Senza medici sul territorio il Pronto Soccorso collassa
Il nuovo Ospedale della Sibaritide è un obiettivo strategico, ma non può diventare un alibi per tollerare oggi la desertificazione medica del territorio
ll sovraffollamento cronico dei Pronto Soccorso nella Sibaritide non è una fatalità né un problema organizzativo interno agli ospedali. È l’effetto diretto della drammatica carenza di medici dell’emergenza territoriale e della continuità assistenziale, unita all’assenza di un reale filtro sanitario sul territorio.
Il servizio 118 è fortemente sottodimensionato sul piano medico. In molte situazioni le ambulanze non sono medicalizzate e la distinzione tra mezzi “attrezzati” e mezzi con medico a bordo viene spesso travisata. Il risultato è che il cittadino, privo di alternative, si riversa inevitabilmente sul Pronto Soccorso, anche per condizioni che potrebbero essere intercettate prima.
La continuità assistenziale, soprattutto nelle ore notturne e nei festivi, soffre di una crescente carenza di medici. Quando il presidio territoriale viene meno, il Pronto Soccorso diventa l’unica risposta possibile, con un sovraccarico che non può essere risolto aumentando posti letto o ampliando le strutture.
In questo contesto, una soluzione immediatamente praticabile è rappresentata dall’impiego programmato di medici stranieri, già oggi presenti nel Servizio Sanitario Nazionale, da collocare nei Pronto Soccorso, sulle ambulanze medicalizzate e nella continuità assistenziale.
Questo non comporterebbe alcun declassamento dell’assistenza. Al contrario, il filtro territoriale richiede competenze cliniche, rapidità decisionale e capacità di gestione dell’urgenza, qualità che possono essere efficacemente messe a servizio della popolazione.
La presenza di medici dell’emergenza sulle ambulanze e sul territorio è determinante soprattutto in un’area vasta come la Sibaritide, caratterizzata da paesi distanti dai presidi ospedalieri, dove il tempo di percorrenza può essere lungo e spesso decisivo per la sopravvivenza. Ridurre questo intervallo, attraverso una reale medicalizzazione dell’emergenza territoriale, significa salvare vite, non semplicemente organizzare servizi.
A tutto ciò si aggiungono i ritardi nell’attuazione delle Case di Comunità, delle Centrali Operative Territoriali, della telemedicina e dell’Assistenza Domiciliare Integrata, strumenti che avrebbero dovuto alleggerire gli ospedali e che invece restano largamente incompleti.
Il nuovo Ospedale della Sibaritide è un obiettivo strategico, ma non può diventare un alibi per tollerare oggi la desertificazione medica del territorio. Senza medici dell’emergenza e senza continuità assistenziale, nessuna struttura ospedaliera potrà reggere l’impatto della domanda sanitaria.
Il problema non è il Pronto Soccorso in sé. Il problema è tutto ciò che manca prima del Pronto Soccorso.
Dr. Antonio Sanzi, Medico di medicina generale e Consigliere comunale di Corigliano