zero e che definiscono unilaterali.
Ma la vertenza non riguarda soltanto i conti. I volontari denunciano anche le conseguenze dell’attuale organizzazione territoriale: ambulanze che sarebbero chiamate a percorrere 70-80 chilometri per raggiungere il luogo dell’emergenza, con tragitti giornalieri che, in alcuni casi, arriverebbero a 500-600 chilometri per mezzo.
«Il cittadino non sa che l’ambulanza sta arrivando magari da Cosenza e può impiegare tre quarti d’ora o un’ora», spiegano i rappresentanti delle associazioni, che chiedono una migliore distribuzione territoriale dei mezzi e presidi periferici adeguati.
Al presidio cosentino hanno partecipato anche delegazioni provenienti da Lamezia Terme, Catanzaro e Reggio Calabria, segno di una vertenza che punta ad assumere dimensione regionale.
Le associazioni sostengono inoltre di aver già inviato solleciti senza ottenere risposte risolutive. Da qui la decisione di formalizzare il preavviso: 45 giorni, trascorsi i quali, senza una revisione delle condizioni economiche e organizzative, annunciano il possibile recesso dagli accordi.
Uno scenario che, se concretizzato su larga scala, aprirebbe un problema serio per la tenuta del sistema di emergenza calabrese. Ed è proprio questo il punto che il presidio porta davanti alle istituzioni: quanto dipende oggi il 118 dal volontariato e cosa accadrebbe se quelle ambulanze non fossero più disponibili?