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Il giubileo di platino di Elisabetta II e quel balcone che racconta tutta la potenza dell'Impero britannico

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In contemporanea televisiva Italia ed Inghilterra mostravano il 2 giugno due parate militari.

La prima per la Festa della Repubblica italiana. La seconda per festeggiare i 70 anni di Corona della regina d'Inghilterra, Elisabetta II.

Da una parte l'Italietta di sempre, con quattro militari - e partigiani, sindaci, dipendenti pubblici, etc - che poco sono stati allenati persino a marciare, figuriamoci il resto.

Dall'altra, a Londra, le magnifiche Giubbe Rosse con il caratteristico, storico, cappello di pelle d'orso. Marciano da far venire i brividi, marziali, a tempo, anche vedendole dall'alto, a formare diagonali perfette, se viste dall'alto, da dove spesso indugiano gli schermi della regia. Non un centimetro fuori tempo.

Con quei cavalieri persino più belli dei nostri Corazzieri, con cavalli bellissimi, perfetti pure loro nel marciare a tempo.

Insomma uno spettacolo per gli occhi, più di quello, notoriamente fantascientifico, delle parate della Corea del Nord.

E tanta gente con tante, tantissime, bandiere.

In Italietta quattro politici da strapazzo, in Inghilterra una regina della quale si parlerà nei secoli, diciamolo, quanto e più della bisnonna Vittoria.

Dal balcone reale, lei, che a 96 anni, si fa chiamare - forse da nessuno più - Lilibeth.

Non c'è nulla che non sia stato detto di Elisabetta nei giorni scorsi e negli ultimi anni. Di lei si sa tutto. Tutto.

E a quel tutto è inutile accodarsi per non essere ripetitivi. Tanto, appunto, sappiamo già tutto.

Elisabetta è la regina di un impero che praticamente non esiste più e lei l'ha visto sgretolarsi anno dopo anno, da regina, appunto, perdendolo de facto da quando se n'è andata l'India ma con il Commonwealth rimanendo de iure la regina di un regno enorme, pazzescamente enorme, che non c’è più, si diceva, ma che ai tempi di Vittoria era così grande che per davvero, altro che l'Imperatore Carlo V del Cinquecento, splende sempre il sole.

Dal Canada alla Nuova Zelanda, dall'India alla Guyana, dal Sud Africa a Gibilterra.

I festeggiamenti di ieri hanno raccontato che l'idea di quell'impero, in Inghilterra, attraverso la sua regina, non è mai andata perduta.

Le colonie se ne sono andate tutte, o quasi, ma l'Inghilterra, pur disponendo di Forze armate esigue rispetto a ieri, non ha mai pensato di non essere più in prima fila.

L'Inghilterra dispone di un proprio arsenale di testate nucleari progettate e costruite in patria e così di sommergibili nucleari come, da pochi anni, di alcune portaerei.

L'Inghilterra, sentendosi sempre sulla vetta del mondo, ha mantenuto sempre le sue Forze Armate in efficienza ed in allerta: ne sanno qualcosa gli Argentini quando cercarono di prendersi le Malvinas ma subirono la rabbia inglese, rabbia che costò all'Albione tantissimi morti e la perdita di tante navi con aerei ed elicotteri. Sembrava di tornare alle guerre mondiali ma l'Inghilterra vinse a migliaia di chilometri da casa proprio perché pensa sempre di essere in guerra per guidare l'Impero e le sorti del mondo.

Nei decenni della Guerra Fredda è stata in prima fila accanto agli Usa così come in questi giorni con l'Ucraina. Johnson pensa sempre alla grande e da solo: l'Inghilterra manderà armi speciali belligerando in prima fila come gli Usa.

L'Inghilterra dispone di un apparato di servizi segreti da sempre invidiato per efficienza, al pari solo del Mossad israeliano. Un'efficienza figlia dell'Impero di cui prima, che agisce in tutto il mondo, anche in angoli che poco c'entrano con gli interessi della Gran Bretagna ma poco conta, perché l'impero è l'impero.

L'agente 007, che sarà pure cinema d'azione, ma racconta tutto lo stesso, è il simbolo di questa concezione di porsi nella storia del mondo.

Aggiungiamo, da documenti scoperti da pochi anni, che dopo la fine della Seconda Guerra mondiale Churchill aveva in mente di invadere gli Stati uniti per disfarsi per sempre di quegli Stati che s'erano rivoltati 200 anni prima. Ecco questa è l'Inghilterra.

E la parata di ieri raccontava tutto questo. E dal balcone chi s'è affacciato racconta pure tutto questo.

Perché il monarca d'Inghilterra, uomo o donna che sia, è anche il Capo della Chiesa anglicana, la Chiesa dell'Impero, una Chiesa cristiana ma non toppo, che si contrappone a quella di Roma.

Perché, inoltre, il monarca d'Inghilterra è anche il capo assoluto della più antica obbedienza massonica nonché la più grande e capillarmente diffusa, del mondo. Obbedienza che consente all'Inghilterra di poter guidare, in buona parte, occultamente, le sorti del Pianeta.

Tutto questo raccontava ieri Elisabetta dal balcone. Un mondo solo apparentemente scomparso ma che è sopravvissuto e sopravviverà nei più oscuri, ma manco tanto oscuri, meandri del potere sulla Terra.

Con le redazioni dei giornali di tutto il mondo che da più anni, oramai, aggiornano un "coccodrillo" che sembra non essere mai pubblicato.

Lunga vita alla Regina.

In copertina: la regina Elisabetta II affacciata al balcone per il suo giubileo di platino con il cugino, il duca di Kent

Tonio De Pascali
Autore: Tonio De Pascali

è nato a Lecce dove, dopo la collaborazione con varie testate televisive regionali, ha lavorato nei quotidiani Nuovo Quotidiano di Puglia e Gazzetta del Mezzogiorno ed è stato tra i fondatori de L'Ora del Salento, il settimanale della Curia vescovile del capoluogo. Ha scritto guide turistiche di numerosi centri della Puglia. A Roma è stato componente dell'Ufficio Stampa della Regione Lazio e del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Attualmente lavora presso il mensile Il Borghese, a Roma, ed ha scritto la biografia ufficiale di Giorgio Almirante, "La mia vita con Giorgio - donna Assunta racconta" - Casa editrice Pagine. Con Filippo de Jorio ha scritto "L'albero delle mele marcie" (storia della Prima Repubblica) e "Identikit di un omicidio" (storia e misteri del rapimento Moro).. E' in preparazione un saggio sulla seconda guerra mondiale. Si interessa di politica, esoterismo, storia dei Normanni, classici latini