Rapporto Svimez, Mazza (CMG): «Cronaca di un declino demografico annunciato»
Tra 25 anni la Calabria potrebbe perdere 350mila giovani. L’allarme lanciato da Mazza parla di «estinzione annunciata» e di un sistema sociale ed economico a rischio collasso. Le cause: calo demografico, fuga dei talenti e crisi del welfare regionale
«Non siamo di fronte a una semplice flessione demografica, ma a una vera e propria emorragia vitale». È n questa l’analisi di Mazza alla luce degli ultimi dati SVIMEZ, che proiettano sulla Calabria uno scenario di forte contrazione della popolazione giovanile. Entro i prossimi 25 anni, la regione potrebbe perdere circa 350mila giovani, «non solo un vuoto anagrafico, ma la scomparsa della forza produttiva, creativa e intellettuale necessaria a mandare avanti una società moderna».
Per Mazza si tratta di «una terra che sta perdendo i propri occhi per guardare al domani». Se i giovani rappresentano il motore del cambiamento, il rischio è quello di «viaggiare a motore spento», con conseguenze che andrebbero oltre l’isolamento geografico, diventando «isolamento generazionale e culturale».
Il quadro è aggravato dai numeri che riportano: un tasso di natalità fermo al 7,2 per mille a fronte di una mortalità al 12 per mille. «Questa forbice - dice - non descrive solo culle vuote, ma un ribaltamento sociale che mina le basi della convivenza civile». La proiezione al 2050 parla di una popolazione complessiva vicina a 1,2 milioni di abitanti, con un progressivo invecchiamento.
L'aspetto centrale diventa quello economico e sociale: «Con una base di contribuenti ridotta ai minimi termini e una popolazione anziana in costante crescita, il sistema del welfare regionale è destinato al collasso». Un allarme che riguarda la sostenibilità dei servizi e la tenuta del patto generazionale.
Ma il problema è legato anche al modello di governance territoriale. «Questo scenario di abbandono non è un destino ineluttabile, ma il risultato di un modello di gestione del potere che ha fallito i propri obiettivi». Mazza parla di «centralismo regionale arroccato nei propri centri decisionali», che avrebbe «ignorato le istanze delle aree marginali, drenando risorse vitali».
Le conseguenze, secondo l’analisi, potrebbero colpire in particolare il Crotonese e la Sibaritide, territori già segnati da fragilità infrastrutturali e carenze nei servizi. «Senza una densità abitativa giovanile, infrastrutture e investimenti rischiano di perdere giustificazione economica», con un progressivo indebolimento della capacità attrattiva.
Poi la proposta: «Non bastano bonus una-tantum o retoriche della restanza: serve una rivoluzione strutturale». Per Mazza occorre «superare il centralismo asfittico», avviare una riorganizzazione territoriale, prevedere fiscalità di vantaggio e rafforzare le infrastrutture digitali per sostenere smart working e impresa giovanile.
«Bisogna rendere la Calabria un luogo vivibile e non un ambiente da cui fuggire per sopravvivere». La questione demografica viene indicata come priorità strategica. «Se l’emergenza non diventerà centrale nell’agenda politica, la Calabria del futuro rischia di essere solo un ricordo».