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Piccoli borghi: nuove mete e nuove visioni

2 minuti di lettura

Esiste un vivere di qualità, fatto di autenticità, genuinità, tradizioni, accoglienza, buon cibo, aria sana, tranquillità, ritmi lenti.

È il vivere che si fa nei piccoli borghi…

Veri e propri scrigni che contengono piazze e viuzze, case e vite incollate le une alle altre, relazioni e tradizioni, monumenti umani e naturali, sapori e saperi...

patrimoni materiali e immateriali che tutti, anche le nuove generazioni, dovrebbero imparare a custodire gelosamente, partendo dalla consapevolezza che le specificità del posto, che possono gustare quotidianamente e far gustare a chi viene da fuori, sono la ricchezza più grande e più bella.

Complice la pandemia da Covid 19, negli ultimi tempi, i piccoli borghi hanno assunto una nuova centralità nelle scelte di viaggi, o di luoghi in cui trasferirsi, per lavorare in smart working. Il turismo nei paesi e nelle aree interne dello stivale registra un trend in crescita.  

Non c’è da stupirsi, dal momento che sono posti che rispondono a bisogni di tranquillità, semplicità, relax, benessere, autenticità e accoglienza.  

I piccoli borghi sono in grado di elevare il livello qualitativo di un viaggio, proprio perché consentono l'immersione in una dimensione più antica e più umana, fatta di attenzioni, solidarietà e relazioni, risate e battute nella lingua locale, momenti conviviali e cibi prelibati.

Arrivare in un paese a piedi è la condizione ideale, se si vuole gustare più in profondità l'incontro con il territorio circostante e gli abitanti del posto. 

Se si vuole guardare e non solo vedere, quindi scoprire i tesori del luogo e praticare un tipo di turismo sostenibile, rispettoso dell'ambiente e delle comunità locali. 

Un tale viaggio di scoperta regala l'esperienza di un'immersione in una dimensione di vita autentica e semplice, sviluppa simpatia e rispetto per gli usi e costumi del posto, consente di ritrovare una sintonia con l'ambiente circostante, oramai persa nelle grandi città.

Eppure, un lamento assai diffuso tra gli abitanti dei piccoli borghi è al paese non c'è niente! 

È vero che mancano tanti servizi e che è divenuto urgente introdurre piani di sviluppo ed elementi di vitalità concreti, altrimenti si creano “gambe senza un cuore” o “si gira la sceneggiatura, ma non il film”, come dice il paesologo Franco Arminio. 

È auspicabile che, a tutti i livelli, anche la politica intervenga seriamente, per migliorare la qualità di vita nei piccoli paesi, partendo dal coinvolgimento degli abitanti, specie dei giovani, dei produttori e delle associazioni locali.

È vero, di contro, che nelle grandi città c'è tutto, ma è un tutto che spesso ci svuota e ci disperde. 

Mentre, nei piccoli paesi c'è una mancanza che ci riempie e ci fa ritrovare…

Ognuno scelga cosa preferire!

Per chiudere, o per aprire la porta a ulteriori riflessioni, prendo nuovamente a prestito le parole di Arminio:

“Bisogna uscire dalla dittatura del consueto che spesso caratterizza le piccole comunità.

Una buona pratica per i nostri paesi è lo sblocco dell’immaginazione.

In fondo, la tradizione è un'innovazione che ha avuto successo.

Troppo spesso nei piccoli paesi si ha paura di essere visionari, come se questo ci potesse assicurare un giudizio di follia da parte degli altri.

Urge anche nelle stanze della politica la presenza dei visionari che sanno intrecciare scrupolo e utopia, l'attenzione al mondo che c'è col sogno di un mondo che non c’è.”

Qualsiasi visione, progetto, o azione per i piccoli borghi non può che partire da quel "poco", tanto che già c'è! 

E per farlo c'è bisogno di curare, innanzitutto, lo sguardo con cui ci posiamo su ciò che esiste e poi le parole per raccontarlo. 


Il Corsivo è curato dalla reggenza dell'Eco dello Jonio con la preziosa collaborazione della prof.ssa Alessandra Mazzei che ogni settimana offre agli utenti la lettura in forma esclusiva di contributi autentici, attuali e originali firmati da personalità del mondo della cultura, della politica e della società civile di fama nazionale e internazionale

Antonella Serpa
Autore: Antonella Serpa

Una laurea in lettere, un master in marketing e comunicazione, un lavoro in una grande azienda a Roma e tante passioni che la spingono ad andare oltre... tra queste: il cammino, la cucina, la fotografia, il volontariato, i viaggi. È vicepresidente dell'associazione A Piedi liberi, con cui propone camminate che mettono al centro l’incontro, la bellezza e l’energia del territorio e delle comunità locali, in particolare quelle delle aree più interne e meno conosciute. Ha vissuto fino all'età di 26 anni nel piccolo borgo di Paludi. Pur vivendo a Roma da tantissimi anni, ha conservato e nutre il legame con la sua terra d'origine. Sta scrivendo il vocabolario del dialetto del suo paese e sogna di ritornare un giorno nella sua amata Calabria.